“A. Semu tutti devoti tutti?”, S.Agata tra devozione e finzione

Riflessioni danzanti. Paradigmi di una società che ricorda, prega, venera, dimentica, si vende, entra in lotta con se stessa, dilaniandosi con le sue stesse mani. Questo ed altro c’è nello spettacolo “A. Semu devoti tutti?”, che il Teatro Stabile ha proposto ieri in “prima” presso i locali dello Scenario Pubblico di Catania.

S.AGATA TRA STORIA E PRESENTE
Nella forma d’arte pensata da Roberto Zappalà e resa concreta dalla Compagnia Zappalà Danza, si colgono le mistioni peccaminose che lungo i decenni la città etnea ha fatalmente compiuto. S.Agata ed il suo martirio sono l’alba di tutto, ma anche il contesto spirituale in mezzo al quale tutto gira. La cornice scenica ricorda i seni martirizzati della patrona, in un collante tra storia (o mito?) e presente. Laddove la prima pare ricorrere ovunque si volga lo sguardo, provando a tambureggiare in un presente spesso cieco e sordo.

L’individuo dapprima dialoga con se stesso, non erra quando mostra la condizione autolesionista in cui lui e la città intera sono caduti. Una consapevolezza della realtà che diventa progressivamente delirio, lungo un percorso che lo conduce a perdersi ed omologarsi alla folla. Questa fa fatica a compattarsi, finchè la nudità splendida della santa martire la riconduce ad un’ordine primordiale.

PLATONICA DEVOZIONE?
Nella processione della sante spoglie c’è la sublimazione della devozione catanese. E’ come se, una volta l’anno, si raccogliessero in fretta i cocci dei disastri sociali ed umani. Si nascondono alla meno peggio, e si comincia a pregare, nel silenzio.

Una religiosità la cui autenticità resta perennemente in bilico. Si mescola col profano delle altre passioni nostrane (l’amore per il calcio e Agata paiono a volte fondersi e ricevere egual fede). La processione riesce solo ad ovattare, celando finchè può lotte intestine e metastasi sociali che riducono gli uomini a bestie quadrupedi.

Ritmi elevati paiono dilaniare una seconda volta i seni di S.Agata, icona di un martirio che finisce per coinvolgere l’intera comunità civile. Danze frenetiche, poderose esplosioni di muscoli che quando perdono coordinazione mutano in tumulti disorganizzati.

Un “tutti contro tutti” dove si alternano spersonalizzazione, lotta per la sopravvivenza e bramosìa di far prevalere il proprio ego. Riflesso di una società-fisarmonica, dalla spina dorsale sempre più flessibile.

“L’esercito bianco” che è solito accompagnare la santa in processione si ritrova sulla scena in abiti neri. Specchio luttuoso di quella Catania che altera il senso della devozione, sommergendo anche questa con la sua natura maledettamente corrotta. La fede si contrappone all’ “affare”. E non è la prima a contaminare il secondo, ma viceversa.

SCHEDA DELLO SPETTACOLO
Coreografia, regia, scene e luci: ROBERTO ZAPPALA’
Drammaturgia: NELLO CALABRO’ e ROBERTO ZAPPALA’
Testi: NELLO CALABRO’
Costumi: MARELLA FERRERA e ROBERTO ZAPPALA’
Musiche originali (dal vivo): PUCCIO CASTROGIOVANNI (I LAUTARI)
CARMEN CONSOLI (video): ascolta, approva e sconvolge le corde della sua chitarra
Danzatori della COMPAGNIA DANZA ZAPPALA’: ADRIANO COLETTA, ALAIN EL SAKHAWI, AKOS DOZSA, SAMANTHA FRANCHINI, SALVATORE ROMANIA, FERNANDO ROLDAN FERRER, ANTOINE ROUX-BRIFFAUD, MASSIMO TROMBETTA
Musicisti: PUCCIO CASTROGIOVANNI, SALVO FARRUGGIO, PEPPE NICOTRA
Lo spettacolo andrà in scena per l’intero week-end domenica compresa, ogni sera alle ore 21 presso lo Scenario Pubblico di via Teatro Massimo 16, a Catania.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Cinema&Teatro