Perugia-Catania 1-0: le pagelle rossazzurre
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Seba Leto, "bizze" insostenibili...

Perugia-Catania 1-0: le pagelle rossazzurre

Frison voto 5,5: Un po’ incerto nelle uscite, va comunque detto che respinge tutto quello che gli arriva. Non al 100%, a tal punto da lasciar battere le rimesse ai difensori, esce di scena nell’intervallo.
->Anania voto 7: Se il Perugia non avesse vinto, Taddei l’avrebbe sognato a lungo. Nega la gioia del gol da fuori area al brasiliano e poi gli neutralizza pure un rigore, ipnotizzandolo. Peccato per l’incertezza sul colpo di testa di Falcinelli, comunque angolatissimo.

Peruzzi voto 5,5: Con Crescenzi è grande lotta, e come con la Pro Vercelli va in difficoltà quando non aiutato nei raddoppi. Stavolta si vede un po’ di più nella metà campo avversaria, e serve un bel cross per Martinho. Ma deve migliorare, in entrambe le fasi. Indeciso.

Gyomber voto 5,5: Falcinelli e Rabusic cercano di incunearsi tra le maglie create da lui e Spolli. Lo slovacco tutto sommato regge. Ma nell’azione del gol è colpevolmente in ritardo.

Spolli voto 5: Come Gyomber cerca di reggere la pressione dell’attacco avversario e spazza via i numerosi cross che arrivano nella propria area. Ma anche stavolta (dopo essersi perso Marchi contro la Pro Vercelli) è protagonista dell’amnesia che costa il gol di Falcinelli.

Capuano voto 4,5: Rispetto a Monzon, ha il pregio di non lasciare scoperta la fascia in fase difensiva. Ma conclude poco perché Del Prete sfonda diverse volte, nonostante Ciro non lesini grinta. In fase offensiva, a differenza dell’argentino, è pressoché assente (o imbarazzante, quelle poche volte che arriva in zona cross).

Calello voto 5,5: Dovrebbe andare in panchina ma l’indisponibilità in extremis di Rinaudo lo promuove titolare. Si conferma inadatto a giocare in una mediana a 2, non eccellendo nei contrasti e non avendo il raggio d’azione sufficiente per smistare i palloni. Così, si limita al compitino. Non combina disastri, ma non fa mai la differenza.
->Çani SV: Troppi pochi minuti per incidere.

Chrapek voto 6: Rispetto a Calello ci mette più convinzione, ma riscontra gli stessi problemi. Gioca in un fazzoletto di campo e con la pressione dei due, a volte tre dirimpettai perugini è difficile dirigere il traffico. Perde qualche pallone ma cerca l’intesa con Rosina e uno dei pochi tiri verso la porta del Perugia è suo.

Leto voto 4: In campo, a parte un discreto lancio per Martinho, fa solo confusione, sulla falsa riga della scorsa stagione. Completa l’opera con l’irrispettosa reazione alla sostituzione con Castro: o fa un bagno d’umiltà, o per il bene dello spogliatoio sarebbe meglio tagliarlo.
->Castro voto 4,5: Complessivamente arriva a giocare quasi 45’. Si vede pochissimo, e forse è meglio, per quel che (non) riesce a combinare quando riceve il pallone. In Serie A ha fatto bene quando è stato utilizzato come pedina da inserire a partita in corso, deludendo invece da titolare. In Serie B finora sembra non esserci sia con la testa che con le gambe in entrambe le situazioni.

Rosina voto 5,5: Encomiabile per lo spirito di sacrificio che lo spinge a ripiegare persino in difesa, gioca palesemente fuori ruolo. L’idea di farlo partire dalla propria metà campo si rivela infelicissima, come e forse più delle precedenti partite. Troppo marcato e pressato in quella zona di campo per poter liberare il proprio potenziale offensivo.

Martinho voto 5,5: Il leit-motiv del Catania odierno sono i lanci in profondità per servire l’esterno che taglia e si inserisce. Il brasiliano è quello che interpreta meglio il movimento, ma i compagni non lo servono con precisione e nell’unica buona occasione viene fermato per fuorigioco. In generale comunque, in termini di qualità e incisività, fa un passo indietro rispetto alle prime, buone, prestazioni.

Calaiò voto 5,5: Rispetto a Çani si dimostra adatto al fraseggio che Pellegrino intende impostare sulla trequarti. Lotta, ma sbatte su Giacomazzi e Comotto. Non fa mai la differenza, come ci si attenderebbe, ma va detto che dai compagni non gli arriva alcun pallone.

All. Pellegrino voto 4: Soffermandoci alla sola partita col Perugia, i numeri sono imbarazzanti. In termini di gioco, in termini di palle gol, di falli fatti e subiti. I perugini dominano sotto tutti i punti di vista. Il Catania regge a fatica in difesa fino al gol subito (dopo aver neutralizzato pure un rigore) e davanti non si vede mai. Solo il possesso palla è quasi all’altezza dell’avversario, ma rispetto a quello umbro non è mai incisivo. Aggrava poi la situazione il fatto di essere arrivati alla partita odierna dopo le “lezioni” di Virtus Lanciano e Pro Vercelli e non aver minimamente cambiato un sistema di gioco che sembrava già ampiamente fuori luogo per la categoria. Non basta schierare un Capuano, peraltro sulla via della pensione, al posto di Monzon per sperare di recuperare l’equilibrio in difesa. E con Calaiò e Leto davanti la musica non cambia, anzi peggiora in termini di occasioni (non) prodotte. Se, come pare, dovesse saltare, paga le colpe di giocatori demotivati a cui lui, però, ha fornito degli alibi con le discutibili scelte tattiche perseguite.
PS: perché bruciare un cambio schierando dall'inizio un Frison non al meglio?

Arbitro Mariani voto 5: Voto da estendere a tutta la quaterna che, seppur parzialmente, penalizza la partita del Catania segnalando un fuorigioco dubbio a Martinho solo davanti a Provedel e assegnando un rigore molto dubbio sul tocco di mano di Capuano. Nella ripresa il fischietto laziale si rende protagonista di una gestione casalinga di falli e cartellini. Ma il Catania ha ben altro di cui recriminare.

Perugia:
Primo posto a punteggio pieno (ottenuto, tra l’altro, sconfiggendo tre candidate alla promozione come Bologna, Bari e Catania) pienamente meritato. Camplone dà al Perugia ciò che con Pellegrino il Catania non ha trovato: certezze tattiche, che si adattano alle caratteristiche dei giocatori. Del Prete (migliore in campo, voto 7,5) e Crescenzi spingono sulle fasce che è un piacere, mentre a centrocampo Taddei con l’esperienza e Verre con la freschezza e la qualità gestiscono il possesso palla. In queste condizioni per Rabusic e Falcinelli (e poi per Parigini) non è neanche troppo complicato cercare degli spazi per offendere.

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