Ternana-Catania 1-0: Il teatro dell’assurdo
Nino Russo
Leto e Candussio, "protagonisti" di giornata, faccia a faccia.

Ternana-Catania 1-0: Il teatro dell’assurdo

L’ennesima sconfitta esterna del Catania spegne gli entusiasmi accesi dai progressi dell’ultimo mese. Tutto sommato la situazione di classifica non cambia troppo: Carpi e Frosinone, che attualmente presidiano la zona promozione diretta, non si fanno male ed avanzano di un solo punto, lasciando i rossazzurri a -10, mentre la zona playoff dista attualmente 4 lunghezze; nel caso in cui il Bologna dovesse registrare un risultato positivo nel posticipo contro il Bari la forbice si allungherebbe anche in questo caso di un punto (-5 dalla Virtus Lanciano) con lo scontro diretto coi felsinei alle porte. Potrebbe preoccupare maggiormente la rimonta delle pericolanti (la quint’ultima, il Varese, è a soli 2 punti dal Catania) ma la partita odierna consegna a Sannino altre tipologie di grattacapi.

Emergenza più grave del previsto e più forte del sacrificio
Al “Liberati” si ripresentano infatti alcune delle croniche problematiche che da inizio stagione condizionano il cammino degli etnei. Innanzitutto, l’ennesima emergenza dettata dai numerosi infortuni, oltre che dalle squalifiche. Nonostante il tecnico non abbia mai avuto a disposizione 11 giocatori titolari nei rispettivi ruoli, nell’ultimo mese era riuscito a dare un assetto ed equilibrio alla squadra, grazie alla scoperta di Escalante e al sacrificio dei vari Sauro e Capuano che tra alti e bassi hanno garantito una certa tenuta. Oggi invece si è tornati allo standard d’emergenza del primo mese di Sannino in panchina, periodo in cui l’ex allenatore del Watford è stato costretto a schierare spesso giocatori inesperti - non sempre, peraltro, nel loro ruolo naturale - nonché giocatori sulla carta più affidabili come Calello (o Chrapek, in precedenza) che hanno dimostrato (e oggi confermato, nel caso del n°16) problemi di adattamento nel campionato cadetto. Di colpo dunque la squadra si è ritrovata a scontare una fragilità che sembrava ormai alle spalle, e se dopo l’infortunio di Rolin le cose non sono peggiorate bisogna ringraziare la grande prova di sacrificio di Rinaudo da difensore centrale e l’ottimo debutto di Odjer, sul quale torneremo. Resta il fatto che la sconfitta odierna conferma l’impressione generale sulla costruzione della squadra: solido e competitivo l’11 di partenza, che però dopo tre mesi di campionato non è ancora interamente a disposizione, e va testato meglio fuori casa dove finora anche i “senatori” non sono riusciti a fare la differenza; non all’altezza, fatta eccezione per alcuni elementi, il “pacchetto” delle riserve.

Ennesima follia, più inaccettabile di certi arbitraggi
L’emergenza non è figlia soltanto degli infortuni. Ad essa contribuiscono (e molto) i provvedimenti disciplinari determinati dai cartellini rimediati in campo. Tra ammonizioni ed espulsioni (la sesta stagionale, quella di Leto) il Catania ha già superato quota 60. Un numero impressionante, che certifica il livello scadente degli arbitri del campionato cadetto. Candussio è solo l’ultimo di una lunga serie di fischietti piuttosto attenti a redarguire gli isterismi dei giocatori, un po’ meno nell’attenzionare i falli commessi sul terreno di gioco e nel gestire in tal senso i cartellini. La mancata espulsione di Avenatti, graziato per due volte dal secondo giallo, e il mancato intervento su Fazio sono soltanto alcuni degli episodi che macchiano la conduzione di gara del fischietto friuliano. Gli arbitri, tuttavia, non si possono controllare, e al di là di qualche confronto nelle opportune sedi istituzionali c’è poco da fare. Ciò che la società può invece controllare, e deve gestire decisamente meglio rispetto a quanto fatto finora, sono i propri tesserati e soprattutto i troppi colpi di testa, le eccessive ingenuità mostrate da inizio campionato. Calaiò, per esempio (giusto per non buttare la croce solo sui giocatori “bersagliati”) ha saltato finora due gare per un evitabile battibecco a fine gara col Lanciano e per un inutile allontanamento del pallone dal punto di battuta a pochi minuti dalla fine contro il Varese. Leto è riuscito ad andare oltre: dopo aver conquistato una punizione, pensa bene di ringhiare contro l’arbitro per l’intervento subito ormai già da diversi minuti da Fazio. Non contento, dopo l’ammonizione rimediata, non trova di meglio che proseguire negli improperi e guadagnarsi l’espulsione diretta. Lasciando una squadra, già di suo in emergenza, in inferiorità numerica per quasi tutta la ripresa. Superfluo rimarcare che in 11 contro 11 gli etnei non abbiano mai subito un tiro nello specchio della porta dai mediocri avversari. Plausibile quanto inutile sostenere che senza l’espulsione probabilmente il Catania avrebbe portato a casa almeno un punto. L’idiozia compiuta resta a prescindere dalla conseguenze che ne scaturiscono, e che purtroppo in questo caso sono scaturite. Considerando che non si tratta del primo episodio, e che non è un problema individuale ma generalizzato nell’organico etneo, sarebbe opportuna una reprimenda che vada oltre le semplici multe. In questo senso lascia però poche speranze “l’esempio” dato ai propri tesserati dagli stessi vertici societari (il presidente Pulvirenti contro la Virtus Entella e l’A.D. Cosentino oggi, allontanati dal campo per proteste).

Occhio ai giovani: acerbo Parisi, sontuoso Odjer
Sotto il profilo tecnico c’è poco da sottolineare. I rossazzurri, condizionati anche da un campo pesante più adatto alla spada che al fioretto, hanno disputato una prova opaca anche prima dell’espulsione di Leto. Riuscendo però a creare la vera palla gol che poteva cambiare l’esito del match, sciupata da Calaiò solo davanti a Brignoli. Anche in inferiorità numerica, eccezion fatta per il contropiede clamorosamente sciupato da Ceravolo prima e Russo poi, il Catania non ha mai subito l’avversario, rendendosi pericoloso a più riprese senza mai trovare, però, il guizzo giusto. In un contesto del genere sembra più opportuno analizzare la prova dei giovani che hanno avuto l’opportunità di scendere in campo. Parisi sembra aver confermato i timori espressi da nei suoi confronti da Sannino: il giocatore, valido sotto il profilo tecnico, intraprendente e coraggioso, sconta un fisico troppo leggero per tenere botta contro certi rudi colossi presenti nelle formazioni di B, ma la prestazione odierna resta sufficiente. Odjer è senz’altro la sorpresa di giornata e, forse, il migliore in campo. Schierato sul centro-sinistra della mediana ha messa in mostra tutta la grinta, a tratti forse troppa, di cui dispone, e sembra dotato anche di una certa personalità di un buon tocco di palla. Piermarteri, all’esordio come Odjer, ha avuto pochi minuti a disposizione, e una grande occasione nel finale. Difficile giudicarlo, al di là del fatto che ha perso tutti i corpo a corpo in cui si è trovato coinvolto.

Contro le altre due ex retrocesse l’occasione per rilanciarsi sul serio
L’ennesima deludente trasferta restituisce l’ennesima pressione in vista della prossima sfida casalinga. Visto l’andamento lontano dalle mura amiche, resta obbligatorio far bottino pieno in casa per mantenere vicina la zona playoff. E la sfida col Bologna assume un’importanza ancor più grande se si pensa che si tratta non solo della rivale più blasonata della cadetteria, ma anche della prima squadra in zona playoff che verrà a far visita al “Massimino” da inizio campionato. Finora infatti il Catania ha vinto e rilanciato le proprie ambizioni soltanto con squadre di metà classifica o da zona playout. Il mini-ciclo contro Bologna e Livorno può rappresentare la vera svolta da imprimere al girone d’andata e, forse, alla stagione. Possibilmente con qualche infortunato e squalificato in meno.

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