Porte che si aprono
Flickr.com
Il cielo di Dublino, una porta che si apre

Porte che si aprono

Si sono aperte tante porte prima di spiccare il volo. Da quelle porte ho visto uscire persone affamate: avvocati, giornalisti, medici, professori e psicologi; ognuno con qualche sfumatura diversa, con il proprio stile, eppure tutti con una luce perversa negli occhi. Ancora mi sembra di vagare fra le strade di Catania: in auto a lottare con l’aria condizionata, il caldo soffocante e il caos per le strade. Nella nostra vita si attorcigliano momenti apparentemente insignificanti e, senza un vero perché, alcuni di questi incidono come se fossero l’unica cosa realmente importante.

Ricordo ancora gli occhi di Sofia e quelli di Enrico. Anche adesso, che scrivo in questa fantastica serata dublinese, mentre, calmo e romantico, il fiume Liffey scorre e si poggia dolcemente sulla città, i loro volti si svelano nitidi innanzi a me. Sofia che mi osserva e non parla, Enrico che mi sorprende. Entrambi stanno lì, sulla soglia, ad aspettarmi, sorridono, e hanno quella maledettissima luce che mi rapisce: “Loro ce l’hanno fatta, io no”. Questo è ciò che urla il mio corpo. Non li invidio; tuttavia ritrovarli così determinati, mi sbatte in faccia una triste realtà: ciò che sarei potuto essere e non sono diventato.

Dublino
Flickr.com


Poi, come se nulla fosse, mi ritrovo in una città straniera e m’imbatto in persone che mai mi sarei immaginato di conoscere. Così conosco Nadia, una ragazza napoletana che vive a Dublino da otto anni. Nadia mi travolge con la sua storia, la sua simpatia, e la sua spontaneità: “Mi sono laureata in psicologia, ma ho sempre desiderato conoscere il mondo e fare della mia vita qualcosa d’inaspettato”. Mi sembra già di conoscerla da anni: “Qui non conta il mestiere che fai, qui conta chi sei”. Le sue parole penetrano come lame appuntite dentro le mie emozioni, i miei dubbi e le mie continue giravolte mentali. I suoi occhi sono vivi né sono diversi da quelli di Sofia ed Enrico. Anche lei – come loro – mi lascia senza equilibrio sulla soglia.

Verso sera, risalendo Grafton street, ho come un flashback: sono fuori il portone di casa – qui a Dublino - ed è il mio primo giorno. Sono terrorizzato, impacciato, disorientato, ma mi guardo indietro e penso che una porta forse si sia aperta anche per me.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Opinioni