(Siciliatoday)

Al Teatro Stabile di Catania il “teatro dell'assurdo” di Ionesco per la regia di Ezio Donato

CATANIA – Il rapporto inquietante e tragico tra un professore all’apparenza rassicurante e un'allieva inizialmente spavalda. Ovvero “il fantasma della formazione, distorto fino alla distruzione”, per usare le parole del rinomato regista e pedagogo Ezio Donato, che in ciò individua il nucleo tematico della Lezione di Ionesco, nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, in scena alla sala Verga dal 12 aprile al 2 maggio e poi all'Ambasciatori dal 4 al 6 maggio.

Un duetto memorabile che rivive nella traduzione di Gian Renzo Morteo: il grande Pippo Pattavina dialoga in un drammatico crescendo con Valeria Contadino, giovane attrice che ricopriva già il ruolo nella passata edizione. La scenografia è firmata da Antonio Fiorentino, i costumi sono di Giuseppe Andolfo, le musiche di Carlo Insolia, con la fisarmonica dal vivo di Valerio Cairone; a curare i movimenti coreografici è Donatella Capraro, le luci Franco Buzzanca, l’elaborazione video è di Federico Baronello.

Pippo Pattavina, vero beniamino del pubblico, torna sulla scena per la seconda volta in questa stagione dello Stabile, archiviato il recente successo dell'Aria del continente. Dopo aver vestito i panni del martogliano don Cola Duscio, l'artista interpreterà adesso il docente invasato, Valeria Contadino la studentessa-vittima; la parte della governante, in funzione di commento corale e coscienza critica, sarà ricoperta da un’attrice di sapiente esperienza come Ileana Rigano.



Sulla Lezione, pubblicata nel 1954, Ezio Donato, docente di Pedagogia generale nell’ateneo catanese, ha lungamente lavorato. Dopo un primo contatto in contesto universitario più di dieci anni fa, in occasione di una lettura per uso didattico in cui interpretava il ruolo del professore accompagnato da una vera studentessa, nel 2005 Donato ha curato la regia con la coppia Pattavina-Contadino all'Auditorium “De Carlo” del Monastero dei Benedettini che ospita la Facoltà di Lettere e Filosofia. Nello stesso anno lo spettacolo è stato riproposto al Teatro Carlo Goldoni di Venezia, all'interno del Master in Comunicazione e linguaggi non verbali dell’Università Ca’ Foscari. Successivamente è stato inserito nella stagione 2005/2006 dello Stabile etneo e rappresentato al Teatro Musco.

«È la satira feroce del rapporto pedagogico – commenta Ezio Donato - ad essere portata in scena, delicato legame, a volte sconcertante, a volte tragico, che ha tante tensioni e tante direzioni, non ultima la reciproca seduzione che si determina non solo per l’asimmetrica posizione culturale, ma anche per la differenza di genere che posiziona il rapporto maestro-allievo in una dimensione erotica».

Il teatro di Ionesco è figlio di quel Novecento provocatorio e polemico che ebbe le sue migliori espressioni artistiche nel Dadaismo e nel Surrealismo; il cosiddetto “teatro dell'assurdo” porta in scena un nonsense che non è fine a se stesso. Basti pensare al beckettiano Aspettando Godot e alla stessa Lezione per capire come in fondo questo teatro si faccia portavoce di una critica sociale profonda.

Tra le letture proposte, ricordiamo quella etico-politica che vede nella complicità segreta tra l'alunna e il precettore, la situazione di condiscendenza e remissività della Francia all'invasione nazista; non a caso dopo il crimine commesso l'insegnante indosserà sulla manica della giacca un bracciale con la svastica.

Con La Lezione «si perverrà - come ebbe a dire lo stesso Ionesco - a rivelare qualcosa di mostruoso: il che peraltro appare necessario in quanto il teatro è essenzialmente rivelazione di cose mostruose, o di condizioni mostruose, senza immagini, o di immagini che portiamo in noi».

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