Tragedia del mare, un sopravvissuto:
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Tragedia del mare, un sopravvissuto: "Eravamo 950"

"A bordo eravamo 950, c'erano 40-50 bambini e circa 200 donne". Lo ha riferito alla procura di Catania un sopravvissuto al naufragio in cui si temono oltre 700 morti avvenuto al largo della Libia. L'uomo, originario del Bangladesh, è stato portato in ospedale. "Molti migranti sono stati chiusi nei livelli inferiori della barca". Alla partenza, "i trafficanti hanno chiuso i portelloni impedendogli di uscire", ha aggiunto.

Chi parla è uno dei i 28 sopravvissuti: "Siamo partiti da un porto a cinquanta chilometri da Tripoli, ci hanno caricati sul peschereccio e molti migranti sono stati chiusi nella stiva". Lo sanno tutti che funziona così: sotto ci vanno i paria, i senza diritti, quelli che pagano meno perché hanno meno soldi. Ma anche i più deboli, le donne sole con i bambini. Perché anche tra i disperati c'è chi è più disperato. Chi sta là sotto ha meno di 20 centimetri a disposizione, spesso l'acqua è mischiata con la nafta per consumarne di meno.

A Lampedusa, quando hanno tirato fuori i morti che erano rimasti nella stiva, li hanno trovati ancora accucciati. I bambini abbracciati alle mamme. Ne sono arrivati decine di pescherecci così, con i migranti infilati - letteralmente - dai trafficanti anche tra le macchine. E una barca così è una bomba ad orologeria, basta un movimento sbagliato e non c'è speranza. Ed e' quello che e' accaduto. Almeno secondo il racconto del comandante del mercantile portoghese King Jacob che per primo è stato dirottato nella zona.

"Stavamo navigando nella loro direzione - ha detto l'uomo ai nostri soccorritori - appena ci hanno visto si sono agitati e il barcone si è capovolto. La nave non lo ha urtato, si è rovesciato prima che potessimo avvicinarci e calare le scialuppe".

In quei momenti era già tutto compiuto. Chi ha potuto, chi era sul ponte, ha gridato, ha tentato di aggrapparsi a qualcosa. Ma in molti non hanno neanche capito quel che stava accadendo. Chi era nella stiva ha sentito solo il rumore sinistro del legno marcio che si frantuma e ha visto l'acqua entrare tutta assieme.

"C'è soltanto nafta e detriti, pezzi di legno che vanno alla deriva e qualche salvagente. Non troviamo più nulla dalle 10 di mattina" racconta uno di quelli che da oltre 20 ore sta disperatamente cercando di salvare qualcuno. In zona sono stati dirottati anche diversi pescherecci. In uno di questi c'era il comandante Giuseppe Margiotta. "Ci hanno chiamato dalla centrale operativa e ci hanno chiesto di mollare la pesca e di andare a salvare delle persone. E noi come sempre, non ci siamo tirati indietro. Ma di vivi non ne abbiamo visti. Abbiamo trovato quattro cadaveri e abbiamo atteso le autorità che arrivassero per prenderli". Ma forse qualcun altro vivo c'è ancora. "Non se ne trovano più vivi - dice il comandante - sono andati tutti sotto. Magari c'è ancora qualcuno aggrappato a qualcosa, ma quanto vuoi che resista".

Quando arriva il buio ti devi fermare per forza, non puoi più cercare. "Ogni volta speri. Speri di salvarne almeno uno - ti dice uno di quelli che nel canale di Sicilia a salvare migranti ci sta da dieci anni - E quando dopo venti ore che guardi il mare hai gli occhi che ti bruciano e non sei riuscito a vederne neanche uno, puoi soltanto piangere. Lo sai che sono tutti in fondo al mare, anche se non ci vuoi credere". E' vero, non ti ci abitui mai. A metà mattina hanno recuperato un ragazzino, avrà avuto tra i 10 e i 15 anni al massimo. Era a faccia in giù, in mezzo ad una chiazza di nafta.

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