(SiciliaToday)

Il teatro Brancati di Catania mette in scena “Un Siciliano a Parigi”

Successo indiscusso per la prima serata della stagione teatrale del Brancati, apertasi con lo spettacolo “Un Siciliano a Parigi”, commedia in due atti con la regia di Giuseppe Romani.

Liberamente tratta da “Il sistema di Ribadier” di Georges Feydeau, la piece è riadattato a da Romano Bernardi, che pur rispettando la fisionomia drammaturgica dell'opera originaria, vi inserisce il determinante elemento siciliano nel personaggio di Aristide Tomaselli:

il siciliano a Parigi per l’appunto, colui la cui pronuncia francese dopo dieci anni in Trinacria si è “un po’ imbastardita”, che torna nel suo paese d'origine per sposare la donna amata rimasta vedova, trovandola però purtroppo già risposata. Interpretato egregiamente dal grande Tuccio Musumeci, che già di per sé si presta come garante per una qualsivoglia messinscena, il personaggio suscita sorrisi e applausi prima ancora di mettere piede sul palco: sin da quando il pubblico ne riconosce la voce da dietro le quinte che chiede “Permesso”.

Su una scenografia art nouveau dai colori pastello, si staglia la sua figura quasi zannesca, vestita in verde e in giallo, che mantiene le risate che il nome del suo interprete promette.

Nulla però bisogna togliere alle divertentissime interpretazioni di Concita Vasquez e Massimo Leggio, la coppia di coniugi posta al centro degli intrighi di questa commedia leggera e dinamica.

La quarta parete del teatro viene talvolta sfondata, per creare un rapporto di complicità tra personaggio e pubblico in sala, quest’ultimo reso confidente delle varie strategie ordite per mettere in atto conquiste e tradimenti di vario genere. Le passioni di Aristide per Angela, di Eugenio per la moglie del vinaio e dello stalliere tedesco Gusman per la cameriera Sofia (coppia in secondo piano ma che regala una vivace coloritura alla rappresentazione), sono passioni carnali, fatte di baci, gesti e battute che contribuiscono alla comicità degli intrecci tra innamorati e cornuti.

Con le musiche di Matteo Musumeci e l'interpretazione tra gli altri di Agostino Zumbo nel ruolo del vinaio, i due atti trascorrono senza pensiero.

La sicilianità semplice e diretta, messa in contrasto con le pomposità francesi, ma anche semplicemente con gli interventi in tedesco di Eugenio e Gusman, basta da sola a far ridere di gusto il pubblico. Sono ormai in pochi a saperla rendere tanto bene, senza scadere nella banalità.

In scena fino al 14 Novembre, lo spettacolo è di consigliata visione, presso un teatro, come lo descrive Tuccio Musumeci nella presentazione di questa stagione, nel quale “dal palco alla sala la distanza è brevissima”. In senso letterale e figurato: il piccolo Brancati offre non di rado la piacevole sensazione di stare in un intimo salotto a ridere tra amici.


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