Varese-Catania 0-3: Carte rimescolate
CalcioCatania.com
Riccardo Maniero: gol ed encomiabile sacrificio per lui al “Franco Ossola”.

Varese-Catania 0-3: Carte rimescolate

11 maggio 2014 – 2 aprile 2015. Son serviti quasi undici mesi per rivedere un successo del Catania lontano dalle mura amiche. Dalla vittoria che non ha scongiurato la retrocessione in Serie B a quella che offre speranze di salvezza nel campionato cadetto. Anche alla luce dei risultati delle dirette concorrenti: se Latina, Ternana e Crotone vincono ed eludono l’avvicinamento etneo, ci pensano Entella, Modena e Cittadella (perdendo) e Pro Vercelli (non andando oltre il pari) a garantire una classifica corta in zona playout. Considerando anche il Trapani, prossimo avversario dei rossazzurri, in soli quattro punti sono comprese ben nove squadre. Tutto più che riaperto, in chiave salvezza, dunque, a patto di riprendere una solida marcia in casa e fare in modo che Varese non resti un caso isolato in trasferta.

Un avversario contro il quale non si poteva che vincere
Già, perché si corre il serio rischio di esaltarsi troppo per una vittoria certamente importante, sulla quale nessuno alla vigilia poteva scommettere a occhi chiusi considerando il ruolino di marcia esterno stagionale, ma che matura in condizioni che non possono essere ignorate. L’avversaria di stasera, il Varese, è una squadra condizionata da vicissitudini societarie che hanno determinato una forte penalizzazione (4 punti) prima e un cambio di proprietà poi che i tifosi locali non sembrano digerire volentieri, a causa del pittoresco physique du role del neo-presidente Cassarà. E a ciò va aggiunto che il tecnico Bettinelli oggi doveva fare a meno di tutte le frecce del proprio arco nel reparto d’attacco: lo squalificato Miracoli e gli infortunati Neto Pereira e Lores Varela. I vari Kurtisi, Forte, Falcone succedutisi nella posizione di falso nueve hanno mostrato troppa leggerezza per interpretare tale ruolo, ed infatti sui diversi cross pervenuti nell’area di rigore difesa da Terracciano non è mai sbucato (a differenza di quanto avvenuto di fronte a Perucchini) un ariete degno di questo nome, tant’è che i biancorossi hanno provato a far male, senza riuscirci, solamente con velleitari tiri da lontano. Va dunque riconosciuto che il Catania ha potuto giocare l’intera partita col vantaggio di dover fronteggiare un attacco non certo monstre.

Creativi e cinici come non mai
Ma va comunque dato a Cesare quel che è di Cesare. A differenza delle altre trasferte stagionali, stavolta i rossazzurri sono riusciti a creare numerose palle-gol e, soprattutto, a finalizzarle, in ben tre occasioni (battendo il record di gol realizzati in una partita singola in trasferta, prima di stasera fermo a quota 2). E ciò nonostante l’assenza dell’unico giocatore in grado di garantire il legame tra il reparto di centrocampo e quello d’attacco, Alessandro Rosina, peraltro in fase involutiva nelle ultime uscite. Lucas Castro, schierato al suo posto, lo ha fatto rimpiangere in fase di impostazione, non trovando l’intesa coi compagni in fase d’appoggio, dove ha sbagliato tanto, ma è stato letale in zona gol, entrando in entrambe le azioni decisive del primo tempo, e sfiorando sullo 0-0 un altro gol. Qualità che finora Rosina non ha invece mostrato, ed è un fattore sul quale Marcolin deve riflettere in vista dell’ultimo ciclo di partite che attende i suoi ragazzi.

Dopo l’espulsione nessuna resa: Maniero da applausi
Ma il merito ancor più grande del Catania, che compensa in gran parte gli “handicap” dell’avversario, sta tutto nel modo in cui ha gestito la partita dopo l’ingenua espulsione del giovane Odjer. Fino ad ora gli etnei avevano mostrato scarsissima capacità di protezione del risultato (l’esempio più eclatante in trasferta, tra le uscite recenti, è il match del “San Nicola” contro il Bari). Oggi invece hanno retto l’urto dei volenterosi attacchi del Varese, prima e dopo l’espulsione, senza correre mai sostanzialmente grossi rischi, e riuscendo ad orchestrare buoni contropiedi, per poi chiudere provvidenzialmente la partita con la prodezza di Calaiò. Buona parte del merito di questa “impresa” (che va indubbiamente distribuito tra tutti gli atleti) va riconosciuto a un giocatore in particolare: Riccardo Maniero, costretto a ripiegare continuamente sulla fascia, per sostenere la marcatura di Mazzotta sulle avanzate del più pericoloso tandem avversario, quello composto sulla destra dal terzino Fiamozzi e dall’esterno Zecchin. Sia chiaro, non meno encomiabile Calaiò, nel proteggere i vari rinvii dalla difesa; solidi a centrocampo Sciaudone e Rinaudo, altrettanto un Escalante brillante come non si vedeva dalle prime uscite durante la gestione Sannino; attenti e senza fronzoli i componenti del quartetto difensivo. Ma il sacrificio di Maniero merita una menzione speciale perché svolto in una zona del campo a lui non congeniale. Segno di una squadra ancora viva che ha voglia di uscire da una situazione difficile.

Nove giorni per avvicinarsi al meglio a un derby delicatissimo
Il derby col Trapani, in programma sabato 11 aprile, rappresenta una grande occasione per accorciare ulteriormente la classifica. Non è da escludere che i granata (che perdendo verrebbero nuovamente e gravemente risucchiati nella zona calda) puntino a uscire dal “Massimino” con un punto impostando una gara basata su contenimento e contropiede. I rossazzurri invece non possono fare grossi calcoli, dal momento che vincere tra le mura amiche è essenziale per uscire dalla zona retrocessione in cui purtroppo Calaiò e compagni ancora navigano. Toccherà a Marcolin, che recupererà per l’occasione Rosina perdendo allo stesso tempo Odjer per squalifica, trovare il bandolo della matassa. Al resto ci penseranno i sostenitori, già encomiabili nella sfida contro l’Avellino, che certamente accorreranno ancor più numerosi sull’onda delle due vittorie consecutive. L’auspicio è che la pausa “pasquale” di nove giorni non assopisca l’entusiasmo ma serva, piuttosto, a preparare con maggior attenzione e concentrazione l’ennesima “finale”.

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