(Flickr)

I Malavoglia secondo Pasquale Scimeca

Con spunti veristi e neorealisti la pellicola di Pasquale Scimeca, Malavoglia, girata sul finire del 2009 e passata attraverso la vetrina della 67° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, sarà proiettata nelle sale italiane a partire dal prossimo 29 aprile. Il film del regista di origine palermitana è distribuito da Cinecittà Luce, la sceneggiatura invece è nata dalla preziosa collaborazione con Tonino Guerra e firmata da Pasquale Scimeca e Nennella Bonaiuto.

La trama I Malavoglia sono una famiglia di Pescatori. Il nonno, Padron ‘Ntoni vive nella casa del Nespolo, con la figlia Maruzza e suo marito Bastianazzo e con i loro tre nipoti, ‘Ntoni, Mena, Lia e Alessi, a cui poi si unisce Alef, detto Alfio. Il tunisino infatti, immigrato clandestinamente, viene raccolto durante uno sbarco di profughi dallo slancio generoso del giovane ‘Ntoni. Quando però, la barca dei Malavoglia, la Provvidenza, naufraga: Bastianazzo muore e Maruzza perde il senno. Un secondo naufragio si accanisce ancora su questa famiglia e porta via loro la casa. Padron ‘Ntoni si ammala e il giovane ‘Ntoni comincia a bere per dimenticare, ma sarà sua l’idea trasformare la saggezza popolare dei proverbi del nonno in musica rap, ciò gli permetterà di ricomprare la casa del Nespolo e di rimettere in mare la Provvidenza.

Il film di Scimeca, profondo conoscitore di Giovanni Verga, liberamente ispirato al corale romanzo verghiano e proposto in chiave contemporanea dal regista siciliano, è impresso e animato da intenti civili che si palesano in una impegnata denuncia sociale. Pasquale Scimeca attualizza la storia dei pescatori di Aci Trezza, foriera di valori universali. Ambienta a Portopalo di Capopassero, la pellicola del cineasta siculo, in cui compaiono altre cornici del siracusano come Marzamemi e Pachino, vuole raccontare il proprio tempo. La breve apparizione di Vincenzo Consolo poi tinge di prestigiosa sicilianità il riadattamento cinematografico dei Malavoglia. Attori non professionisti infatti, sull’esempio del capolavoro di Luchino Visconti La terra trema , sono i protagonisti di storie di povertà e immigrazione, emarginazione e alienazione. Nonostante soffi il vento dell’ineluttabile, nonostante la fatica di affermare la dignità umana attraverso il lavoro, sui ‘vinti’ di Scimeca però non aleggia quel pessimismo verghiano di meta’800 ma si apre uno squarcio di speranza che guarda al futuro.

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