Stato-Mafia, procesaso rinviato al 31 Maggio

Ha preso il via questa mattina nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, con la costituzione delle parti, il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.
Dato l'ingente numero delle parti, e la relativa corposa documentazione da valutare, il presidente della Corte d'assise, Alfredo Montalto, ha deciso di rinviare l'udienza a venerdì 31 maggio.
Alla sbarra stamani gli imputati Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Massimo Ciancimino, Antonino Cinà, Marcello Dell'Utri, Nicola Mancino, Mario Mori, Salvatore Riina e Antonio Subranni.

Unici assenti - seppur rappresentati dai propri avvocati - Dell'Utri e Mori. In collegamento video dai rispettivi penitenziari, i boss Bagarella, Cinà e Riina. Da un sito riservato, il collaboratore di giustizia Brusca.
Tutti gli imputati - tranne l'ex ministro dell'Interno Mancino a cui si contesta la falsa testimonianza - sono accusati di attentato mediante violenza o minaccia a un corpo politico, giudiziario o amministrativo dello Stato, aggravato dall'agevolazione di Cosa nostra. A Ciancimino sono contestati anche i reati di associazione a delinquere di tipo mafioso e calunnia aggravata.

L'accusa - rappresentata dal capo della procura Francesco Messineo, dall'aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia - ha preannunciato in Aula di volere procedere "ad una nuova contestazione di reato, l'aggravante di favoreggiamento per l'imputato Nicola Mancino", ha detto Teresi.
Nell'udienza di venerdì, una volta stabilito il numero delle parti costituitesi, la parola passerà ai pubblici ministeri per la formalizzazione della nuova accusa nei riguardi di Mancino.

I pm sostengono che una presunta trattativa sarebbe stata intavolata con i capi mafiosi da esponenti istituzionali per evitare il ricorso alla violenza, dopo l'attentato contro il giudice Giovanni Falcone nella primavera del 1992.
Ma pochi mesi dopo fu ucciso in un altro attentato anche il magistrato Paolo Borsellino, e nei primi mesi del 1993 ci furono altre esplosioni, attribuite alla mafia, che provocarono vittime a Milano e Firenze.
Proprio nelle motivazioni della condanna in primo grado per l'attentato di Firenze del boss Francesco Tagliavia, i giudici fiorentini hanno scritto che la trattativa avvenne realmente, ma che è invece infondata l'ipotesi che Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi - alla cui creazione contribuì anche strettamente Dell'Utri - avesse appoggiato la mafia e fosse tra i mandanti delle stragi.

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