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Lecce-Catania (0-1), il commento di Max Licari
Nov 27, 2011 - 8:41:34 AM

Finalmente…
Una liberazione. E che caspita, non può andare sempre male!!! In due partite il Catania inanella qualcosa come 15 nitide occasioni da gol, ritrovandosi davanti, in pratica, due mostri inaffondabili davanti alla porta, due Idre dal nome Sorrentino e Benassi, e correndo il serio rischio di rimanere con un pugno di mosche in mano, zero punti totali, al culmine di due match dominati. Meno male che ci ha pensato l’eroe da feuilleton della domenica, Barrientos, a ristabilire al 90’ la sacrosanta verità storica, perché altrimenti ci sarebbe stato da piangere. Certo, anche il Catania ha messo del suo, sbagliando clamorosamente gol facilissimi nonché alcune scelte iniziali e in corso d’opera (alla luce di quanto visto oggi) nella gara contro il Chievo. Il colpo da fuoriclasse tirato fuori dal cilindro dal genietto argentino riconcilia con il calcio e, soprattutto, pone il Catania in zone tranquillissime di classifica. Non solo, fornisce un’iniezione di fiducia impagabile all’undici etneo proprio perché il gol giunge al 90’ e in trasferta, a sfatare il tabù più pernicioso della storia catanese in A. Una storia giunta alla cinquecentesima puntata. Da notare che il quattrocentesimo atto della vicenda rossazzurra nella massimo campionato aveva portato un’altra vittoria fuori dalle mura amiche, addirittura storica, 0-4 a Palermo. I “centenari” portano bene, evidentemente. Comunque, a 17 punti si sta davvero bene, non c’è che dire. E se domenica scorsa il Dio del Calcio non avesse deciso di indossare la maglia veronese, i rossazzurri di Montella si ritroverebbero in piena zona Champions League. Un rendimento più che soddisfacente che conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, la maggiore qualità dell’organico approntato quest’anno dalla società di Torre del Grifo.

L’importanza dell’organico
Ditemi una cosa, quale squadra di medio livello può permettersi di far subentrare in corsa Biagianti, Maxi Lopez e Barrientos? E’ questo il puto cruciale di Lecce-Catania, la vera “marca” della differenza fra il Catania odierno e le versioni precedenti. Qualche tempo fa entravano Minelli, Rossini o Sabato, tanto per dire… Quando puoi permetterti di lasciare in panca elementi che, con tutta probabilità, farebbero i titolari in compagini di ottimo rango, allora vuol dire che possiedi nel tuo dna quel qualcosa in più che può permetterti anche di fregartene della malasorte o della tua stessa incuria sotto porta. Montella continua a proporre il suo 3-5-2, e a dire il vero, dati i risultati, non lo si pujò biasimare, benché l’assenza di uno come Spolli sia davvero pesante. Potenza centrale, Izco a destra (l’elemento più indicato a svolgere il ruolo in questo modulo), Delvecchio in mezzo a dare sostanza, dopo i balbettii di Ricchiuti contro il Chievo. Contro un Lecce a una punta (il giovane colombiano Muriel) e privo dei suoi migliori uomini (Di Michele, Mesbah e Giacomazzi), può bastare? il primo tempo conferma le idee di Montella. Pur giochicchiando in mezzo a ritmi non eccelsi, il Catania riesce a mettere tre volte i propri uomini davanti allo strepitoso Benassi. Incredibili, soprattutto, gli errori di Delvecchio, due palle da mettere dentro a tutti i costi. La partita si sarebbe dovuta chiudere lì, e invece i rossazzurri rischiano anche di prendere il gol dello spaurito Lecce con il subentrato Piatti. Pazzesco. Nella ripresa, il Catania sembra entrare in campo anestetizzato. Lodi e Almiron fraseggiano con precisione, ma a ritmi lenti, Marchese in difficoltà sul velocissimo Cuadrado, Bergessio e Gomez poco serviti e scarsamente lucidi. Però, c’è un però. Se fallisci al 73’ l’ennesima palla a tu per tu con il portiere avversario, nell’occasione il “papu” Gomez, puoi pagarla cara. E il Catania la stava pagando al 81’, quando Andujar ci metteva una pezza su Muriel. Ma, adesso, torniamo alla domanda iniziale. La risposta è semplice: Biagianti, Maxi e il “pitu” hanno cambiato la partita. Merito di Montella, ma il sospetto è che questi ragazzi meritino di giocare dall’inizio, essendo senza alcun dubbio tre dei giocatori più forti dell’organico, tre ipotetici titolari indiscutibili. Parliamoci chiaro, tolte determinate circonvoluzioni mentali, lo sfogliatore di margherite, al secolo Maxi Lopez, potrebbe essere panchinaro nel Catania? Senza i continui problemi fisici, Marco Biagianti potrebbe rimanere fuori? Senza i postumi di un infortunio quasi stronca-carriera, un fuoriclasse come Barrientos non giocherebbe nel Liverpool o giù di lì? Domande retoriche, ovviamente. Se questi stanno bene, in definitiva, devono giocare, perché sono più forti degli altri. Montella, nelle prossime gare, sulla base delle risposte degli allenamenti, dovrà farci capire se siamo sulla strada giusta per la composizione definitiva del miglior undici, cui affiancare alternative valide, giocatori che finora hanno fatto bene. Discorso che vale, per esempio, anche per Llama. Se sarà adattabile al 3-5-2 sulla corsia di sinistra, allora avremo chiuso il cerchio. Fermo restando, che in difesa, a gennaio, si dovrà intervenire numericamente. Insomma, il Maxi Lopez che oggi entra con grande voglia e determinazione ,gioca bene e serve la palla del gol l “pitu”, se alieno da masturbazioni mentali, deve giocare. Così come Biagianti e “questo” Barrientos. Il rammarico è corposo, non posso non rimarcarlo: se Montella lo avesse messo dentro domenica scorsa, piuttosto che inserire l’acerbo Catellani, il Catania probabilmente avrebbe qualche punto in più. Si tratta di una tipologia di giocatore che, quando devi spingere, ti può risolvere la partita anche da fermo, tanto è superiore tecnicamente agli avversari. Il gol siglato dal “pitu” al 90’ è mostruoso per tecnica e abilità balistica, del tutto simile a una rete siglata con l’Estudiantes in Argentina, un gol che potete reperire facilmente su Youtube. E qualche minuto prima aveva costretto Benassi al miracolo con un destro alla Delpiero dal vertice sinistro dell’area. Sarebbe stato un gol clamoroso. Due considerazioni. Izco, nel primo tempo, si è rivelato fra i migliori: bene i spinta sulla corsia destra, malgrado reduce da un infortunio. Nella ripresa è uscito acciaccato. La speranza è che non sia nulla, perché mi pare indispensabile, come caratteristiche, se si vuole mantenere il 3-5-2. Andujar, dopo un periodo nero, oggi ha fatto molto bene. Sicuro in uscita, decisivo nello stoppare con prontezza l’unica occasione creata dal Lecce con Muriel. Il mio auspicio è che la gara odierna possa essere l’alba di un giorno nuovo per l’argentino. Ne abbiamo bisogno.

Riprendere la marcia al “Massimino”
Una sconfitta interna, considerate le medie catanesi, può considerarsi anche già troppo. Necessario riprendere a macinare punti in casa, in specie contro avversari alla portata. E il Cagliari di Ballardini è alla portata. Però, attenzione, non facciamo l’errore costatoci caro con il Chievo. Pensare di essere i migliori del mondo è pericoloso. Sarà una partita difficilissima contro una buona squadra, composta come il Chievo da ottimi giocatori di grande esperienza nella categoria. Mi attendo che Montella metta in campo dal primo minuto i migliori, i più forti. Magari, dare un turno di riposo a qualche elemento che finora ha tirato faticosamente la carretta potrebbe far bene alla squadra in generale. Il resto lo farà il pubblico. Let’s go, Liotru, let’s go!!!