Notte da leggenda, notte da Ma-Ma-Ma
Fuochi d'artificio. Mi mancavano. Ci mancavano. Stasera ho aggiunto pure questa alla mia personale galleria di "evergreen" in chiave rossazzurra. Quindici minuti dopo il fischio di Valeri, seduto sulla mia panca in tribuna stampa, ancora inebetito e quasi debilitato dalle fibrillazioni cardiache procuratemi dal mitologico spettacolo cui avevo assistito, ecco fiorire al mio sguardo, provenienti dalle adiacenze dello stadio, le pirotecniche "accensioni" colorate di giallo, rosso, verde, blù che qualche tifoso aveva preventivamente apparecchiato, incurante di scaramanzie, corni, cornetti, tocchi ai gemelli di famiglia e consimili facezie. Incredibile? No, assolutamente no. E, lo anticipo subito, non si tratta di provincialismo come a qualche distratto osservatore potrebbe apparire. E' solo genuina felicità, carnale letizia, dilettoso amore, delirante liberazione. Ci sta. Ci sta perché troppa è la gioia per l'ennesima pagina di storia scritta dal Catania targato Pulvirenti. Forse la più fulgida. Dopo 44 anni, scacco matto all'Inter. L'Inter dei 4 scudetti consecutivi, l'Inter prossima a giocarsi la Champions League a Londra con il Chelsea di Ancelotti, l'Inter dei milionari, l'Inter del "Comunicattore" (due "t" d'obbligo), e chi più ne ha più ne metta. Non starò a scadere nelle banalità che leggo e sento in queste oreda più parti. "Clamoroso al Cibali"? Ma quando mai. Troppo facile. Troppo scontato. Di clamoroso, in questa lezione di calcio inflitta ai presuntuosi nerazzurri dell'unico tecnico al mondo ad aver scomodato per sé l'ormai usurata prova ontologica di anselmiana memoria, non c'è proprio nulla. Il Catania ha giocato meglio, assai meglio per tutti i 90' e ha vinto di conseguenza, in virtù di tre eccezionali "perle" tecniche esibite dal Ma-Ma-Ma, il tridente che fa sognare i tifosi del Liotru. Un successo, dunque, senza "se" e senza "ma" (questo "ma", come vedete, torna sempre in primo piano, che sia il destino?). Piuttosto, mi sia consentito un paragone, appunto, mitologico, considerata la portata eroica dell'impresa compiuta da Mascara e soci. Gli etnei si sono proposti come moderni emuli di Teseo guerreggiante nel labirinto. Alla spasmodica ricerca di un pertugio nella guardia del Minotauro interista, gli uomini di Miha sembravano essersi persi, loro malgrado, nel cieco tunnel abitato dai fantasmi delle piccole grandi imprecisioni sotto porta (Ricchiuti), delle sfortunelle, dei colpi d'ala del più potente avversario (Eto'o-Milito). Poi, come per magia, ecco ricomparire il filo d'Arianna, mai realmente smarrito durante tutto l'arco del match. Così, niente da fare per il mostro. Abbattuto, umiliato, distrutto, in ultimo abbandonato fra i tortuosi budelli del labirinto grazie alle preziose ali fornite dall'impagabile ululato della "torcida" catanese, numerosa, calda, palpitante come mai. Non un volo d'Icaro, ma un volo stile Jet. Anzi, "Wind" Jet.
"A facci de' caravigghiari"
Così come mi ero sbilanciato durante la scorsa stagione, in occasione della fondamentale vittoria interna sulla Reggina, ugualmente lo faccio adesso, assumendomene tutte le responsabilità: il Catania, grazie a questa storica "scoppola" inflitta alla ben pagata cucciolata del presidente Moratti, si è praticamente salvato. Sì, si è salvato. Giocherà il suo quinto anno consecutivo in Serie A. "A facci de' caravigghiari", in puro idioma siculo. E, attenzione, non mi riferisco al mero dato numerico, pur rilevante: 31 punti, sostanzialmente a 7/8 lunghezze (massimo, proprio volendo stare larghissimi) dalla quota necessaria alla realizzazione dell'impresa. No, mi riferisco all'incalcolabile portata psicologica della vittoria odierna. Un'autentica overdose di autostima e fiducia per il Catania, una spaventosa tranvata per le rivali che vedono il team su cui (improvvidamente) avevano puntato tutte le fiches -a "s" non ma scoddu, malgrado siano le 3 di mattina, s'annunca appoi mi massacrate...- di riaggancio conquistare tre pesantissimi e inopinati punti in una partita considerata "impossibile"; veri e propri macigni sulla strada della salvezza. Del resto, siamo al ventottesimo turno, mancano 11 gare in cui racimolare quei 7/8 punti sopra citati. Sempre che Livorno e Atalanta riprendano a conquistare qualche punticino. Domenica l'uno va a Roma contro i giallorossi di Ranieri, l'altra a Parma. Vedremo...
Miha stende Mou
22 punti in 13 gare. Non vi sarebbe necessità di ulteriori specificazioni. Ma ve le do lo stesso. Da quando il tecnico serbo è alla guida del Catania, i rossazzurri hanno vinto 7 gare, incassato pochissimi gol (settima difesa con 34 reti subite) e ricominciato a segnare con una certa regolarità (32 gol complessivi). Tanto per gradire, 2 "polpette" alla Juve, 3 al Parma, 4 al Bari, 3 all'Inter... Merito di un assetto tattico stabile e ben oliato, di un "lavaggio del cervello" perfettamente riuscito, di scelte tecniche precise, di un nuovo centravanti, di una scarica adrenalinica trasmessa in maniera immediatamente percebile, di un pizzico di fortuna. In una parola, Miha. Quello che fa specie a chi non segue abitualmente il Catania è che abbia potuto infinocchiare con una certa semplicità il tanto celebrato Mou, superfigo tra i superfighi, beato tra cannoli e arancini all'interno di un boxetto in tribuna. Eppure, l'allenatore del Catania questo scherzetto lo aveva giocato anche alla Juve! 4-1-4-1 in fase di non possesso, 4-3-3 in quella d'attacco; due esterni offensivi (Mascara e Martinez) tecnicamente avvertiti, entrambi in grado di creare superiorità dalle parti di Maicon o Zanetti, costringendoli contestualmente a limitare le proverbiali discese palla al piede; un centrocampista di qualità (Ricchiuti) capace di guidare le ripartenze in percussione centrale e di inserirsi nel cuore dell'area interista; un centravanti di stazza in grado di rompere le scatole ai due lenti centrali difensivi, tenendoli sempre sul "chi va là?". Il tutto, mantenendo sempre compatezza e coesione fra i reparti. Cioè, aspetti, prendi palla e riparti con velocità. Semplice, ma geniale. Una tattica micidiale per questa Inter, che qualcuno definisce sorniona e che io, invece, reputo poco brillante, come testimoniato dal mesetto di risultati balbettanti in campionato (peraltro pienamente riaperto da questo risultato). Male gli esterni, maluccio i centrali difensivi, lenti i centrocampisti (Stankovic e Cambiasso sovrastati da Izco e Ricchiuti), così così Snejider, soffocato da un ottimo Biagianti, abulico Eto'o. Benino il solo e solito Milito, autore del gol dell'effimero vantaggio al 53'. L'impresa da leggenda del Catania si commisura proprio sull'immeritato svantaggio subito nella ripresa, dopo aver condotto un primo tempo garibaldino, condito da due clamorose palle gol fallite da Ricchiuti, peraltro tra i migliori in campo. Certo, Mou il colpo d'ala tenta sempre di porgerlo. Il riuscito cambio Mariga-Quaresma proposto a inizio ripresa, condito dal passaggio a un 4-2-3-1, si rivela capace di costringere Martinez e Mascara, autentici "castighi di Dio" per la difesa nerazzurra, a limitare le scorribande offensive. E per una quindicina di minuti funziona. Sembra che la solita maledizione aleggi sul "Massimino" quando la classica mannaia dei fuoriclasse si abbatte su Andujar. In sostanza, Eto'o e Milito azzeccano l'unica ripartenza della loro partita, nobilitata dalla diciannovesima segnatura del "principe" argentino. Un'altra squadra si sarebbe rassegnata al destino rio e malvagio. Non il Catania di questi tempi. Splendido il pareggio di Maxi Lopez dopo una ventina di minuti; adidrittura "avatariano", 7' dopo, il "cucchiaio" di Mascara a trasformare il netto rigore susseguente a un miserrimo tocco di mano in area di Muntari (che stabilisce un record: due ammonizioni in poco più di un minuto; meno di due primi in campo); da brividi i dribbling su Lucio, Materazzi e Julio Cesar operati da Martinez in occasione della magnifica terza rete che, al 90', chiude i conti. Cose mai viste. Cose reali. Reali come la grinta di "Comu finiu" Alvarez, come la sicurezza di Silvestre (migliore prestazione stagionale) e Terlizzi, come la ritrovata verve di Capuano (mai così positivo nell'ambito dell'attuale stagione), come la forza fisica di Izco, anche oggi protagonista di una percussione centrale seguita da assist vincente (ad Alvarez, da cui scaturirà il cross al bacio per il primo gol di Maxi). Insomma, apoteosi pura. Un'apoteosi meritata, sancita da quella corsa in mezzo al campo del presidente Pulvirenti a fine gara. Uno che ci ha sempre creduto, anche nei tempi bui. E non si era in molti...
Muntari, uno di noi
E' "sparo", come si dice dalle nostre parti. Cioè, banalizzando, non c'entra nulla con il resto della squadra. Quello sul simpatico ghanese non è, naturalmente, un giudizio riferibile alla sola partita del "Massimino", ci mancherebbe. Troppe risultano le ricorrenti "imprecisioni" del centrocampista ex udinese nell'ambito di un team imbottito di campioni che parlano una lingua del tutto diversa. La sua irruenza, la sua scarsa destrezza tecnica, la sua mancanza di freddezza rischiano di diventare un fardello pesantissimo per l'Inter. Come detto, la sua partita è durata 2'. E il suo incomprensibile fallo di mano potrebbe valere un campionato. Una cosa è certa, detta senza polemiche: se Muntari gioca nell'Inter, un buon medianone come Biagianti dovrebbe perlomeno accasarsi nel Real Madrid. Avrebbe di certo maggiori chance di ben figurare... Che Mou lo faccia giocare spesso titolare nell'ambito di uno fra i più attrezzati organici d'Europa appare ascrivibile ai più grandi misteri dell'umanità, non meno rilevante del famoso video del 1994 con l'autopsia del presunto alieno di Roswell. Comunque, se Mou preferisce portarsi dietro il Muntarone e lasciare a casa Balotelli, vittima di presunti e non meglio precisati infortuni, deve per forza essere considerato un emulo del celebre Tozzi-fan, kamikaze in salsa di pomodoro che tutti noi ricordiamo con affetto.
Topolinik 29
Ce l'ha fatta, Peppe, a raggiungere il mitico Memo Prenna, il quale da lassù starà applaudendo. Topolinik, grazie al "cucchiaio" (rimarrà indelebile nei ricordi dei tifosi, non meno del pallonetto da centrocampo infilato a Palermo) adagiato alle spalle di Julio Cesar, tocca quota 29, miglior realizzatore rossazzurro di sempre in Serie A. Un traguardo importante, raggiunto con pieno merito. Adesso, a pieno titolo, può essere considerato come uno dei più grandi calciatori della storia del Catania. Non solo, si tratta della sua settima rete stagionale. Non male per uno che stava disputando un'annata grigia... Oggi ha giocato come vogliamo noi: con qualità, spesso in attacco, seppur non trascurando, come da caratteristiche, l'aiuto ai compagni, ma in attacco. Tirando in porta. Come sempre deve fare, dato che ha una stoccata micidiale. Congratulazioni, Peppe.
Maxi 7
Qualcuno già aveva sentenziato: bidone. Risposta: due reti consecutive, contro Cagliari e Inter, bellissime entrambe (il "taglio" in area in faccia a Lucio esibito oggi è da grande centravanti). Tre complessivamente, contando quella di Roma contro la Lazio. In tutto, facendo il conto del macellaio, 7 punti portati a casa. 7 punti. 7 punti. Ah, poi magari gli esperti di cui sopra si facciano spiegare da Mihajlovic, uno che propriamente capisce qualcosina di calcio, a cosa servono in campo, dal punto di vista squisitamente tattico e al di là delle capacità realizzative, le punte come la "galina de oro"...
Malaka 9
Un marziano. Il migliore in campo. Dribbling, assist, tiri, gol da leggenda. 90' di pura poesia targata Jorge Martinez, alla stagione della definitiva consacrazione. Sta bene l'uruguagio e si vede. In ogni caso, ogni dubbio è svanito: se fa queste cose davanti a Zanetti o Lucio, le può fare contro chiunque. Merita una grandissima squadra, un top team, a fine campionato. E l'avrà. Per adesso, che salvi il Catania...
Valeri promette
Non mi sbilancio spesso sugli arbitri, ma questa volta (spero di non pentirmene) farò un'eccezione: questo direttore di gara ha un roseo futuro. Mi è piaciuto per personalità e preparazione tecnica. Si vede che ne capisce di calcio dal modo in cui applica correttamente l'opzione del vantaggio. Non ha sbagliato nulla, aiutato anche dal guardalinee Romagnoli, un tantinello fortunato, ma bravo, a pizzicare la posizione regolare di Eto'o in occasione del vantaggio nerazzurro. Inappuntabile sul rigore, accompagnato da sacrosanta espulsione a Muntari. Sperem...
Ologramma Maradona
Sembrava Startrek. Tutti in tribuna a cercare Maradona, fantomaticamente (chissà da chi, poi...) annunciato in tribuna al "Massimino". Chi con metal detector, chi con raggi laser, chi con marchingegni in grado di captare anche lievissime attività neuronali. Come ampiamente previsto, c'era il suo ologramma, magari proiettato dall'astronave madre a opera del dottor Spock. Ma il vero "pibe" era probabilmente a Buenos Aires a ingurgitare "asado". I viaggi transoceanici stancano...
A Verona per la "mazzata" finale
L'errore più grave da compiere ora sarebbe quello di "sedersi" dopo la grande impresa. Un errore già commesso un anno fa dopo il vittorioso derby di Palermo, durante il match casaligo giocato in casa contro il Siena. Ma, se allora in fatto di punteggio potevamo anche permettercelo, adesso no, o meglio, non ancora. Servono sempre i celebri 7/8 punti. Prima li facciamo e meglio è. Anche perché, ci si potrebbe guadagnare la fantastica chance di far giocare qualche partita a Barrientos... E, quindi, a Verona con la stessa cattiveria, con la stessa grinta, con la stessa qualità di oggi. Giocando come contro l'Inter si potrebbe aggiungere un ulteriore, decisivo mattone all'edificio salvezza. Mancherà Martinez, assenza grave, ma riposerà. E Morimoto scalpita. Let's go, Liotru, let's go!!!
