Virtus Lanciano-Catania 3-0: Anno nuovo, fantasmi vecchi
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Marcolin, siamo sicuri che il 4-3-1-2 sia il modulo giusto?

Virtus Lanciano-Catania 3-0: Anno nuovo, fantasmi vecchi

Avrebbe potuto e dovuto essere l'occasione del riscatto. La risposta sul campo, incoraggiata dagli innesti operati dalla società, ad una crisi dilagante sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco. E invece abbiamo assistito ad un replay dell'incubo a cui ormai da inizio stagione i rossazzurri condannano i propri tifosi ogni qual volta disputano un match lontano dalle mura amiche. Ci eravamo lasciati in zona playout, ci ritroviamo in zona retrocessione. E nel frattempo le posizioni che contano cominciano ad allontanarsi in maniera inesorabile. Tutto ciò non avviene comunque senza una spiegazione. Anzi, più di una.

Per il “rombo” servono altri giocatori
Partiamo dalle scelte tattiche di mister Marcolin, al suo esordio da allenatore del Catania. E prima ancora dalla fisionomia che la squadra etnea aveva prima dell'avvento del nuovo tecnico, certamente al corrente dell'eredità tecnico-tattica lasciata dai predecessori. Con Pellegrino spazio al 4-3-3 con accenni di 4-2-3-1 in fase offensiva, figlio della mentalità coltivata nelle partite casalinghe in massima serie delle precedenti stagioni. Con Sannino, tralasciando qualche divagazione provocata dalle assenze, si era trovata un'accettabile quadratura del cerchio con un compatto 4-4-2. Marcolin decide di mettere in soffitta tali soluzioni ed adottare il suo schema preferito: 4-3-1-2, con due attaccanti di qualità e manovra, e con un centrocampo a rombo alle spalle che, trequartista in testa, avrebbe il dovere di sostenere le punte.
Il condizionale è d'obbligo, dal momento che:
1) ti manca un centrocampista in grado di costruire una manovra avvolgente, alla Lodi;
2) sulla trequarti non puoi disporre al 100% e per 90 minuti del tuo pezzo da novanta, Rosina.
Certo, poi le prestazioni opache, e in certi casi orribili (vedi Chrapek ed Almiron) di certi interpreti fanno il resto e contribuiscono a gettare alle ortiche quella che, disegnata sulla lavagna tattica, potrebbe anche apparire come una buona soluzione. L'impressione di fondo è che però soltanto l'acquisto di un regista puro (di cui attualmente Marcolin non dispone) e la disponibilità totale di un trequartista di valore come Rosina possano permettere di perseguire tale progetto tattico. Sul quale però non si esauriscono i dubbi...

In queste condizioni fisiche il 4-4-2 sembra l'unica arma percorribile
L'altro dubbio sul modulo scelto da Marcolin è legato alle caratteristiche fisiche di alcuni giocatori, e alle condizioni precarie di molti altri. Riassumendo: quei pochi giocatori di corsa presenti nell'organico del Catania sono out per infortunio o versano in condizioni fisiche non ottimali. E di fronte a squadre come il Lanciano, che sulla corsa fondano buona parte della propria forza - unitamente alla brillante e propositiva disposizione tattica di D'Aversa - se si è proprio costretti a schierare giocatori non proprio “di gamba” come Chrapek o Almiron, non si possono scoprire le fasce non utilizzando neanche un esterno davanti ai terzini di ruolo, peraltro non fluidificanti. Con il 4-4-2 “sanniniano”, in cui trovavano spazio a causa delle contingenze spesso giocatori fuori ruolo e fuori condizione, la squadra riusciva a coprire integralmente il campo e di ciò beneficiava la tenuta difensiva. In mediana si costruiva poco e niente, è vero, ma grazie all'utilizzo degli esterni di centrocampo le punte riuscivano a godere di quei rifornimenti oggi totalmente assenti.

Con la Pro Vercelli servono risposte, dentro e fuori dal campo
Venerdì prossimo, nell'anticipo serale della 2a giornata di ritorno del campionato cadetto, serviranno immediate risposte. Dai giocatori, dal tecnico che dovrà gioco forza rivedere alcune scelte e ridisegnare ulteriormente una difesa priva di Spolli (che sarà squalificato, e le cui condizioni vanno valutate) e rimasta orfana di Rolin, passato al Boca Juniors, in attesa di ulteriori innesti. E qui entra in gioco la società che deve dare delle risposte ancor prima che si giunga al match contro i piemontesi, distanti 10 punti (chi l'avrebbe mai detto, un girone fa?). Il nuovo allenatore, insieme ai nuovi tre acquisti, non hanno sortito il proverbiale effetto della bacchetta magica. Segno che serve ancora qualcosa, e che ci si deve muovere immediatamente, prima che sia troppo tardi per evitare di imboccare la strada che conduce verso lo spettro della Lega Pro.

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