Calcio, Catania: la banda argentina
Batti la prima in classifica e fai il giro del mondo. Una logica conseguenza post-impresa, alla quale il Catania non ha fatto eccezione: il trionfo con l’Inter ha portato titoloni tra i media sparsi in ogni angolo del globo. E siccome la mistione etnica di questo Catania è a forte retrogusto argentino, da quelle parti se lo ricordano spesso e sono ben lieti di celebrare le gesta dei connazionali in terre lontane e prestigiose.
Sul sito di Olè è apparso un lungo e divertente articolo, intitolato “La banda Siciliana”, con tanto di foto che immortala gli undici argentini “catanesi”. Un servizio godibilissimo, costruito in un clima disteso e rilassato. Fà tanto vincere ed essere in forma, così escono fuori gustosi retroscena che legano la truppa sudamericana fino a farla sentire praticamente a casa loro.
Dalle 101 presenze in rossazzurro del veterano Izco fino Barrientos, l’unico che non è ancora riuscito a debuttare causa infortunio. Sono undici, una squadra intera: tutti stretti attorno a Lllama, in un abbraccio che proverà a trasformarsi nella miglior medicina capace di guarire l’esterno mancino appena infortunatosi.
Si va dalle grigliate di carne, autentica passione argentina e di cui Spolli si proclama primo e miglior fautore, ad un Capuano oramai argentinizzato. Racconta il Vichingo Carboni che il terzino si è quasi completamente adattato a giocare in una difesa tutta argentina, parlando spagnolo per capirsi meglio con i compagni di reparto. Per proseguire con le cene organizzate con mogli e compagne, o le serate passate a sfidarsi alla Playstation.
Che dire ancora degli sproloqui linguistici di Alvarez, capace di storpiare improbabili termini italiani con un doppio risultato: non farsi capire da nessuno e provocare le risa generali anche durante le partite. A rivelare questo siparietto è Marianito Izco.
Racconta Spolli: “Pablo (Alvarez) viene spesso a casa mia a prendere il thè. Un giorno mi giro e lo vedo mescolare prosciutto crudo e caramello…”. Pronte la difesa dello stesso Alvarez , che irrompe esclamando “Ma quel giorno morivo di fame!”.
La sensazione nettissima è di un gruppo più che mai coeso, unito dentro e fuori dal campo. Del resto i risultati sono sotto gli occhi di tutti, a scongiurare l’eventualità, ad onor del vero mai neppure ventilata tra le mura rossazzurre, del sorgere di un blocco talmente forte e carismatico da risultare inviso al resto del gruppo.
Queste cose in tanti ambienti succedono, diversi casi sono celebri. A Catania no. Tutti ridono, scherzano e si danno una mano. Lo stesso Spolli ricorda l’influenza positiva che questa realtà ha avuto, facilitandone in maniera estrema l’inserimento nell’ambiente Catania, inteso come squadra e come città.
Il sole, il mare, il calore della gente. Tutto straordinariamente simile all’Argentina, in un connubio che promette di rafforzarsi ulteriormente nelle prossime stagioni.
