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Calcio, Catania-Chievo Vr 1-2: il commento
Nov 20, 2011 - 10:57:49 PM

Errori e sfortuna
Classica partita “stregata”. Il Dio del Calcio aveva deciso di prendere le parti del Chievo di Di Carlo e niente al mondo avrebbe potuto mutare il destino della gara del “Massimino”. I rossazzurri, diciamolo subito, per mole di gioco e occasioni prodotte, avrebbero meritato addirittura di vincere; il fatto stesso che Sorrentino, portiere clivense, sia risultato il migliore in campo, la dice lunga. Tuttavia, pare necessario andare oltre l’evidenza della gara, oltre la dose di sfortuna che ha condotto Montella e soci alla sconfitta, ne parleremo fra qualche rigo. Dobbiamo, piuttosto, analizzare i numeri delle prime 11 partite. Il Catania, malgrado il passo falso odierno, si attesta (14) più o meno a metà classifica, a 6 punti dal terz’ultimo posto, in piena linea rispetto agli obiettivi prefissati a inizio stagione. Inoltre, ha conseguito risultati importanti nei match giocati contro grandi squadre, siglando 13 reti totali, segno di bel gioco e buone attitudini offensive. Complessivamente, quindi, un trend positivo che non può che essere rimarcato. Di contro, i freddi numeri dicono come il Catania abbia una delle difese più battute del torneo, con 18 reti subite come il Parma: peggio ha fatto solo il fanalino di coda Novara. Ebbene, se il Catania non mostra ancora di aver compiuto il famoso salto di qualità che consentirebbe di pensare a traguardi più ambiziosi, lo deve proprio a tale innegabile fragilità, peraltro ampiamente prevista a inizio stagione, quando si pensava che si potesse rimpolpare numericamente il reparto con qualche altro innesto. Oggi si è perso per due errori individuali: Spolli, di solito fra i migliori, e Bellusci (in combutta con Biagianti, al termine di un’azione che in Serie A non esiste a nessuna latitudine). Immeritatamente per quanto si vuole ma, quando si perde così, recitare il “mea culpa” appare inevitabile. Il corollario appare semplice: se a gennaio si risolverà questa situazione, il Catania diverrà una squadra importante, dato che da centrocampo in su si procura sei o sette occasioni da gol a partita. Del resto, se oggi si fosse vinto, ci si sarebbe attestati al quinto posto. Evidentemente, il Catania non è ancora pronto per queste “quote” atmosferiche, a onta di un “aeroplanino” in panchina.

Undici da rivedere?
Montella, fra l’altro, sta vivendo un “momento no” in fatto di infortuni. Izco e Alvarez, due titolari sulle corsie laterali, fuori. Potenza e Capuano disponibili, ma provenienti da guai muscolari. Unico sano Marchese, e si vede, considerato che corre almeno per tutta la partita, guadagnandosi, pur nei suoi limiti, la pagnotta. Cosa fare? Mantenere il 3-5-2, inserendo sulla destra un giocatore fuori forma e inadatto per caratteristiche come Potenza o cambiare modulo, magari passando a 4 in difesa con l’aggiunta di un centrocampista come Delvecchio o il recuperato Biagianti? L’Aeroplanino decide per la prima soluzione: il campo dirà che, forse, non si è trattato della sua decisione più brillante. Contro una squadra chiusa come il Chievo, quasi da offesa al calcio, una squadra in cui anche i due attaccanti stanno dietro la linea della palla, una squadra pronta a sparacchiare (mi sembra il verbo più indicato a sottolineare la qualità del non-gioco della formazione veronese) in avanti trovando la velocità di Luciano e Pellissier, forse sarebbe servito più filtro in mezzo rispetto a quello garantito da Lodi, Almiron e Ricchiuti. Inoltre, per aggirare sulle fasce il bunker degli ospiti, sarebbe servito qualcosina in più della lentezza di Potenza, alla fine peggiore in campo, o della non scintillante attitudine ai cross di Marchese (peraltro fra i pochi sufficienti a fine gara, e lo sottolineo) oppure del “papu” in tono minore delle ultime gare. Detto questo, nella prima frazione, a parte qualche ripartenza in superiorità numerica del Chievo, il Catania ha prodotto una grande occasione con Ricchiuti e un palo con Bergessio, a fronte di un grave errore di Bellusci (palla a Thereau solo davanti ad Andujar, recupero di Spolli) e una “cappellata” di Spolli, finita con il rigore (trasformato da Pellissier) a favore del Chievo, un penalty che non c’era, dato che il fallo dell’argentino chiaramente inizia fuori area. Errore di Tagliavento. Due pari, insomma. Nella ripresa, con il gol da recuperare, mi sarei atteso subito Maxi Lopez, un attaccante d’area forte fisicamente in grado di scardinare difese arroccate come quelle del Chievo. Invece Montella ha inteso continuare in un certo modo, salvo poi inserire la Gallina al 60’. Ecco, si è visto immediatamente quanto sia cambiata la partita con Maxi in campo. Subito pericoloso, subito in difficoltà Mandelli e Cesar, subito rigore procurato. Un rigore assai dubbio per usare un eufemismo (Tagliavento avrà visto l’azione del rigore fischiato a Spolli?). Ebbene, la grande parata di Sorrentino sul tiro di Lodi ha fatto comprendere come non ci fosse niente da fare. L’unica cosa da evitare sarebbe stato il “teatrino” Maxi-Lodi in merito a chi dovesse battere il rigore. Sbaglia l’argentino: è Lodi il designato. Anche se, a posteriori, forse sarebbe stato meglio, pure dal punto di vista psicologico, che lo battesse Maxi… Poi, se il portiere avversario continua a fare miracoli (pazzesca la parata di Sorrentino sul colpo di testa ravvicinato di Spolli), se fai un errore da Serie C come quello commesso dalla coppia Bellusci-Biagianti in occasione del raddoppio di Sammarco, è finita. E non ti è sufficiente nemmeno la prodezza estemporanea di Almiron che accorcia le distanze con un tiro (deviato in maniera decisiva) dalla distanza. Un’ultima cosa: nel finale avrei messo in campo Barrientos, uno che anche da fermo ti può inventare qualcosa, piuttosto che l’acerbo Catellani. Ma trattasi di una mia personalissima opinione.

L’importanza del portiere
Una considerazione ulteriore la vorrei fare sulla “questione portiere”. Sarebbe ingeneroso dare la croce addosso ad Andujar. Sul rigore di Pellissier e sul raddoppio di Sammarco nulla poteva fare. Certo, ha sbagliato in maniera clamorosa un paio di uscite, ma quella è una lacuna che al momento pare incolmabile, e quindi passiamoci sopra. Il problema è un altro. Il Catania, purtroppo, pur prendendo pochi tiri nello specchio della porta, registra un’altissima percentuale di reti subite. In pratica, quasi ogni stoccata pericolosa indirizzata verso la porta di Andujar entra in porta. Oggi, Sorrentino ha fatto comprendere come tale evidente lacuna possa rivelarsi assai pericolosa. Il Chievo, per me, avrebbe meritato la sconfitta. Un pareggio sarebbe stato premio eccezionale per i veronesi. Eppure, tornano a casa con 2 o 3 punti in più grazie alle prodezze del proprio estremo difensore, il quale ha parato il possibile e l’impossibile. Questi 3 punti, a fine torneo, potrebbero significare salvezza per il Chievo. Ecco cosa significa “portiere decisivo”, cioè un giocatore che, al consuntivo finale, ti ha portato a casa quei 6 o 7 punti che ti fanno la differenza. Finora, tutto ciò con Andujar non avviene. La speranza è l’ultima a morire e mi auguro fortemente di essere smentito al termine del campionato.

A Lecce risposta da uomini veri
Il pastrocchio odierno impone che questi ragazzi vadano sabato a Lecce, alla buon’ora, a portare a casa la vittoria che tutti noi attendiamo dalla trasferta di Brescia della scorsa stagione. Necessita, dopo due sconfitte di fila, una risposta da squadra vera. Le qualità ci sarebbero, ma bisogna ritrovare gamba e umiltà. Sarà una battaglia quella contro gli uomini di Di Francesco, un vero e proprio scontro diretto, alla stessa stregua di quello odierno. Probabilmente, oltre a Biagianti, verrà recuperato uno come Alvarez, e già sarebbe qualcosa. Ma ciò che conta è lo spirito, bisogna ricominciare a pedalare, a fare punti, a mettere fieno in cascina. Speriamo sia la volta buona. Let’s go, Liotru, let’s go!