Wikileaks, Lombardo: "Mani della mafia sul ponte? Saremo più forti"

Anche il Ponte sullo Stretto finisce nella rete di Wikileaks. Per i diplomatici statunitensi, secondo quel che riporta il sito di Assange, "la mafia potrebbe essere tra i principali beneficiari della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, che comunque servira' a poco senza massicci investimenti in strade e ferrovie in Sicilia e Calabria".

Analisi condivisa in parte dal presidente siciliano Raffaele
Lombardo. "Per quel che riguarda il rischio di infiltrazioni
mafiose per la realizzazione del Ponte sullo Stretto - commenta -
va ricordato come parecchie inchieste dell'Autorita' giudiziaria
abbiano gia' svelato questi tentativi della criminalita'
organizzata. Ma questo non e' un buon motivo per abdicare. Sarebbe umiliante immaginare che la forza e l'autorevolezza delle
istituzioni non siano in grado di contrastare la mafia".

Per Lombardo "sara' nostro dovere vigilare, e non solo per quella
grande opera. Il lavoro del governo regionale, nei fatti, va
proprio in questa direzione, perche' la mafia si combatte non
soltanto con l'eccezionale quotidiano sforzo di magistrati e forze dell'ordine che frutta sempre nuovi successi investigativi, ma anche affermando, con atti e comportamenti esemplari e trasparenti, il rispetto delle leggi e delle istituzioni. Quello che stiamo facendo in Sicilia, nella sanita' e nel ciclo dei rifiuti, dimostra che e' possibile dire no alle infiltrazioni e agli interessi illegittimi".

A leggere bene tra le righe del cablogramma attribuito al console
statunitense a Napoli, viene rilevato anche il gap infrastrutturale del Mezzogiorno d'Italia.

"Su questo punto -conclude Lombardo - e' impossibile non essere d'accordo con ladiplomazia statunintense. Va ricordato come la giunta regionale siciliana si sia sempre opposta alle politiche nordiste del Governo tanto sulla rete ferroviaria quanto su quella autostradale, perche' non si tradiscano le aspettative dei
cittadini e l'inderogabile esigenza di mobilita' dei siciliani".

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