Riforma province, trovato l'accordo
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Riforma province, trovato l'accordo

Dopo un lungo confronto a Roma, nella sede del Pd terminato a tarda notte la maggioranza ha trovato l'intesa sulla riforma delle Province. Saranno presentati due maxi emendamenti al testo della commissione Affari istituzionali incardinato in aula e all'ordine del giorno della seduta di oggi pomeriggio: uno dal governo e l'altro dai capigruppo della coalizione. Si parte dai nove Liberi Consorzi, corrispondenti alle attuali nove Province, come previsto dal testo della commissione.

Il nuovo testo prevede di far cadere il paletto che “blindava” le circoscrizioni provinciali, impedendo ai Comuni di fare consorzi autonomi qualora svuotassero di oltre il 20% i consorzi originari. Ora il vincolo non c’è più e i consorzi possono nascere liberamente, entro sei mesi dalla legge, a patto che la richiesta giunga dai due terzi di ogni consiglio comunale interessato. In ogni caso, a ratificare la creazione dei nuovi consorzi, richiesti con questa maggioranza qualificata, dovrà essere una nuova legge dell’Assemblea regionale.

Nessuna modifica, invece, per quanto riguarda le funzioni dei consorzi né sul sistema elettivo: saranno, quindi, le assemblee formate da sindaci e consiglieri a eleggere, fra i primi cittadini del comprensorio, i presidenti dei consorzi dei Comuni. Via libera anche alle tre aree metropolitane (Palermo, Catania e Messina).

Intanto, visti i tempi molto stretti (il 15 febbraio scadono i loro mandati, ndr), dovrebbe essere votata una proroga dei commissariamenti, in modo da avere qualche giorno in più per approvare definitivamente la riforma ed evitare le nuove elezioni provinciali.

“Una soluzione ragionevole, speriamo regga alla prova dell’aula”, ha commenta Antonello Cracolici, presidente della commissione Affari istituzionali, a proposito dell’accordo raggiunto.

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