Spezia-Catania 3-0: Un "incuBo" che non vuol finire…
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Rosina, primo errore dal dischetto oggi per lui...

Spezia-Catania 3-0: Un "incuBo" che non vuol finire…

Una sconfitta (la terza consecutiva) e tanti aspetti da focalizzare. Su tutti quattro leitmotiv che accompagnano il Catania da inizio campionato e si sono ripresentati, puntualissimi, anche oggi al “Picco” di La Spezia. Vediamoli nel dettaglio:

1. Inadeguatezza della campagna acquisti/cessioni
Ripeterci è superfluo e può risultare persino fastidioso. Ma ciò a cui assistiamo di volta in volta conferma, a posteriori, che sul mercato la scorsa estate il Catania, in mezzo a grandi colpi e ottime occasioni (Rinaudo, Calaiò, Rosina, lo stesso Martinho) ha sbagliato molto se non tutto. Chrapek, per esempio: presentato come un talento acquistato addirittura in ottica “europea” e designato del ruolo di vice-Izco, da cui è stato immediatamente promosso a titolare dopo la cessione dell’ex capitano etneo. Il giocatore avrà senz’altro problemi legittimi (ambientamento, infortuni) ma dopo nove partite di campionato sembra già chiaro che non si possa puntare su di lui come titolare: appena sufficiente, ma sempre timido, con Rinaudo al suo fianco, senza il n°21 il polacco sembra un peso morto in campo, alla continua ricerca di una posizione che non trova mai. E qui ci si mette anche Sannino, ma ci torneremo a breve. Il Catania ha sbolognato in fretta e furia elementi abituati all’ambiente e alla categoria (Sciacca e soprattutto Moretti) per mandare allo sbaraglio giovani stranieri inesperti, che, ritrovatisi in una situazione delicata di classifica, soffrono e non poco. Lo stesso Jankovic, molto più utile alla causa, oggi è sembrato un corpo estraneo. Se poi un ex come Catellani, autore finora di un grande campionato, conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che l’abitudine alla categoria in B fa molta più differenza del pedigree, la misura diventa colma. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: il Catania sta attraversando un momento disgraziato e coi pochi giocatori a disposizione difficilmente potrebbe far meglio; ma se si fosse lavorato meglio in estate, operando scelte diverse, oggi probabilmente non ci troveremmo in questa situazione.

2. I rebus tattici proseguono
Giuseppe Sannino, sotto il profilo della grinta trasmessa alla squadra e della chiarezza mostrata all’ambiente sul momento difficile del Catania, rappresenta un valore aggiunto. Ma in un mese non è ancora riuscito a dare la svolta che serve, sul piano tattico. E’ vero che, di fronte ad un ecatombe come quella che ha colpito la squadra dell’Elefante, difficilmente si troverebbe in giro qualcuno dotato di una bacchetta magica più performante. E’ anche vero però che la gestione complessiva delle scelte da parte del tecnico lascia un po’ a desiderare. Per cominciare: il limite principale del Catania-formato Pellegrino era la difesa, o meglio, la fase difensiva assolutamente non all’altezza della situazione. E’ stato infatti ciò su cui il nuovo mister ha puntato maggiormente nelle prime partite. Ma per registrare la difesa, di fatto, Sannino si è limitato a “correggere”, nei limiti del possibile, l’impostazione dei vari Peruzzi e Monzon, ma non ha cambiato modulo, continuando a persistere con il 4-3-3 (che con Rosina interno si trasforma in un 4-2-3-1 quando il n°10 porta palla) sul quale aveva già puntato Pellegrino e che però si era dimostrato poco adatto in un campionato rognoso e pieno di avversarie di corsa e sostanza come la Serie B, perlomeno finché la squadra non avesse trovato la propria dimensione. A lungo andare continuano a convincere poco anche esperimenti come quello di schierare Rosina a centrocampo e azzardare giocatori fuori ruolo (domenica scorsa Garufi, oggi Chrapek, assolutamente improponibile sulla fascia). Le scelte disponibili sono poche, ma le alternative non mancherebbero: perché non mettere, una volta per tutte, Rosina vicino a Calaiò (che sia fascia o centro) e schierare i giocatori nelle loro posizioni naturali (esterni sulle fasce e centrali in mediana)?

3. Nervi completamente “out”
Con l’espulsione di Gyomber, la seconda per il difensore slovacco, il Catania prosegue la non invidiabile scalata alla conquista del campionato dei cartellini rossi (finora 5), “corroborati” da 36 gialli. Le avvisaglie si erano già viste nella prima di campionato contro il Lanciano. Giocatori come Peruzzi, Spolli, Monzon, con ancora addosso le scorie della retrocessione, eccessivamente nervosi, si lasciavano andare non solo a contrasti poco ortodossi e in certi casi inopportuni, ma soprattutto a continui improperi nei confronti di tutto ciò che li circondasse: arbitri, assistenti, avversari e persino bottigliette. Tutto ciò è continuato fino ad oggi (con le evitabili lamentele di Gyomber costate l’evitabilissimo cartellino rosso da parte dell’ennesimo direttore di gara eccessivamente protagonista) ed è inaccettabile. Anche un bambino di scuola elementare capirebbe che un gomito alzato un po’ più del normale e una frase polemica, in Serie B, di fronte a questi avversari e a questi arbitri, rischia di rovinare una partita. Sannino e la società, tra i tantissimi problemi cui far fronte, hanno il dovere di riprendere i ragazzi e di invitarli a cercare di uscire dal momento con la massima grinta ma anche con il dovuto controllo. Gli eccessi di nervosismo peggiorano soltanto le cose.

4. La puntualità del rigore a favore e l’eccezione della mancata trasformazione
Tra tanti leit motiv di stagione negativi (errori societari, discutibili scelte tattiche, eccessivo nervosismo dei giocatori in campo) per concludere ne inseriamo uno positivo. Il rigore fischiato a favore del Catania è una delle poche semi-certezze su cui il tifoso può contare nel momento in cui si accinge a seguire il match. E’ un dato che va letto da una prospettiva più ampia: se al Catania assegnano tanti rigori non vuol dire che ci sia tanta generosità da parte dei direttori di gara (al contrario: la “generosità” oggi ha premiato lo Spezia nel primo tempo con un rigore francamente discutibile; e nella classifica complessiva dei rigori, il Catania è in testa per quanto riguarda quelli fischiati sia favore che contro). Vuol dire, invece, che i rossazzurri, tra mille difetti e difficoltà, riescono spesso a mettere in crisi gli avversari nelle loro aree di rigore, costringendoli sovente all’estrema soluzione: il fallo. In ottica realizzativa, finora, Alessandro Rosina è stato una certezza. Oggi, però, qualcosa non è andato per il verso giusto. Condizionato o meno da Calaiò (che il rigore l’ha conquistato e avrebbe voluto batterlo) “Rosinaldo” ha commesso il primo errore stagionale, buttando al vento l’opportunità di riportare i suoi in partita. Non è un caso che il rigore sbagliato abbia dato la mazzata finale ad una squadra visibilmente sulla corde nella seconda parte del match. Ma il dato resta e non va trascurato. Il Catania se vuole può far male. Con un Rosina più vicino alla porta, forse, lo farebbe ancor di più…

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