Viadotto crollato, prova a difendersi l'azienda appaltatrice
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Viadotto crollato, prova a difendersi l'azienda appaltatrice

«Non c'è stato assolutamente alcun rischio per il traffico e la sicurezza delle persone» nella vicenda della rampa di accesso al viadotto siciliano (sulla tratta Palermo-Lercara Friddi, 1° stralcio, in corso di potenziamento) crollata nei giorni scorsi, di cui è emersa notizia il 4 gennaio. «Che ci fosse qualcosa che non andava l'abbiamo visto per primi noi, insieme ai tecnici Anas, e insieme abbiamo concordato la chiusura al traffico il 29 dicembre. Poi le piogge copiose dei giorni successivi hanno aggravato il cedimento, ma a quel punto la strada era chiusa».
Prova a gettare acqua sul fuoco Dario Foschini, da molti anni amministratore delegato del colosso delle costruzioni Cmc (cooperativa aderente Legacoop), numero 5 in Italia per fatturato (1.015 milioni di euro nell'ultimo bilancio) dopo Salini Impregilo, Astaldi, Condotte e Pizzarotti, impresa capofila del general contractor affidatario dei lavori in oggetto (Cmc, Ccc, Tecnis).

Poi però si assume le sue responsabilità: «La direzione lavori era nostra, certo - dice Foschini - in quanto general contractor, e i lavori li abbiamo fatti noi, non c'è stato subaffidamento. Certamente il general contractor ha la responsabilità ultima per tutto quello che non è stato realizzato a regola d'asta, salvo tuttavia i casi di forza maggiore o imprevisto geologico. Vale a dire una situazione dei terreni che non poteva essere capita, non rilevabile, dal contraente generale. E in aggiunta, riferendoci alla forza maggiore, le ingenti piogge e la neve dei giorni successivi alla chiusura, che hanno aggravato la situazione».
Sia l'Anas che il general contractor hanno infatti chiarito che a cedere non è stato il viadotto Scorciavacche 2, bensì il terreno di fondazione di una delle rampe d'accesso.

«Il danno non è grave - sostiene Foschini - e, lo ripeto, non c'è stato nessun riaschio per le persone perché siamo intervenuti in tempo. Se si accerterà che la colpa è nostra - e noi siamo pienamente d'accordo con l'Anas e con il governo che si deve fare presto - ebbene pagheremo e sistemeremo il danno, ma come dicevo si tratta di una spesa tutto sommato contenuta, e in un paio di mesi di lavoro possiamo sistemare tutto. Visto che abbiamo aperto al traffico quella tratta in anticipo (il 23 dicembre anziché metà marzo, ndr), potremo rientrare nell'originario termine di fine lavori senza ritardi rispetto al contratto».

Va comunque detto che la progettazione definitiva ed esecutiva dell'opera sono state entrambe fatte dallo stesso general contractor. Per escludere la responsabilità del contraente generale si dovrebbe dunque trattare di una situazione geologica (terreni in sostanza incapaci di reggere il peso della rampa) non rilevabile in sede di progettazione definitiva.

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