S.O.S Storia dell'arte, meno ore nelle scuole

La Gelmini con il suo inconfondibile Profumo è salita infine sulla Carrozza. Chissà come avrebbe dipinto Dalì questo ministeriale e surreale soggetto che agita i pensieri di quanti temono per le sorti della Storia dell’arte.

Il Decreto Istruzione varato a settembre dal Ministro Carrozza, in continuità con l’operato dei due precedenti ministri, infligge infatti un duro colpo alla materia: meno ore di studio negli istituti tecnici, professionali e nei licei. In alcuni casi è abolizione totale come al ginnasio e al biennio dell’istituto tecnico indirizzo turistico. Sembra una provocazione alla Duchamp divenuta realtà. Nel water del paradosso ci finisce l’articolo 9 della Costituzione, gioiello esclusivo italiano in cui si specifica che «La Repubblica […] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione». Tutela ostacolata da un sistema istruzione che rende la conoscenza del patrimonio storico-artistico superficiale, in alcuni casi lacunosa. « Nei curriculi della scuola secondaria di secondo grado la storia dell’arte è ormai ridotta all’osso. Trovo questa scelta discriminatoria e gravissima. Dopo l’educazione all’immagine impartita nella scuola secondaria di primo grado, mancherà ai futuri cittadini l’opportunità di studiare in modo significativo i linguaggi visivi e la storia dell’arte. Anche questa è una forma di “povertà”…». L’amara constatazione è della professoressa Daniela Vasta, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Catania.

Professoressa, quali sono le ripercussioni nel mondo accademico?

All’Università troviamo sempre più studenti che intraprendono corsi in Lettere o Beni culturali senza avere mai studiato precedentemente la storia dell’arte: questo costringe a “licealizzare” l’insegnamento per fornire – prima che percorsi di approfondimento – strumenti di primo accesso alla disciplina.

Qual è la funzione della Storia dell’arte?

Questa disciplina permette di accedere alla complessità dei linguaggi del mondo contemporaneo, squisitamente iconico, dove si orienta con più disinvoltura e libertà chi, negli anni della formazione, ha ricevuto un metodo di lettura-decodifica delle immagini. Contribuisce inoltre a decifrare lo spazio in cui viviamo, le nostre città, il nostro territorio densissimo di “segni” del passato. Come si potrà accedere alla nostra tradizione, nostra memoria e identità, se non sappiamo riconoscere siti, tipologie di edifici e di oggetti? Si rischia di entrare in una chiesa, in un palazzo d’epoca o in un museo, o di girare per i nostri centri storici, nell’assoluta incapacità di “vedere”, di comprendere le tracce del passato.

Non è stata dunque una grande idea ridurre le ore di studio…

La scelta di ridurre lo spazio della storia dell’arte nelle scuole è ottusa e miope, la si pratica mentre l’Europa ci sollecita su “competenze chiave di cittadinanza” come: individuare collegamenti e relazioni di un realtà sempre più complessa, e acquisire ed interpretare le informazioni che ci circondano. A ben vedere la storia dell’arte rende abili in entrambi questi due saperi.

È stata avviata una petizione online (da mettere in link http://firmiamo.it/ripristiniamo-storia-dell-arte-nelle-scuole) affinché la storia dell’arte continui a vivere nelle nostre scuole. Preservarla vuol dire anche difendere l’idea che non tutto sia concluso, oggettivo e svelato al mondo, che dietro l’opera d’arte ci sia il mistero di un trauma umano che chiede ascolto e rivelazione. Ri-conoscere il patrimonio artistico nel nostro tempo vuol dire resistere alla tentazione del nulla e del nichilismo, intuendo l’irruzione di quella forza che sta dietro il mondo e nel mondo e che rende capaci gli uomini di testimoniare il senso della loro esistenza.

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