Strade
Flickr.com
The Spire, Dublin.

Strade

Scrivere alle tre del mattino, mentre il centro Dublino spegne le luci, aiuta a riconciliarsi con il mondo. Attraverso O’Connell street e incrocio i barboni per strada, i ragazzi ubriachi che escono dalle discoteche e che si baciano come se fosse l’ultima notte della loro vita o uomini che vagabondano intontiti di alcool. Guardo i loro volti e immagino la loro storia. Esco dal Living room, uno di quei locali dove la notte sembra non voler morire mai, e il profumo di queste vie mi riempie di gioia. Barcollo, ma sorrido, penso alla mia brandina - il lettino gonfiabile che gentilmente un amico ha messo a disposizione per me - percepisco che osservare il mondo da vari livelli aiuta ad avere una visione diversa e più ampia delle cose che ti stanno attorno.

Incontro Ryan proprio di fronte allo Spire – una torre d’acciaio alta più di cento metri - se ne sta accovacciato in un marciapiede e abbraccia la sua chitarra. E’ tardi, non la suona ma sembra amarla più di ogni altra cosa. Accanto a lui c’è Anna, una ragazza italiana di vent’anni dai lineamenti dolci e una carnagione incredibilmente chiara, se ne sta in religioso silenzio a osservare le persone che le passano accanto. Quando esco da uno dei tanti fast food di O’Connell, loro mi guardano e sorridono. Percepiscono che sono un tantino brillo ma ancora cosciente, così Ryan mi dice: “Amico, sei italiano vero?”. Provo a prenderlo in giro, rispondendogli in inglese ma Anna indovina al volo da dove vengo: “Sarò anche di Trento, ma mi gioco questa chitarra che sei siciliano”. Ridiamo per una buona mezzora, poi mi siedo vicino a loro e iniziamo a chiacchierare.

Ryan è un fiume in piena: “Non me ne sono andato dalla Colombia perché ero infelice, ma amo viaggiare, e l’Irlanda è il posto ideale se hai bisogno di riconciliarti con il mondo. Anna mi ha seguito, ha una voce incredibile, insieme possiamo fare grandi cose”.

Guardo gli occhi di Anna - è bellissima - e prima che possa chiederle qualcosa, lei inizia a parlare: “Ryan ed Io non stiamo insieme, ma siamo legati da qualcosa di magico, sentirai parlare della nostra musica e, chissà, magari ti daremo qualche esclusiva per un’intervista”. Sorride, e mi offre un altro goccio di birra.

Strade
Flickr.com
O’Connell street

Li osservo divertito, quasi incantato, e in questo preciso istante assaporo il senso quest’avventura. Sono certo che un domani sentirò parlare di loro. “Ragazzi – gli dico- stasera noi siamo fratelli”. Ryan e Anna, domani partiranno per Kerry; poi sarà la volta di Golway, e poi viaggeranno ancora, e ancora, fin quando le loro note li accompagneranno.

Non ci scambiamo né indirizzi né numeri di telefono, sarà il fato a decidere per noi. Ci salutiamo con un abbraccio forte, come se ci conoscessimo da anni, e mentre riprendo a camminare su O’Connell street, osservo la strada sotto di me. Quanti ragazzi, come Anna o Ryan, hanno percorso queste vie con la speranza di fare qualcosa di grande per la loro vita. O’Connell street, oggi, sta conoscendo anche la mia storia. Questo marciapiede aggiunge un altro pezzo di vita.

Quando svolto per Henry street, ripenso alle parole di With o without you, una canzone degli U2 che Anna ha intonato per me. Senza accorgermene, ripeto ininterrottamente una frase: “Sleight of hand and twist of fate”. Basta “Un colpo di mano per svoltare il destino”.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Opinioni