Prima notte in carcere per Veronica Panarello, accusata dell'omicidio del figlio Loris
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Prima notte in carcere per Veronica Panarello, accusata dell'omicidio del figlio Loris

I detenuti del carcere di Catania, dove è arrivata ieri sera, l'hanno già condannata. «Assassina, devi morire». Ma c'e da scommettere che Veronica Panarello, la mamma di Loris, si difenderà fino all'ultima goccia di energia, quando sarà il momento, per scrollarsi di dosso l'accusa che le viene mossa: aver ucciso suo figlio, sabato 29 novembre, «mediante azione di strangolamento».

La giovane ha trascorso in silenzio la prima notte in carcere. Un silenzio interrotto soltanto dal ripetere, a chiunque l’avvicinasse, la frase: «Io sono innocente, io non c’entro...». Ribadendo a tute le persone che incontra di non avere ucciso suo figlio Loris. La donna è in isolamento ed è costantemente sorvegliata dalla polizia penitenziaria.

Gli altri detenuti le hanno gridato «assassina, devi morire!», mentre lei continua a respingere le accuse che la Procura di Ragusa le contesta: omicidio aggravato dal legame di parentela e dalla crudeltà e occultamento di cadavere; ieri sera la 26enne avrebbe detto agli agenti della polizia Penitenziaria che «adesso voglio stare da sola».
E dopo quella di ieri sera all’ingresso nel penitenziario, anche stamattina alcuni dei prigionieri hanno “replicato” la contestazione gridando a Veronica Panarello «assassina, non ti vogliamo qui». Per riportare la situazione alla normalità è intervenuto personale della polizia penitenziaria e della direzione del carcere. La “protesta” è così subito rientrata.

Intanto, come da prassi, la Procura di Ragusa ha depositato alla segreteria del giudice per le indagini preliminari la richiesta di convalida del fermo e la contemporanea emissione di custodia cautelare in carcere nei confronti della giovane: domani, giovedì 11 dicembre, è previsto l’interrogatorio di garanzia. La convalida dovrà essere emessa entro 48 ore da oggi.
«Domani? Non lo escludo, ma potrebbe essere anche venerdì prossimo», ha detto l’avvocato della donna Francesco Villardita sulla data dell’interrogatorio di garanzia del Gip. Prima di entrare nel carcere di Catania, dove si trova la sua assistita, il penalista ha sottolineato che «ancora non è stato notificato alcun provvedimento». «L’indagine - ha ricordato - non è ancora completa. Mi auguro che ci possano essere risvolti positivi».

«Non abbiano notizie, ancora, sui tempi della restituzione della salma di Loris alla famiglia. Il corpo rimane ancora a disposizione della magistratura. Penso che ci saranno degli esami da effettuare, anche perché ieri sera sono stati prelevati spontaneamente dalla signora tamponi salivari per effettuare prove del Dna», ha detto anche il legale.
E sulle “contestazioni” dei detenuti, l’avvocato ha detto: «Purtroppo rientrano nella normalità, nel sentire comune, per una mamma che è accusata di aver ucciso il suo bambino». «Non è giusto considerare una persona colpevole - ha ricordato il penalista - prima che ci sia un regolare processo perché vige la presunzione di innocenza, al pari di tutte le altre detenute che vanno considerate innocenti fino a sentenza definitiva di condanna. Se questo discorso vale per loro - ha chiosato l’avvocato Villardita - deve valere anche per la signora».

In un’intervista alla trasmissione “Quarto Grado”, Davide Stival, il padre di Loris, ha detto: «Chi è stato deve pagare. Mia moglie dice di aver portato Loris a scuola ma ci sono troppe coincidenze contro di lei». «Chi è stato è stato. Anche se è stata mia moglie, deve pagare», ha ribadito l’uomo. «Non si può fare questo a un bambino».

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