Re Nibali, il giorno dopo
Vincenzo Nibali, il dominatore del Tour 2014

Re Nibali, il giorno dopo

Un modello per i giovani
La consapevolezza del giorno dopo. Poco più di ventiquattro ore or sono i Campi Elisi accoglievano un ciclista messinese vestito da testa a piedi interamente di giallo. Un corridore, figlio del sudore e del sacrificio, costretto in tenera età a lasciare la propria terra per continuare a dare colpi di pedale sempre più importanti. Si dice che il lavoro paga sempre e Vincenzo Nibali da Messina, dominatore assoluto del Tour de France 2014, ne è l’esempio vivente.

Pedalando oltre lo Stretto ha riportato in Italia quell’alloro di Francia, la maglia gialla, che mancava da ormai 16 lunghi anni, quando il compianto Marco Pantani trionfava con merito sul tedesco Jan Ullrich. Il trionfo in terra transalpina giunge a coronamento di uno straordinario tris iniziato appena 4 anni addietro: la Vuelta di Spagna nel 2010, il Giro d’Italia del 2013 e il Tour de France conquistato ufficialmente ieri pomeriggio. Un tris storico per lo Squalo dello Stretto, primo siciliano a trionfare nella Grande Boucle, che aggancia i vari Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault e Contador nella ristretta cerchia dei vincitori delle tre principali corse a tappe mondiali.

Trionfo figlio del sudore e del sacrificio, testimoniato da numeri esaltanti e, per gli avversari, disarmanti. Quattro le tappe vinte: Sheffield, La Planche des Belles Filles e Chamrousse e lo straripante arrivo in solitaria sull’Hautacam. Un poker da sogno che ha visto un Nibali stratosferico in ogni situazione: dal Dantesque, ereditato dal quotidiano francese L'Équipe dopo la rabbiosa vittoria tra le intemperie del pavè, alla consapevolezza di esser il miglior scalatore del giro di Francia, con il dominio su tutte le cime della corsa gialla: dai Vosgi, passando per le Alpi, ai Pirenei.

Scalatore puro, danzatore sui pedali senza il minimo segno di cedimento. Bravo a controllare, bravo ad attaccare quanto serviva. Una superiorità manifesta che va a prescindere dagli assenti. Perché quella maglia gialla, conquistata già dopo la seconda tappa, Nibali l’ha conquistata quando ancora Froome e Contador (alla vigilia tra i favoriti) erano ancora in gara. Sin da subito il corridore messinese ha dettato legge, imponendo sulla corsa il suo ritmo, le sue condizioni.

Diciannove giorni in giallo sui ventuno totali: una dittatura siciliana a testimonianza di una superiorità manifesta, figlia di sudore e sacrificio. Non mi stancherò mai di scriverlo. Perché Vincenzo Nibali è figlio di un ciclismo che, dopo le vergognose pagine fatte di scandali e doping, vuole cambiare pagina: passaporto biologico, controlli mirati, ferrei che riducono la possibilità d’imbrogliare le carte. Di falsare tappe e giri così come avvenuto in un passato non così tanto distante.

Vincenzo Nibali si pone così come emblema del nuovo ciclismo, ripulito da sostanze proibite, e più vicino alla fatica vera e dell’umiltà del lavoro quotidiano. Un Campione moderno dai valori antichi che diviene esempio per tutti gli sportivi siciliani spesso tagliati fuori dal mondo dello sport ad alti livelli. La speranza che nasce dalla visione del “Nibali giallo” è propria quella di vedere crescere nuovi atleti siciliani. Che sia ciclismo, calcio, pallavolo o nuoto poco importa: il sudore e il sacrificio non conoscono disciplina sportiva, in quanto insiti nei valori base dello sport. Valori che molti giovani sportivi di adesso tendono a dimenticare, privilegiando fame, soldi e sregolatezza. La consapevolezza del giorno dopo è sapere di esser un modello vincente da imitare, perchè la vita, così come il ciclismo, è fatta di salite ripide, discese ardite, rovinose cadute e giorni di gloria. Come quello di ieri, ai Campi Elisi. Allez Vincent, allez!

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Sport