“Il berretto a sonagli” di Pirandello, nuova coproduzione dei Teatri Stabili di Catania e Palermo

CATANIA – La prima volta di Pino Caruso nel ruolo di Ciampa. Ed è Giuseppe Dipasquale, direttore dello Stabile di Catania, a firmare la regia del nuovo allestimento del Berretto a sonagli, coprodotto insieme allo Stabile di Palermo. Protagonista un signore della scena chiamato a scrivere il proprio nome accanto a quello dei mitici interpreti dello scrivano pirandelliano, ferito nell'onore e “schiacciato” senza rispetto per i suoi sentimenti e la sua persona.

La presenza dell’attore palermitano, tra i più versatili e intensi del panorama teatrale, cinematografico e televisivo, si armonizza all’interno di un cast che annovera altri artisti di spicco come Magda Mercatali, Loredana Solfizi, Enrico Guarneri e ancora Dely De Majo, Emanuela Muni, Enzo Gambino, Giada Colonna. L’allestimento di grande formato punta ancora sulle scene di Antonio Fiorentino, i costumi di Elena Mannini e le luci di Franco Buzzanca. Il debutto nazionale è stato fissato al Teatro Verga di Catania, dove lo spettacolo sarà in scena dal 18 marzo al 7 aprile, per approdare subito dopo al Biondo di Palermo.

L'ambientazione è collocata alla fine degli anni Dieci del secolo scorso, gli stessi in cui vennero alla luce le due versioni della commedia, rispettivamente in lingua siciliana e italiana, quest’ultima più corrente e qui adottata. Nella lettura registica di Giuseppe Dipasquale, il relativismo pirandelliano - di chiara marca e respiro europei - viene analizzato fino a fare emergere uno sfaccettato prisma di “punti di vista”, evidenziati attraverso innovative soluzioni sceniche e una piattaforma girevole, che offre visuali cangianti.

Cinque i movimenti della scena rotante, scanditi - scelta non casuale - dagli altrettanti "tempi" dell'incompiuta Decima Sinfonia di Gustav Mahler, colonna sonora dello spirito di un'epoca, del mal de vivre novecentesco. Musica che è altresì spia lampante dell’invincibile depressione del compositore austro-boemo, afflitto come Ciampa dalle ansie coniugali alimentate dalla moglie ventenne. La crisi spinse Mahler all’incontro con Freud e la psicanalisi, scienza allora agli albori, alla quale la vena pirandelliana si sarebbe presto e palesemente apparentata.

Lo conferma il percorso del Berretto, in cui l’ascendenza freudiana è evidente. Se il titolo si riferisce al copricapo del buffone, simbolo della vergogna, il soggetto si ricollega a due novelle del 1912, in primo luogo La verità, ma anche Certi obblighi... (il cui andamento interlocutorio è contraddistinto, già nel titolo, dai puntini di sospensione). Da quest’ultima deriva appunto il tema del “pupo”, che ognuno si costruisce e dietro il quale si cela allo scopo di nascondere la realtà meno edificante. Tutto pur di non perdere di prestigio sociale, in nome del quale, per salvare l’onore, Ciampa potrebbe giungere ad uccidere l’amatissima moglie (come fa peraltro il protagonista della novella La verità).

L’odierna edizione mira allo scavo dello scontro dialogico, rendendo ancor più grottesca - e acremente comica - la "scordatura" delle tre "corde" che regolano l’uomo pirandelliano: la seria, la pazza, la civile. La differenza di ceto e classe sociale spariglia ulteriormente il rapporto di Ciampa con l’altolocata, irriflessiva Beatrice, e accentua agli occhi di quest'ultima l’affronto dell’adulterio del marito con la giovane moglie dello scrivano. Laddove in Ciampa l’onta è meno urgente: assai più lacerante soffocare il trauma dell’amore tradito, sorvegliare il disagio del proprio “pupazzo”, costretto in ogni momento ad indossare una “maschera”.

Questa la lettura che Giuseppe Dipasquale affida all’interpretazione di Pino Caruso. «Un attore - spiega il regista - apparentemente fuori età, rispetto al 45enne Ciampa, ed invece tuttavia adattissimo per estrazione antropologica, per raffinatezza di cifra recitativa. La cosiddetta estrazione antropologica di Caruso sta tutta nel suo essere un particolare tipo di siciliano. Artisti grandissimi come Turi Ferro e Salvo Randone prestavano al personaggio una energia e una vigorosità lontana dalla domesticata e bonaria fatalità che il “vecchio” Ciampa esprime come vittima, e non carnefice. Dunque erano gli attori che davano a Ciampa maestosità. Ma è proprio questo che Ciampa non ha e non deve avere. La sua vecchiaia lo incatena alla necessaria accondiscendenza verso la moglie. Lo rende prismatico e sofistico, più che prometeico. Per quasi tutta la commedia, ragiona e regola l’andamento pericoloso della verità. Solo alla fine trova “la” soluzione: quella di ribaltare lo specchio della verità e fingerlo in pazzia. Solo lì Ciampa diventa Cotrone, trovando la sua lucciola di mago».

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Cinema&Teatro