Tu che splendi in Paradiso
Flickr.com

Tu che splendi in Paradiso

Ormai da qualche giorno, il pensiero corre veloce alla mattina del 6 febbraio dello scorso anno, nel Duomo assiepato, quando la nostra martire rientrava nella sua dimora, e inaspettate le lacrime, di un pianto di affetto, di intimità riscoperta e rivissuta.

Lo stesso pianto che il 24 maggio si è riaffacciato sui volti mio e di mia moglie quando in una fredda stanza di ospedale una giovane specializzanda diagnosticava una malattia seria alla nostra terzogenita Agata di 5 anni. Lo stesso pianto, fatto non di disperazione ma di bisogno di intimità con il cielo, con Gesù Cristo, per saper accettare quello che umanamente tutti rifiutiamo: la croce, la sofferenza.

In questi giorni di festa Sant’Agata ci insegna e ci spinge a seguirla nel martirio, ossia nell’intimità col Cielo e nella testimonianza di Gesù Cristo.
E già, perché se si toglie la dimensione profondamente cristiana di questa festa, la si svuota della sua essenza.

Sarebbe come portare per le strade di Catania e seguire non Sant’Agata ma un pupazzo di carta pesta, sarebbe come tessere le lodi di una tela bianca decorata da una cornice appariscente all’interno di un museo lussuoso. Se si toglie la radice cristiana la festa di S.Agata viene ridotta al nulla.

Quale radice cristiana? La fede di un’adolescente che resiste alle seduzioni del male sapendo di appartenere a Gesù Cristo, che vive nella fede il valore sacro del corpo e della sessualità, che si lascia uccidere pur di difendere la Verità.

Pensiamo ai nostri adolescenti; di cosa vivono oggi? Raccolgono i frutti di una sciagurata rilassatezza dei costumi, di assenza di disciplina, di una generazione di genitori smidollati, per cui “io voglio un solo figlio ma non gli deve mancare nulla” ed altre amenità simili. Ma dare l’illusione che la sofferenza non esista, o che la vita sia una passeggiata significa solamente rendere i nostri ragazzi incapaci di affrontare la vita, di accettarne le sfide ogni qualvolta comportino delle limitazioni, delle scomodità.

Che possiamo tutti riscoprire con Sant’Agata il suo modello, invocando il suo aiuto dal cielo allorquando assiepati nel duomo con voce commossa canteremo:

Tu che spendi in Paradiso
coronata di vittoria
o Sant’Agata la gloria
per noi prega, prega di lassù

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Opinioni