Calcio, Catania: punto e basta
Un risultato da accettare con serenità
Sciroppiamoci questo punto con tutta la serenità possibile. Non è la prima volta nella storia del calcio che una partita brutta, nervosa, poco qualitativa genera uno scialbo 0-0. E quando capita, la legge non scritta di questo sport impone che a uscire dal campo con il sorriso debba essere il team ospitato. Un risultato positivo che, dunque, deve costituire uno stimolo per crescere. E sì, perché questa squadra deve crescere, e anche molto. Non, però, dal punto di vista dell'impegno e della dedizione alla causa. In questo ci siamo, e alla grande. Solo applausi, solo applausi e incitamento meritano i ragazzi per la grinta e l'abnegazione profuse in campo, per la voglia di lottare e non mollare mai in una situazione psicologica non facile. Doti essenziali, queste, per chi deve lottare con il coltello fra i denti al fine di evitare la retrocessione. Dal punto di vista della prestazione, di contro, si è fatto un piccolo passo indietro rispetto alla gara giocata domenica scorsa al "Massimino" contro la Lazio. Certo, v'è da considerare che giocare dopo tre giorni non è mai facile, soprattuto se non si attua il turn-over (riproposta da Atzori la stessa formazione iniziale utilizzata contro l'undici di Ballardini), ma i problemi di gioco evidenziati oggi non possono essere ascritti a scarsa condizione atletica o a stanchezza. La realtà è che, stasera, Atalanta e Catania hanno mostrato al mondo i motivi per cui, al momento, occupano le ultime posizioni della classifica. Partita per buoni tratti inguardabile, senza lo straccio di un tiro in porta, ravvivata talora dalle solite invenzioni dell'unico "fuoriclasse" in campo, l'ineffabile e leggendario arbitro De Marco di Chiavari, ben noto ai più per l'infinita scarsezza dei suoi fondamentali tecnici, e solo nel finale da un paio di incredibili errori sotto porta di Morimoto che avrebbe potuto e dovito regalare i tre punti ai rossazzurri, al cospetto di un avversario in grandissima difficoltà tecnica, per di più senza l'allenatore in campo, considerato che Conte era stato appena espulso. Un peccato di "cattiveria" che, se ripetuto con costanza, in Serie A si paga carissimo.
De Marco, al solito...
Cominciamo dall'arbitro. Se in una partita di tale tenore tecnico, ammonisci 9 giocatori, non dai un rigore clamoroso (fallo di Manfredini e Guarente su Morimoto al 41'), non espelli Andujar, già ammonito, per un netto fallo di mano fuori area (aveva ragione Conte...) su incursione del neoentrato Tiribocchi, beh, vuol dire che l'arbitraggio non è il tuo mestiere. E, infatti, non lo è... Comunque, appellarsi all'insipienza del "fischietto" ligure per celare i problemi di gioco sussistenti sarebbe deleterio per entrambe le squadre. Forse più per l'Atalanta che per il Catania, ma non deve ciò costituire una consolazione. Se è venuta fuori una partita del genere, non è certo colpa di De Marco, ma della completa confusione tattica dei bergamaschi, lontani parenti (eppure, a parte Acquafresca e l'ex Caserta, è lo stesso undici della scorsa stagione) della splendida squadra di Del Neri che entusiasmava fino a qualche mese fa, nonché della paura di perdere (o di vincere, che è la stessa cosa...) dei rossazzurri, incapaci, al di là della dichiarazione d'intenti della vigilia, di proporre una partita coraggiosa in grado di mettere a nudo i limiti degli avversari.
con un pizzico di cattiveria in più...
Atzori aveva preparato la gara con un accorgimento tattico: Delvecchio, fra i più discussi in questo inizio di campionato, spostato più avanti (come ai tempi "mazzarriani" della Samp), per cercare di sfruttarne le doti aree. In pratica, una sorta di 4-2-3-1 impostato su due mediani (Carboni e Biagianti) e tre trequartisti a supportare Morimoto. Una formazione aggressiva solo sulla carta, dato che Martinez e Mascara facevano sostanzialmente i centrocampisti (a comporre un 4-5-1...), costringendo il possessore di palla a improbabili lanci lunghi per la testa di Delvecchio, lasciando isolato il nipponico fra Manfredini e Bianco. E non si può certo pensare di cambiare lo stato delle cose inserendo Llama e Izco nella ripresa (ma, almeno, questa volta i cambi non sono risultati decisivi né per l'Atalanta, né per il Catania)... Insomma, se giochi così, si deve pressare alto, essere propositivi, cosa che non è stata fatta dal Catania. E nemmeno dall'Atalanta, che Conte aveva disegnato con un 4-4-1-1 di scarsa qualità (disastrosi i centrali in mediana Caserta e Guarente). In buona sostanza, non bastano un paio di tiri pericolosi parati da Andujar (Valdes e Doni su punizione) e un salvataggio in scivolata di Spolli per giustificare un eventuale vantaggio degli orobici. Basterebbero, invece, le due clamorose occasioni fallite da Morimoto nel finale (ma non dimentichiamo la "spizzata" di piede mandata a lato da due passi da parte del subentrato ex Plasmati) per giustificare tutti i "sacramenti" eruttati dal focoso popolo etneo allo stadio e davanti alle televisioni. Ecco, cosa manca maggiormente al Catania in questo momento: la cattiveria in zona goal. Taka è bravo, si muove bene, mette in difficoltà i difensori avversari, ma non è ancora sufficientemente "killer" nei momenti decisivi. Stasera ha fallito due reti facili per lui. Soprattutto la seconda occasione, veramente ghiotta, su splendido cross di Capuano. Sarebbe stato un colpo da tre punti fondamentale, visto che, a seguito delle vittorie di Cagliari e Bologna, Catania, Atalanta e Livorno rimangono le uniche squadre a non aver mai vinto. Per mantenere la massima serie bisogna segnare. E team come il Catania non è che possano creare mille occasioni a partita. Quelle che, faticosamente, ti procuri, devi concretizzarle...
Carboni immenso, difesa più quadrata
Quando i due mediani davanti alla difesa ti funzionano, è chiaro come il pacchetto arretrato soffra di meno. Ancora una volta immenso il Vichingo Carboni, "onnicomprensivo" (e propositivo anche al tiro); in crescita Biagianti, anche se ancora non scintillante come nelle sue migliori edizioni. Su questa "cerniera" Atzori può contare a occhi chiusi. Una "protezione sicura" che fa bene anche alla difesa, apparsa meno "ballerina" del solito. Più sicuro Silvestre, si conferma a buoni livelli Spolli. L'alto centrale difensivo argentino mi sembra un buon acquisto. Perfetto l'impatto con il calcio italiano, mai insufficiente nelle sue apparizioni: solido concreto, bravo di testa. Deve solo continuare così. Buona la prestazione di Capuano che ha annullato Padoin, per poi mettere il cross della mancata vittoria nel finale sui piedi di Morimoto.
Delvecchio: ruolo nuovo, condizione vecchia
In questo momento vi sono alcuni giocatori, strutturalmente pesanti, che faticano a trovare la condizione. Uno di questi è Potenza, anche oggi in difficoltà (dalla sua zona le uniche azioni pericolose dei padroni di casa, per merito di Valdes); l'altro è Delvecchio. L'ex doriano ha giocato probabilmente nella "sua" posizione, più avanzata rispetto a quella di interno sinistro, ma i risultati sono apparsi similari al recente passato. Lento, falloso, macchinoso, poco incisivo. Lotta, non ci sono dubbi, ci tiene alla maglia, ma è ancora lontano dalla migliore condizione. Atzori continua a proporlo dal primo minuto proprio per fargliela ritrovare, ma adesso è fondamentale portare a casa punti. E devono giocare i più in forma...
Malaka, un passo indietro
Ci eravamo tutti lustrati gli occhi domenica scorsa vedendo giocare Martinez. Qualità, quantità, goal, grinta, pressing, in un solo concetto, perfezione assoluta. Esattamente il contrario di quanto mostrato oggi. La battuta più gettonata circolante fra i tifosi rossazzurri è: "Tunnau so cucinu"... L'uruguagio deve capire che, se vuole fare il salto di qualità, deve diventare continuo nel rendimento. Deve essere quasi sempre decisivo, risultando fra i pochi elementi della "rosa" ad avere le qualità per fare la differenza. Lo attendiamo al pronto riscatto domenica pomeriggio. Abbiamo fiducia, ma lui ci deve supportare...
Un Mascara da ritrovare...
Tuttavia, il problema primcipale del Catania attuale è costituito dalla non scintillante forma del suo uomo più rappresentativo, Topolinik Mascara. Pure stasera la punta caltagironese è apparsa abbastanza abulica. A me sembra il Mascara dei tempi baldiniani. A tutto campo, lontano dalla porta, a volte terzino, a volte centrocampista, raramente attaccante. Un solo dato ne fotografa il rendimento: mai un tiro in porta (ha addirittura tentato una "mascarata" da centrocampo, quasi per disperazione). Ma lui è, appunto, un attaccante, e deve essere utilizzato avanti. Che non si faccia il solito errore di sfiancarlo e di privarsi della sua fondamentale dote di reti e assist negli ultimi trenta metri. Un errore già fatto e ampiamente pagato. L'impressione è che, in questo momento, Mascara non sia felicissimo del suo impiego...
Con la Roma servono punti...
La Roma è sicuramente più forte del Catania, non è peccato dirlo. Ma ciò non significa nulla, dato che è una squadra che può essere messa in difficoltà e battuta se pressata, attaccata sul ritmo, asfissiata dal pressing. Ne è dimostrazione il fatto che "vanta" la peggior difesa (11 reti subite) del campionato. Quindi, ci vorrà la stessa grinta e la stessa abnegazione mostrate oggi, con molta più qualità in più, considerato che i giallorossi di Ranieri non sono certo l'Atalanta... Purtroppo, la classifica impone che si faccia risultato, dato che un'altra battuta a vuoto potrebbe rivelarsi pesante anche a livello ammbientale, in specie per il tecnico Atzori. Servono i punti, insomma, a tutti i costi. Solo i risultati potranno rinsaldare l'autostima del gruppo, la posizione del tecnico, la fiducia dei tifosi, permettendo alla società di Via Ferrante Aporti di poter lavorare in serenità. Solo i risultati comandano nel calcio. Li attendiamo. Let's go, Liotru, let's go!!!
