Spolli (Acifoto)

Calcio, Catania-Bologna 1-0: il commento del match

Si(n)...isau
Effetto Mihajlovic. La storia dice con chiarezza che quanti pensavano che uno dei problemi primari (non l'unico, ovvio) del Catania fosse la guida tecnica avevano, purtroppo, ragione. E' bastato che al posto del tenero Atzori, colpevolmente tenuto un mese di troppo in panchina, giungesse un simil-Zenga, un ex grande giocatore, sì da "costruire" come tecnico, ma in grado di strizzare le palle ai giocatori e/o appenderli al muro alla prima occasione e... puf, ecco il Catania rifiorire, mostrare gli attributi evidenziati durante la scorsa stagione e misteriosamente persi nel giro di un paio di mesi, trovare tre reti in due partite subendone una sola, fare 6 punti di fila, rilanciarsi in classifica, ricompattare l'ambiente riconquistando il feeling con i tifosi, guardare al futuro con ottimismo, seppure senza obliare il realismo. Ma, soprattutto, ecco nuovamente ricomparire all'ombra dell'Etna la più sfuggente delle dee, la bendata Fortuna che sembrava aver definitivamente abbandonato le dimore rossazzure. Conta. Conta. Conta assai. Non per niente, tanto per dire, i risultati delle dirette concorrenti nella lotta per conquistare la salvezza, per la prima volta, hanno sorriso al Catania: floppato tutte, e alla grandissima. Un segno. La verità è che tecnico serbo è riuscito a fare, dopo un esordio choc in casa con il Livorno, quello che un po' tutti attendevano che facesse: rivoltare psicologicamente un gruppo apparentemente ormai "segnato", "Aiutando" i giocatori a comprendere come bastasse lottare un po' di più per mutare la propria sorte. Anche al di là dei chiari limiti realizzativi che sia a Torino, sia oggi contro il Bologna di Colomba si sono puntualmente ripresentati. Limiti che, naturalmente, dovranno trovare una convincente risposta nel mercato di riparazione in corso. Questa squadra, è pacifico, con un attaccante "strutturato", una punta in grado di non fallire come un orologio svizzero reti su reti davanti al portiere, sarebbe a metà classifica. Lo dico e affermo con forza dopo aver fatto un oggettivo conto delle numerose occasioni fallite in qusto girone d'andata. Pure oggi, almeno cinque o sei palle-gol non trasformate, sebbene il portiere del Bologna, il giovane Viviano, si sia confermato fra i migliori estremi difensori del campionato. La realtà, invece, dice che il Catania (15 punti) si ritrova ancora dietro al quart'ultimo posto occupato proprio dai rossoblù emiliani, ma a un punto (sebbene il Bologna debba recuperare il match, e che match, con l'Atalanta), un solo punto. Il passo in avanti, comunque, risulta fondamentale. Adesso si è in piena corsa, nel mucchio selvaggio, con la fondata speranza di emulare Butch Cassidy o Sundance Kid. La Speranza, sì, altra ondivaga divinità ultimamente poco assidua dalle parti di Via Ferrante Aporti, torna a far capolino, riscaldando i cuori targati Liotru. Aveva ragione Mihajlovic a suonare la carica, a dirsi sicuro della vittoria. Bisognava restituire autostima, certezze alla squadra e alla tifoseria. L'ha fatto alla grande, il serbo. E ciò appare persino più importante delle scelte tattiche iniziali o delle opzioni in corso d'opera, peraltro coronate dal successo finale. E a caval donato non si guarda in bocca.

Molta grinta, meno geometrie
Diciamolo subito, prima di addentrarci in analisi tattiche: di riffa o di raffa, lanci lunghi o meno, i rossazzurri nella prima ora di gioco quattro o cinque situazioni importanti sotto porta, un paio addirittura clamorose (Mascara di testa a fil di palo e traversa di Llama da 25 metri), le aveva create, mettendo sotto un Bologna probabilmente reso ancor più muscolare e remissivo dalla discutibile scelta di Colomba volta a "contenere", presentando quattro medianacci (inguardabili soprattutto gli esterni Casarini e Valiani) pronti a randellare e accorciare in difesa, con il solo Adailton a supportare l'isolato Di Vaio -insomma, "vogliamo lo 0-0" il grido di battaglia dei rossoblù. Tuttavia, occasioni create più con il cuore che con le geometrie. Più "pathos" che "ratio". A mio avviso, la scelta iniziale di Mihajlovic, il 4-4-2 con Izco al posto di Morimoto, seppur comprensibile (dar fiducia al gasatissimo "Marianito"), non ha prodotto risultati proficui, specie se commisurati alla necessità di dover vincere a tutti i costi lo scontro diretto casalingo. L'esperimento dei "tre muratori" (Biagianti-Carboni-Izco) limita di molto le possibilità di creare gioco in mediana, affidando le chance di invenzione al solito generosissimo Mascara (buona la sua prestazione) o a qualche cross di Llama (anche lui positivo e giustamente applaudito al momento della sostituzione con Morimoto) per un attacco non munito di una "torre" classica, malgrado Martinez sia abbastanza efficace nel gioco aereo. E non parliamo degli "alternativi" cross di Capuano, in chiaro momento di involuzione tecnica... Biagianti e Carboni, come quasi sempre, hanno prodotto una prestazione solida in fase di recupero palla e di copertura, poco lucida in quella di impostazione e di inserimento senza palla. Non è, del resto, il loro mestiere. Se ai due si aggiunge il pur generoso Izco, più adatto ad attaccare lo spazio, vero, ma forse anche più impreciso negli appoggi (grave un suo errore in fase di disimpegno difensivo, errore che ha consegnato l'unica palla-gol della partita allo smarrito Di Vaio), fatalmente si finisce per affidarsi ai lanci lunghi dalla difesa a opera di Spolli, Capuano e Silvestre. E non basta, poi, che si inserisca una punta in più, come nel caso dell'ingresso di Morimoto al 66', perché in partenza il gioco rimane poco qualitativo. Non è un caso che il Catania abbia accelerato in maniera evidente e segnato la rete decisiva dopo l'ingresso in campo di Pablito Ledesma. Serve il Pablito argentino, come il pane. Entrato al 73', pur non facendo nulla di straordinario, ha conferito tutt'altro assetto tecnico alla squadra. E subito si è andati in vantaggio. E' scontato che Ledesma debba ancora trovare la migliore condizione, ma per trovarla deve giocare. Ed essendo un pezzo unico (a meno che non giunga altro dal mercato) non può essere sostituito tatticamente. Con l'argentino, nel finale, le occasioni sono fioccate, peccato che il giovane "puntero" nipponico non riesca proprio a sbloccarsi. Evidente, ancora una volta, l'errore a porta vuota al 90', sull'assist dello splendido Martinez.

SuperMalaka
Già, il Malaka. L'intuizione giusta Mihajlovic l'ha avuta subito. Martinez è una punta pura e deve giocare vicino alla porta. Bene, lo sostengo da tempo. Mostruosa per movimento, sacrificio, qualità, la prestazione dell'uruguagio, nettamente il migliore in campo. E non è la prima volta. Sta capendo come si gioca in Italia. Non solo concretezza sotto porta (sei reti finora). Non solo dribbling ubriacanti (se avesse segnato al 52' dopo una discesa irresistibile, avrebbe realizzato il gol della stagione). Anche sacrificio. Anche assist. Anche movimento e corsa. E' il più bravo, al momento. Se non condizionato da problemi fisici, può fare la differenza.

Nicolas...onil
Un giocatore, Spolli, in grado di lenire, con una sola, portentosa "zuccata" i traumi contusivi subiti dagli angosciati petti dei tifosi catanesi. Proprio come la famosa pomata. Ci aveva tentato spesso, sempre con sfortuna. Questa volta non ha fallito, regalando tre punti cruciali ai propri compagni. Ma ha giocato bene anche in difesa, come a Torino, sempre puntuale in anticipo e folgorante nel gioco aereo. Tutto sommato, si può considerare concluso il suo inserimento nel calcio italiano. Pare un buon giocatore e lo scherzoso titolo dell'editoriale, rifatto su un celebre cartoon calcistico giapponese, gli rende merito. Del resto, come più volte ribadito, non sono nel reparto arretrato i problemi più evidenti del Catania. Anzi. Ritrovato un discreto Silvestre, è proprio in questa zona di campo che si esibisce la più lieta sorpresa stagionale in chiave etnea: Pablo Alvarez. Altra partita maiuscola del popolare "Comu finiu" (finiu bona...). Attento in difesa, mai "pigro" nell'appoggiare l'azione, ficcante al tiro (ha sfiorato ancora una volta il gol). Uno con gli attributi. Il "vero" Alvarez, insomma, non il "cugino" di qualche tempo fa. Adesso, serve recuperare il "vero" Capuano, nettamente sotto i suoi standard.

Il pubblico, finalmente
A mio avviso, però, la più grande conquista realizzata dai rossazzurri oggi pomeriggio si chiama "Massimino": hanno ripreso possesso dello stadio "caliente" protagonista di tante epiche battaglie, quel dodicesimo uomo più volte invocato e mai ritrovato in questo girone d'andata. Per ottenere la salvezza sarà fondamentale mantenere questo feeling riconquistato grazie alle recenti prestazioni e alla grinta profusa a iosa. Forse, l'appello all'unione e al "passo indietro" da parte di tutti, nessuno escluso, è stato preso sul serio. E i risultati si vedono. Poche polemiche, meno minchiate al vento e illazioni tipiche dell'alcoolista iperteso da baretto suburbano, più maccheroni dentro la pancia. Sarà fondamentale non ricaderci, però, dopo la prossima sconfitta. Si raggiunge l'obiettivo solamente non abbandonandosi a isterismi mestruali, esaltazioni, depressioni, elucubrazioni, liposuzioni psichiche et affini.

A Genova con rinnovata convinzione
Adesso, sotto con le tre gare genovesi (due con il Genoa, una con la Samp). Due di campionato, una di Coppa Italia. Il "buen retiro" savonese giunge a fagiolo. Ci sentiamo di poter affermare che la salvezza abbia un valore "leggermente" superiore alla pur stimolante competizione vinta lo scorso anno dalla Lazio. Contro i rossoblù liguri un Catania così grintoso e convinto può fare risultato, magari innestando quel centravanti d'area che pare necessario alle sue sorti magnifiche e progressive. Dare continuità ai risultati sarebbe fondamentale, anche in considerazione degli incontri non facilissimi che attendono le dirette concorrenti. Basta crederci e Mihajlovic, in questo senso, è una garanzia. Let's go, Liotru, let's go!!!

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