Si spacca il Pdl: si apre il mercato delle larghe intese all’Ars
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Si spacca il Pdl: si apre il mercato delle larghe intese all’Ars

Ora di pranzo. I ministri Alfano, Quagliarello, Lupi, Lorenzin e Di Girolamo escono dall’ultimo Consiglio dei Ministri per dirigersi a Palazzo Grazioli. Il presidente, Silvio Berlusconi, decide di fare l’ultimo tentativo in extremis: invita i governativi a ridiscutere i nuovi assetti della futura Forza Italia e i relativi equilibri di governo. Dall’altra parte i falchi, capeggiati da Denis Verdini (factotum berlusconiano), fremono perché la spaccatura è vicina, sanno che ormai il Cavaliere non farà più false alleanze con chi vuole eliminarlo per via giudiziaria. Nel pomeriggio a Palazzo Grazioli, quando già tutto sembra deciso, piombano Raffaele Fitto, la pitonessa Daniela Santanchè, Renato Brunetta e Mara Carfagna. La linea strategica di Alfano e delle altre colombe non passa, il partito dell’amore si spacca e dalle sue macerie i pidiellini diversamente berlusconiani fonderanno la Nuova centrodestra (Ncd); con l’obiettivo di tenere in vita il governo Letta e separare la questione della decadenza di Silvio Berlusconi dalle sorti dell’esecutivo. A Roma scoppia il terremoto: amicizie pluridecennali si dissolvono nel nulla, rapporti rafforzati dal sentimento di vicinanza al leader si sciolgono in una fredda stretta di mano, e, d’incanto, l’intero Paese stravolge la propria geografia politica.

Se a Roma si dibatte sui futuri gruppi parlamentari, è in Sicilia che si combatte la guerra più avvincente tra falchi e colombe. Sì, perché la Regione siciliana è quella che più di tutte capta gli umori del centrodestra. E’ in Sicilia che il centrodestra schiaccia gli avversari politici con un primato da record, il famoso 61 a 0, ed è nel Sud Italia che la destra berlusconiana fa incetta di voti.

“Dopo il due ottobre abbiamo verificato un grande entusiasmo attorno ad Alfano, una leadership giovane che ha tutto in regola per costruire un grande partito dei moderati nell’ambito del Ppe in contrapposizione ai socialisti di Renzi” queste le prime dichiarazioni del coordinatore del Pdl in Sicilia, Giuseppe Castiglione. Il parlamentare siciliano apre al governo Crocetta e rilancia: “Ci sono tante cose da fare: bilancio, legge di stabilità, stabilizzazione dei precari, riforme delle province. Non c’è tempo da perdere, Crocetta faccia le sue proposte e noi ci confronteremo”. Dall’altra parte il vicepresidente del Palazzo dei Normanni, Salvo Pogliese, sposa la causa della nuova destra berlusconiana: “Sono più vicino a Berlusconi che non ad Alfano. Io, in fondo, provengo da Alleanza Nazionale. Sarebbe interessante se si ricostruisse la Destra, ma sembra un’ipotesi remota. Ovviamente non m’interessa il progetto neo democristiano di Angelino Alfano”. Alla fine, come avviene da sempre in politica, si va alla conta: quindici parlamentari eletti nell’isola (otto senatori e sette deputati) seguiranno il nuovo progetto politico di Alfano; altri dieci (5 senatori e 5 deputati) ritorneranno alle origini berlusconiane. Tra i big che seguiranno Alfano, spiccano i nomi di Giuseppe Castiglione, Simona Vicari e Renato Schifani; mentre Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino e Gianfranco Miccichè rimarranno alla corte dell’ex presidente del Consiglio. E così anche all’Ars si profila una vera e propria scissione tra le due anime del centrodestra. Firmeranno per Forza Italia: Marco Falcone, Giorgio Assenza, Salvo Pogliese e Giuseppe Milazzo; all’opposto Nino D’Asero, Francesco Cascio, Nino Germanà, Pietro Alongi, Vincenzo Fontana e Vincenzo Vinciello si accomoderanno nella Nuova centrodestra. Il Pid di Saverio Romano - con i deputati Toto Cordero e Roberto Clemente -giura assoluta fedeltà al Cavaliere. E’ lo stesso Saverio Romano a svelarlo per primo: “Rinasce Forza Italia con l’entusiasmo e le aspettative legate ai grandi progetti politici. La leadership di Berlusconi è già garanzia di successo, ma vi sono tante sfide che ci attendono”.

Ma non solo il Pdl, anche l’Udc è nell’occhio del ciclone. Il 22 novembre, giorno del Consiglio nazionale, il movimento dovrà sciogliersi per dare vita a un nuovo soggetto politico: Popolari per l’Italia. Confluiranno le anime cattoliche di Scelta Civica e gli esuli dei vari schieramenti politici. Ed è proprio l’Udc siciliana (alleata in Sicilia del governo Crocetta) a strizzare l’occhio ad Alfano e i suoi. “Un sodalizio con Alfano? Lo determineranno i passi che il ministro farà in questi giorni ma l’ipotesi di un accordo con Forza Italia è impraticabile” le parole di Giovanni Pistorio sulle possibili larghe intese in Sicilia.

All’ombra delle operazioni e delle alleanze che nascono nei Palazzi del potere, qualcuno guarda con rinnovata speranza agli antichi fasti della Democrazia Cristiana e, questa volta, capitale non sarà Roma ma Palermo.

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