Teatro, incontro con Tino Pasqualino: direttore artistico del Gruppo d’Arte Sicilia Teatro

Questa settimana siamo stati presenti alla prova generale della famosa commedia di E. Scarpetta, Miseria e Nobiltà, che sarà rappresentata il 16 settembre al Cortile Platamone a Catania. Girovagando nel backstage della compagnia Gruppo d’Arte Sicilia Teatro, diretta dal maestro Tino Pasqualino, abbiamo avuto modo di comprendere e scoprire alcuni trucchi del mestiere; abbiamo capito come il Pasqualino e la sua compagnia abbiano dedicato la loro vita alla loro più grande passione, il teatro.

L’intero staff è in pieno fermento, per l’imminente debutto. Durante l’intervista ci soffermiamo sull’importanza del Teatro come mezzo educativo per i giovani e capiamo come si può instillare il germe della passione teatrale sin da bambini.
Il Gruppo d’ Arte Sicilia Teatro si forma nel 1982 a Catania e vanta la collaborazione di nomi illustri come Gilberto Idonea, Carlo Mangiù e Ciccino Sineri. Dal popoloso e popolare quartiere di S. Cristoforo, nel teatro salesiano de “La Salette” , nasce nel direttore artistico della compagnia teatrale la voglia di fare teatro e rappresentare i grandi capolavori della drammaturgia siciliana e non solo. La XXI stagione teatrale 2011/2012 sarà presentata, come di consueto, a fine settembre presso “Le Cantine Privitera” a Gravina di Catania. L’intero cartellone teatrale ricco di opere di notevole spessore si fregia della presenza di attori protagonisti come il comico Turi Killer, il caratteristica Gaetano Di Benedetto e l’istrionico Mimmo Salvo. Parlando con il creatore, idealizzatore, studioso dei vari progetti teatrali, Tino Pasqualino, abbiamo capito che i sogni vanno coltivati e realizzati. “ Spesso si lotta, si soffre, s’incassano anche colpi bassi dalle istituzioni per vedere realizzati i propri progetti di vita. Anche quando gli organi preposti non vogliono o non possono interessarsi in modo costante al mondo della cultura - sottolinea il Pasqualino - si deve andare avanti lo stesso, per il pubblico che ci segue numeroso, ormai, da anni”. In questo clima quasi da set Felliniano inizia la nostra intervista.

Il 16 settembre sarà rappresentata “Miseria e Nobiltà” splendida commedia di E. Scarpetta, possiamo parlare di questo spettacolo e come il Gruppo d’Arte Sicilia Teatro ha conquistato il cortile Platamone ovvero il Palazzo della Cultura?
“Il teatro spazia dalla commedia al dramma, Miseria e Nobiltà è una parte importante della nostra letteratura teatrale e nessuno può mettere ciò in discussione. Come sono riuscito ad ottenere il Cortile Platamone? Tale spazio pubblico, oggi, è diventato monopolio esclusivo di alcune particolari Istituzioni. In questo periodo al Cortile Platamone c’è stato, a mio avviso, molto rumore e poca qualità. Sono stati rappresentati spettacoli, secondo me, orribili che non meritavano essere messi in scena. Sottostare, dopo tanti anni di storia, a un direttore, perché la proposta possa essere accettata, mi ha fatto davvero rabbia. Siamo riusciti, nonostante ciò, tramite il Gabinetto del sindaco e dei dirigenti dell’ assessorato alla cultura, ad ottenere il Cortile Platamone, pagando. Questo nostro spettacolo è un vero introito per il Comune di Catania e una vera conquista per noi, che siamo riusciti ad ottenere il Palazzo alla Cultura”.

Lei ha collaborato con Ciccino Sineri, Carlo Mangiù, Gilberto Idonea. La sua compagnia teatrale si rivolge al recupero degli antichi manoscritti, dei costumi del repertorio della drammaturgia siciliana. Come nasce la voglia di creare questo gruppo teatrale?

“Io mi sono formato artisticamente al Teatro Salesiano de “La Salette”. Un teatro immenso di ben novecento posti. La compagnia di allora era capitanata da un grande sacerdote, Gino D’ Amico, oggi ultra ottantenne. Questa compagnia aveva dei grandi nomi, che ne facevano parte, come i fratelli Castorina, Gino Consoli, Ignazio Pappalardo, Alfredo Danese, Turi Costantino. I fratelli Castorina furono elogiati anche dal grande Turi Ferro, come grandi filodrammatici. Personaggi importanti, spesso, dimenticati e non valutati. Noi con questo grande bagaglio d’esperienza cerchiamo di farli rivivere nelle nostre rappresentazioni. Da piccolo guardavo rapito questi attori e da lì è cresciuto in me quest’amore per il teatro. All’età di vent’anni, andando a militare, ho conosciuto il grande Gilberto Idonea e con il Teatro delle Arti nel ’73 ho trovato la casa dove si cimentavano diversi registi di diverso valore, che trasmettevano grande amore ed emozione per il teatro. Così nacque il Gruppo d’Arte Sicilia Teatro”.

Qual è il successo più grande, sino ad ora, rappresentato? Lo spettacolo che ancora non avete rappresentato ma che vorreste fare in un prossimo futuro?

“ il successo più grande dal punto di vista artistico è stato, sicuramente, “ Catania giorno e notte” rappresentato al Teatro SanGiorgi con la regia di Roberto Laganà. Da citare anche “Sicilia star parade” con un notevole cast artistico e con un corpo di ballo di ben trenta elementi. Mi piacerebbe rappresentare “ ‘U sapiti com’è”. Farei di una bellissima opera popolare una vera opera di livello. È brutto che il Teatro Popolare venga spesso maltrattato, perché non ben realizzato”.
- Catania è devastata, in questo momento storico, non va bene nulla. Il teatro è rovinato, i giovani non vanno più a teatro. Cosa si dovrebbe fare, secondo lei, per far ritornare i giovani a teatro?
“Si dovrebbe spegnere la televisione, ci vorrebbe una maggiore incentivazione alla cultura. Noi nel nostro piccolo quando vediamo dei giovani a teatro, a volte, non li facciamo neanche pagare. Dà molta soddisfazione avere un pubblico giovane che ti segue, oramai, il teatro ha un target di pubblico over cinquanta. Non sono più gli anni sessanta- settanta in cui c’era un maggiore stimolo alla cultura. È vero, la TV ha tolto molto, ma il Teatro pubblico potrà anche fare delle opzioni speciali per i giovani, ma rimane sempre un discorso fittizio; infatti esso non si cura dei giovani, perché non ha problemi di sopravvivenza, essendo sovvenzionato dallo stato”.

Il Gruppo d’Arte Sicilia Teatro muove i primi passi in un quartiere “disagiato”, difficile come quello di S. Cristoforo. Quanto è importante l’azione pedagogico – didattica , secondo lei, del teatro in zone hot della città, per allontanare i ragazzi dalla strada e avvicinarli alla cultura?
“Moltissimo. La forza educativa del teatro o della musica è fondamentale; infatti essa è un vero aiuto per far emergere dalle persone il meglio, soprattutto, in zone un po’ più delicate rispetto ad altre. S. Cristoforo, oggi, è un quartiere popolare, non più un ghetto. L’opera degli istituti salesiani o religiosi, in genere, è stata fondamentale nei vari quartieri disagiati, perché essi sono una guida presente, anche nei luoghi in cui manca un giusto orientamento”.

Lo spettacolo Miseria e Nobiltà insieme a tutta l’attività teatrale della compagnia vede in scena alcuni tra gli attori comici siciliani più apprezzati come Turi Killer, Gaetano Di Benedetto e Mimmo Salvo. Quanto influisce la presenza di questi personaggi per la riuscita e il successo degli spettacoli?
“Tanto, tantissimo, perché hanno delle giacche bene messe addosso. Ad esempio Turi Killer è una maschera, Di Benedetto non è una spalla, ma un’entità a se stante, mentre Mimmo Salvo, ciliegina sulla torta, diventa protagonista assoluto. La sua mimica, i suoi movimenti rapiscono; infatti, Salvo,è stato il braccio di Ciccino Sineri per anni ed è stato l’indiscusso presentatore degli anni sessanta, prima dell’avvento di Pippo Baudo”.

Lo Stato ha dimezzato i fondi per lo spettacolo. Il lavoro dell’attore, del musicista non è mai stato considerato un lavoro. Cosa si dovrebbe fare, per sopperire a questa mancanza delle istituzioni?
“ Io sono un amatore, né un dilettante, né un professionista. Ma posso parlare bene di questa situazione, perché faccio parte di questo mondo. Fare l’artista non è mai stato considerato un lavoro, perché non c’è una tutela, non esiste una cassa integrazione, però chi sceglie nella vita di fare solo questo ha bisogno giustamente di una protezione. Io dal 2008 ho deciso di non fare più richieste di contributi pubblici, perché le sovvenzioni si ottengono, spesso, non per meriti, ma per “movimenti di carte”. Ho preferito non subire questo gioco e andiamo avanti con il pubblico, che finora non ha mai abbandonato le nostre rappresentazioni”.

Come si diventa bravi direttori artistici? Un consiglio a tutti quei giovani che vogliono intraprendere la carriera artistica
“ Bisogna avere un grande amore per quello che si fa, non si deve guardare il Dio denaro, per credere e realizzare un buon lavoro. Io occupo una posizione diversa, perché ho una mia economia e con il teatro posso giocarci. Ma senza un contributo della Regione o della Provincia non si va lontano, neanche con l’aiuto del pubblico. Io sono un buon lottatore e non mi arrendo. La battaglia del 16 settembre è stata una bella lotta, ma l’ho vinta e ne sono fiero”.

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