Calcio, Chievo-Catania: le pagelle

ANDUJAR 6.Praticamente non lo si vede compiere alcun intervento di rilievo, perché non ce n’è alcun bisogno. In pratica per lui una serata fac simile a diverse trascorso un anno fa, tutte quasi ed esclusivamente nella prima parte di stagione, quando un’azione avversaria coincideva con un gol. Si ritrova Moscardelli troppo vicino per poter evitare l’1-0 clivense. Spiazzato da Pellissier sul rigore, non si muove nemmeno.

ALVAREZ 5. Giampaolo sbraita parecchio, desideroso di vederlo più volitivo sulla corsia destra. Invece si propone poco, anzi niente. Bada a contenere e non ad offendere. Fino a 10’ circa da termine contiene dignitosamente, seppur con qualche cenno d’affanno, i vari Luciano e Pellissier che gli si parano dinanzi. Quando la punta valdostana scappa dalle sue parti commette l’intervento plateale quanto frettoloso che provoca il penalty. Sia ben chiaro, la scorrettezza avviene un metro fuori area, ma l’intervento resta alquanto precipitoso ed inopportuno. Più che anziosi di rivedere il “comu finiu” stratosferico dell’anno trascorso.

SILVESTRE 5,5. Metti un pizzico di leggerezza ed una buona dose di malasorte, ed ecco il vantaggio del Chievo provocato da uno sciagurato tentativo di rinvio da parte di Mati. Per il resto deve faticare non poco a contenere l’iper dinamico Pellissier ed ancor più Moscardelli, esordiente in A e tarantolato quanto esaltato dall’evento. Ci mette mestiere e forza come e più del solito, specie se si considera che non è ancora al top della condizione.

TERLIZZI 6. Vince l’inizio ballottaggio con Spolli, per poi essere rimpiazzato dallo stesso argentino all’intervallo. Nei 45’ giocati non mi pare abbia demeritato. Anzi offre una prestazione dignitosa, con chiusure puntuali e senza sbavature. Da sapere se il forfait è stato per problemi fisici o altro: sostituzione comunque ininfluente sul risultato.

CAPUANO 6,5. Disputa un esordio convincente. Presto detto (e risaputo) che non è il fluidificante da dieci cross a partita, è da segnalare una continua disponibilità a proporsi in appoggio ed aiutare la manovra offensiva. Dietro soffre zero e chiude gli spazi di competenza senza affanni. La traversa su splendida incornata nel finale avrebbe coronato una prestazione già più che soddisfacente. E’ evidente che sia uno degli elementi atleticamente messi meglio della truppa di Giampaolo.

CARBONI 5,5. L’assenza di Biagianti lo catapulta titolare nel ruolo non ideale ma praticamente sempre avuto a Catania, quello di centrale di una mediana a tre. E allora giù con i soliti discorsi, che non è uomo da dettare i tempi, che difetta in tecnica e che rallenta ritmi, ripartenze e gioco non essendo un felino. Continua comunque a farsi in quattro, ripetendo a suon di randellate la sua vocazione. Pazienza se progressivamente perde lucidità, perché è ciò che accade a quasi tutti i rossazzurri.

LEDESMA 6. Non male, ma nemmeno benissimo. Atleticamente dimostra di esserci perché da un paio di scatti nel finale dimostra d’avere più gamba di molti altri. Manca però tanto per il Pablito di cui molti si innamorarono nella ormai due stagioni or sono. Nella fattispecie la brillantezza nel dettare le geometrie, un po’ di convinzione in più negli inserimenti e spesso anche l’immediatezza nella giocata. Con l’idea di non buttare mai il pallone, spesso si incaponisce finendo per perdere palloni facili.

IZCO 6. Scioglie i muscoli col passare dei minuti e finisce in crescendo. Solo che a parte la proverbiale corsa e pochi break in avanti non c’è molto altro. Da dimenticare un paio di tentativi di tiro dalla distanza. Il collettivo deve ancora raggiungere l’optimus atletico. Appena ci sarà, l’impressione è che le probabilità di ritrovare il portentoso Mariano della scorsa stagione sono alte.

RICCHIUTI 6,5. Preannunciato come l’uomo più in forma, ne ha dato conferma sul campo. La gabbia che gli monta Pioli addosso funziona per meno di venti minuti. Appena sfugge la prima volta a Rigoni, Adrian diventa una spina. L’inserimento sul velo di Mascara ed il tocco vellutatissimo su Sorrentino in uscita sono una primizia di stagione. Mette fantasia e dinamismo, poi come d’abitudine il calo della ripresa lo offusca progressivamente. Per carenza di alternative in panca Giampaolo non lo fa rifiatare. Lui si spreme fino all’ultima goccia.

MASCARA 6. La solita anima rossazzurra. Hai voglia di fare il tridente, di metterlo all’ala oppure seconda punta vicina a Maxi. Topolinik lo trovi sempre a tutto campo, a perdifiato con la palla al piede o a rincorrere maglie avversarie. Sulla carta il ruolo ritagliatogli nel 4-3-1-2 sarebbe più congeniale. Ma evidentemente esonerarlo dal sacrificio è impossibile, anche perché se lui o Ricchiuti non si abbassano ad inventare diventa dura. Da sballo il velo che spiana al folletto argentino la strada per il pari. Non tira mai in porta.

MAXI LOPEZ 5,5. Annunciato come non in condizioni stratosferiche, Maxi giochicchia alla meno peggio in questo esordio. E’ vero che tante altre volte lo scorso campionato giocava nell’ombra, ma con la differenza che oggi è mancata la zampata. Palloni ne tocca pochi, quando lo fa si capisce che con lui si gioca sul velluto. Che la condizione latiti si intuisce da un’occasione nella ripresa: palla sul destro appena fuori area e comoda per la botta a rete, ma quasi ciccata. Appena avrà smaltito i carichi di lavoro è quasi impossibile che tradirà le attese di stagione…
*SPOLLI 6. Al posto di Terlizzi al rientro dall’intervallo. Pochi interventi, limita distrazioni ed inutili irruenze.

*ANTENUCCI 6. Rileva Maxi nell’ultima frazione di gara. Fa sentire la sua presenza. Gli tolgono dalla testa una probabile incornata vincente, mentre un’altra la gira di un nulla alta sul palo lungo.

* MORIMOTO s.v. Scampoli quando si è sotto di un gol, per un arrembaggio che serve a poco e dove non tocca palla.

All. GIAMPAOLO 6. Tra indisponibili, squalificati e gente fuori forma, l’ex tecnico di Cagliari e Siena non è che potesse schierare di meglio ad inizio gara. Reso impossibile l’amato 4-4-2, l’11 d’esordio da tecnico rossazzurro è negli uomini di matrice “mihajloviciana”, se non nel modulo quantomeno nell’interpretazione del gioco ed in tutti gli uomini (eccetto Carboni per Biagianti). Le note positive sono l’ordine tattico e le sofferenze contenute in trasferta, anche se con un avversario alla portata. Inoltre diverse trame offensive del trio Mascara-Ricchiuti-Lopez hanno confermato le potenzialità già note in fase offensiva. Ma ad inizio stagione a fare la differenza è la condizione atletica. E le maggiori riserve di fiato e gambe del Chievo alla lunga hanno fatto la differenza. Sia chiaro che col pareggio il Catania non avrebbe rubato nulla, perché i clivensi hanno macinato di più nella ripresa ma di fatto Andujar non si è mai dovuto sporcare i guanti. Da notare come il rigore ago delle sorti del match non c’era, con la scorrettezza di Alvarez tanto netta quanto fuori area. Ciò non toglie che si deve e si può fare di più, in attesa delle frecce Barrientos e Gomez da poter scagliare dalla faretra rossazzurra. Buon lavoro mister…

Arbitro BERGONZI 5,5. Qualche decisione invertita, un paio di cartellini non sventolati per eccesso di clemenza. Ma su tutti la svista sul fallo da rigore ampiamente fuori area di Alvarez su Pellissier, che di fatto ha deciso la partita.

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