Sciopero rinviato, ma resta il pantano alla Regione

Il pantano delle aule parlamentari di Sala D’Ercole rimanda al deserto dell’ultima assemblea regionale di giorno 17 Marzo, mentre nei giornali fermenta l’attività politica tra annunci e colpi di scena. Ogni giorno illustri esponenti della maggioranza gettano accuse ai propri colleghi di governo e nello stesso tempo suggeriscono idee per chiedere al governo centrale le somme spettanti alla Sicilia.

Le opposizioni dal canto loro sonnecchiano aspettando al varo e pensando agli eventuali tranelli da preparare in aula. Dai giornali lievita l’operosità politica e si annunciano tagli netti su burocrazia e politica. La scure si abbatterebbe nei confronti delle indennità dei sindaci e dei consiglieri comunali inoltre il governo vorrebbe eliminare qualsiasi privilegio ai “fannulloni” regionali equiparando il loro contratto di lavoro a quello degli statali.

Da parte dei dipendenti pubblici si lamenta che negli ultimi dieci anni non vi è stato alcun adeguamento dei contratti, come al contrario avvenuto nei pari grado statali, e quindi si reputa questa equiparazione iniqua e tendenziosa, soprattutto se fatta attraverso gli organi di stampa attraverso una strategia che serve solo a metterli in cattiva luce nei confronti dell’opinione pubblica.

Si tenta infatti di demonizzare il dipendente pubblico distogliendo i riflettori dai veri nodi da sciogliere che sono la reale mancanza di lavoro e la crisi economica e per questi motivi invece di tergiversare ancora con le chiacchiere i lavoratori del pubblico impiego minacciano di scendere in piazza. Lo sciopero generale annunciato è sostenuto da tutte le sigle sindacali, queste rivendicano la mancata attuazione della contrattazione collettiva, adducendo che sia assurdo che una riforma del lavoro invece di percorrere il tavolo della concertazione con le parti sociali stia transitando attraverso l’attuazione di una legge finanziaria.

Il Presidente della Regione da parte sua esce il coniglio dal cilindro ed evita lo sciopero di venerdì, accordandosi con i sindacati, nonostante le perplessità di Cgil e Uil, attraverso un protocollo d’intesa che tenterà di mettere in ordine i motivi della contesa. Realmente le cifre che si risparmierebbero da questa operazione sono poca cosa rispetto ai 3,4 milioni di euro di debito di bilancio e non riuscirebbero a colmare il buco finanziario che l’apparato politico regionale dovrà riempire entro la fine di aprile col varo della finanziaria, ma è pur sempre un segnale che serve a Roma per dare il via libera allo svincolo delle risorse. In ogni caso si dovrà fare in fretta a vedere quali sono le giuste operazioni che servono per reperire i fondi necessari per uscire da questa emergenza e scongiurare il default.

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