(Flickr)

Four Lions, la dark comedy sul terrorismo islamico

Trama
Sheffield. Quattro leoni coraggiosi come conigli, quattro improvvisati mujahidin, con il fucile di Action Man: Omar (Riz Ahmed), stanco del modo in cui i musulmani sono considerati e stufo di una cultura occidentale dominante, in cui però è pienamente immerso, è deciso a diventare un combattente in nome della Jihad, assieme all’amico Waj (Kayvan Novak), uno sprovveduto credulone, che si lascia accendere da facili entusiasmi. Con loro c’è Barry (Nigel Lindsay), bianco di nascita e islamico per scelta, un irascibile nichilista bisbetico che si atteggia a mente del gruppo, e poi Faisal (Adeel Akhtar), acquirente trasformista malriuscito di candeggina per esplosivi e istruttore di corvi bombardieri a cui prospetta il paradiso.

Mentre Omar e Waj, maldestri uccisori di Osama Bin Laden, si cacciano nei guai in Pakistan, in un campo di addestramento per terroristi, Barry assume Hassan (Arsher Ali). L’intruso rappista conosce il mondo degli esplosivi ma, la sua segretezza da 007 alla Johnny English, compromette i piani del gruppo, che si è ritrovato, compattato da contrasti, dopo il ritorno di Omar e Waj dall’apprendistato di mujiaidin.

In nome della Sharia, la ciurma dei quattro (più uno) leoni imbelli, litigano sull’obiettivo da colpire. Barry punta su una moschea, allo scopo di radicalizzare gli islamici moderati, l’acuto Waj viene illuminato dalla 'genialata' di far saltare in aria Internet.

Travestiti da Honey Monster, Omar; da uomo che cavalca uno struzzo, Waj; da Tartaruga Ninja, Barry; da clown capovolto, Hassan; senza l’atleta Faisal, che si è unito al triste destino di una pecora, poco prima di tagliare il traguardo di una corsa all’ultimo ostacolo; gli improbabili attentatori si preparano al botto finale. La Maratona di Londra è il bersaglio deciso da Omar.

Una slapstick comedy a sostegno di un'idea:"Ridere è meglio che uccidere"
Dall’ingegno di Chris Morris, regista, scrittore e attore satirico inglese, una commedia, dissacrante, cinica e demenziale, sul terrorismo islamico, senza pregiudizi nè barricate anti Islam, che tende a mettere in luce, con parossismi comici di ogni sorta, l'umanità e le sue ansie, celate dietro integralismi e ideologie.

Presentato al Sundance Film Festival e proiettato alla 28°edizione di TFF, da qualche giorno sul grande schermo delle sale italiane, Four Lions è una pellicola irriverente, esilarante e tragicomica. In un calderone di comicità british, implosiva e corrosiva, dagli esiti shakespeariani e inaspettati, il primo lungometraggio di Morris rappresenta in chiaroscuro le diverse anime estremiste dell’Islam: guerrigliera e integralista, fino a zoomare su quella spuria, meticciata dalla cultura occidentale. Cultura occidentale, che non viene risparmiata da bacchettate sui denti, zuppa di altrettanta grossolana idiozia e abitata da tonti, citrulli e allocchi istupiditi.

Morris, attraverso una lente telescopica si fa beffa di quell’ideologia radicale che terrorizza l’Occidente, e non manca di filettare con bordate lampo, sardoniche e graffianti, bandiere e vessilli che sventagliano sull’onda intransigente, connaturata nell’utero estraniato di ogni civiltà, a est e a ovest del mondo.

Il regista si smarca dalla dimensione religiosa e imposta il filo della narrazione, da skecth e candid camera, con un pressing alto e organizzato su una cellula jihadista di imbranati, che giocano d’attacco contro gli infedeli, rei di bistrattare i musulmani, con il 4-4-2 della giusta causa, ma che sul finale, con un po' di amaro in bocca, subiranno in contropiede, l’islamico principio del contrappasso.

Infatti, nel destino di questa allegra comarca di pasticcioni jihadisti, cannati dall’equivoco ideologico, paradossalmente, non c'è più tempo per annullare la partita. Un epilogo a prova di bomba che lascia lo spettatore sbalestrato e interdetto, sulle note di 'Dancing in the moolight'.

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