(siciliatoday)

Intervista a Gilberto Idonea, un successo siciliano nel mondo

L’intervista si svolge in un clima colloquiale, amichevole; infatti ci soffermiamo non solo sulla sua carriera, costellata di grandi successi e ottimi consensi sia da parte della critica che del pubblico, ma anche sull’attuale condizione del teatro a Catania, sulla voglia di far conoscere la nostra storia nel mondo. Il famoso attore teatrale, cinematografico e televisivo debutta al cinema nel 1978 in “Turi e Paladini”, mentre la sua formazione artistica risale ai tempi dell’università quando entra a far parte del C. U. T, Centro Universitario Teatrale, diretto da Salvino Aiello. Nel 1976 diventa a furor di popolo Presidente e Direttore Artistico della Compagnia Stabile del Teatro delle Arti. All’attivo Idonea ha parecchi film; infatti sono degni di menzione, fra i tanti, “Malena” di G. Tornatore, “Guardiani delle nuvole” di L. Odorisio, “Le conseguenze dell’amore” di P. Sorrentino o “La seconda notte di nozze” di P. Avati. Ha recitato in TV in fiction di successo come “La Piovra, Il Commissario Montalbano, Gente di Mare e L’Onore e il Rispetto”

Gilberto Idonea, non è solo questo, o meglio, è anche questo; infatti la suo nome e alla sua arte si associa la voglia di far emergere il meglio della nostra terra. Il nome dell’attore siciliano è un sinonimo di sicilianità nel mondo. La gente di tutto il mondo lo acclama e lo riconosce quasi venerandolo, poiché ha portato a tutti i siciliani sparsi nei vari continenti il suono, la melodia, l’arte della propria lingua e delle proprie tradizioni. La lingua siciliana di Gilberto Idonea passa da un paesino sperduto della Sicilia alla California, dal Bronx alla Casa Italiana della New York University … tra siciliani, emigrati e neofiti che ascoltano le sue parole come rapiti. Nel 70^ anniversario della scomparsa dell’attore A. Musco, ha ideato e rappresentato un grande spettacolo in omaggio al grande comico catanese, One Man Show, che dal Teatro Massimo Bellini di Catania è stato presentato anche in Argentina, Brasile, Messico,U. S. A. e Canada.

Le persone che vanno a vederlo in giro per il mondo, non solo siciliani, capiscono il suo siciliano e l’opera rappresentata, poichè Idonea con la sua forte carica comunicativa riesce ad unire, grazie alla magia del teatro e alla sua grande presenza scenica, interi popoli ed intere culture e a trasmettere una grande carica emotiva e spirituale a tutti coloro che sono lì per ascoltarlo, ammirarlo ed applaudirlo.

La prima domanda che dà inizio alla nostra intervista è la seguente: Gilberto Idonea ed Angelo Musco. Lei è il vero erede del grande attore, ma quanta responsabilità ci vuole per portare un peso del genere?
“C’è stato un momento che parlavano quasi d’imitazione ed era una cosa strana tutto ciò. Invece l’eredità è importante. In questa città, spesso, si dimentica quello che sono stati i nostri grandi interpreti da A. Musco a G. Grasso. Non se ne parla ed è male. Io ho scoperto della grandezza di G. Grasso una sera a New York. Quando stavo andando a recitare alla New York University si avvicinò una signora che mi fece i complimenti. Io le dissi che i complimenti si fanno dopo lo spettacolo e non prima. Lei, mi rispose, molto garbatamente dicendo: “ Io le faccio i complimenti, perché lei è della stessa città di G. Grasso. Io sono Anna Strasberg”. Io inizialmente non avevo capito chi fosse, poi lei si presento meglio dicendomi che era la 3^ moglie di Strasberg. Quel Strasberg, il più famoso art director degli U. S. A, che scrisse nel giugno del 1981 sull’Europeo un grande elogio a G. Grasso. Scrisse che il più grande attore del mondo era un catanese ed era Grasso. È vero il Grasso era un attore dalla grande genialità emotiva. Il più grande genio dell’emozione esistito al mondo. Nel 2007, in questa città si erano scordati di commemorare il 70^ anniversario della morte di A. Musco. Ho preso di buon grado quest’eredità, per ricordare questo grande attore, perché se non fosse stato per A. Musco, se non fosse stato per N. Martoglio oggi non avremmo avuto il teatro italiano. Pirandello s’innamorò della sua arte e scrisse i capisaldi del teatro italiano come “Liolà, Pensaci Giacomino, Il Berretto a Sonagli” che portarono Pirandello ad essere insignito del premio Nobel per la Letteratura. È importante ricordare che quando Martoglio va a vedere recitare Musco al teatro Machiavelli nasce questo miracolo. Nessuno lo ricorda ed è un male”.

Lei è un attore teatrale, cinematografico, televisivo. In quale ambito si sente maggiormente a suo agio?
“Sono campi diversi. Io sono un attore teatrale, sono nato con il teatro e ho fatto sempre teatro. Il teatro dà un emozione che non può dare né il cinema né la televisione. A cinema o in Tv quando si recita non si è davanti ad un pubblico ma davanti ad una macchina da presa. A teatro c’è uno scambio d’emozione;infatti fra il palcoscenico e la sala c’è quel qualcosa in più che ti fa migliorare, che ti fa dare quel qualcosa in più. La macchina da presa crea emozione, se inizialmente con lo strumento non si ha la praticità, ma non è la stessa cosa. Tutto quello che si fa a teatro, però, muore ogni sera, perché non lascerai mai un documento di quello che hai fatto. Noi sappiamo che Musco era bravissimo a teatro, ma non abbiamo nessuna testimonianza. Cinema e fiction durano per l’eternità finchè dura quel supporto. Il teatro muore ogni sera, perché anche la più sublime interpretazione nasce e muore quella sera stessa. Il pubblico ne potrà parlare in positivo, ma alla fine quel momento non esiterà più, poiché nasce e muore allo stesso tempo”.

La televisione e il cinema le hanno dato una maggiore risonanza mediatica. È stato difficile riuscire a lavorare in TV o al Cinema? Cosa consiglia a tutti quei giovani che vogliono intraprendere la carriera dell’attore a 360°?
“Io, inizialmente, ho avuto molte difficoltà, perché lavorare a teatro è diverso rispetto alla TV o al Cinema, intendo come tecnica. La mimica è importantissima a teatro, ma in TV o al Cinema non esiste o meglio non deve esistere; essa in questo caso è sostituita dalla zoomata o dalla musica. A teatro il primo piano lo si deve conquistare con la mimica, mentre al cinema la faccia non la si deve muovere. È una tecnica completamente diversa, perciò nascendo dal teatro ho avuto un pò di difficoltà. Ci vuole una preparazione diversa. Non si deve esasperare nulla. Oggi ho la tecnica e so fare entrambe le cose. Ai giovani consiglio di non pensare a tutti quei programmi che la TV oggi ci propugna. Chi vuole fare Cinema o Teatro deve studiare. È importante andare a studiare in una scuola di Cinema. I tronisti, i vari Grandi Fratello sono solamente piccole meteore. Sono nati e morti subito. Io non investirei sulla mia vita per un futuro che dura solo un anno. Meglio essere nessuno per tutta la vita che qualcuno per un solo momento”.

Qual è il ruolo che le ha dato più soddisfazioni che ha interpretato fino ad oggi?
“Dal punto di vista teatrale il mio “One Man Show”, perché è uno spettacolo che ha girato il mondo e gli sono legato come ad un figlio. Nel cinema sono legato a tre cose: “Malena” di Tornatore, che mi ha dato una popolarità internazionale; “Le conseguenze dell’amore” di P. Sorrentino, che a Cannes con una sola battuta, “Placati”, ho conquistato un lungo applauso cosa davvero difficile al cinema e soprattutto con quel tipo di pubblico. L’altra emozione è aver lavorato con C. Lizzani, grande signore del cinema. Ogni volta che sbagliavo, per farmi notare l’errore si scusava. Un maestro del cinema che approccia gli attori in modo assolutamente inusuale dimostra la sua signorilità e la sua grandezza. Una bella esperienza sono i set di Pupi Avati con il quale ho fatto tre film. Questi set sono belli, perché i tecnici parlano a voce bassa. Di solito si urla, mentre in quelli di Avati si parla sottovoce. Chi urla è licenziato, perché non rispetta l’attore che si deve concentrare”.

Il lavoro “La finestra” scritto dai giornalisti palermitani Felice Cavallaro e Filippo D’Arpa è un lavoro che parla dei siciliani ed anche di mafia ed ha per protagonista un uomo di sessantacinque anni caduto in disgrazia economica. Una crisi economica ma anche esistenziale, che rispecchia la realtà quotidiana di oggi. La Finestra è un simbolo. Il teatro può, secondo lei, rispecchiare il sociale e quindi essere utilizzato come una vera ed utile arma pedagogica?
“Questo spettacolo l’ho fatto ed è stato come una meteora. È stato messo in scena una sera al teatro Bellini di Catania, una sera al teatro Biondo di Palermo. Tutti a complimentarsi del grande spettacolo, del grande testo, ma poi tutto è finito lì, perché quando si rappresenta la dura realtà nessuno vuole sentire in faccia la verità. A noi piace la politica del pannicello caldo, quindi uno spettacolo in cui si mostra la fragilità della classe politica siciliana è destinato a non vivere a lungo. Nessuno ha più consentito che lo spettacolo andasse in scena”.

A Catania si sta attraversando una grande crisi culturale. I ragazzi non vanno più a teatro, la città è devastata non ci sono sbocchi professionali o culturali. Secondo Lei questa crisi è momentanea?
“Una crisi di auto elogio delle strutture teatrali e pubbliche. I teatri pubblici vivono, perché hanno grandi fonti da sperperare e non avendo mai nessuno che fa un analisi di mercato non hanno alcun interesse a capire, perché il pubblico si sta allontanando. In quest’ autocelebrazione stanno continuando a morire dietro questo pubblico vecchio che va a teatro per abitudine. I teatri non avendo un pubblico giovane sono destinati a morire , anche perché quando finiranno i contributi a pioggia molti teatri moriranno subito. I teatri dovrebbero diventare autosufficienti. Tutti quei teatri che non hanno presenza di giovani fanno capire, già entrando, che c’è qualcosa che non va bene. Spesso e volentieri questi teatri sono finanziati dalla politica ed è la politica che manovra tutto e vuole tutto ciò.

I siciliani nel mondo l’accolgono come un re. Qual è il ricordo più bello che ha di quest’incontro?
“Io ho tante storie di grande emozione, perché ci sono due Sicilie sparse per il mondo. Queste due Sicilie sono il nostro patrimonio culturale. A Rosario, Argentina, vivono un milione e mezzo di siciliani ed è l’unica città che ha una cattedra di siciliano nell’università statale. Una cosa impensabile in Sicilia, anche se in questi giorni hanno approvato lo studio del dialetto nelle scuole medie. In un paesino vicino Rosario c’è un’associazione che porta il mio nome, ma non lo racconto per questo; lo racconto, perché sono stato chiamato tanti anni fa da un notaio del luogo, per ricevere un’eredità. Vado in Argentina e trovo come eredità una vecchissima Centona di N. Martoglio e tantissimi settantotto giri. Tra questi settantotto giri trovo il grande scrittore Martoglio che recita i suoi sonetti. Da noi questi sonetti non esistono, ma la mia associazione di Puebla Ester ha otto sonetti recitati dal grande autore. Sotto una campana di vetro i nostri siciliani all’estero conservano le nostre tradizioni, la nostra cultura e principalmente la nostra lingua, perché il siciliano che si parla all’estero non è quello che parliamo noi contaminato dall’italiano. Gli antichi siciliani dicevano: “ finchè un popolo conserverà la propria lingua resterà un popolo libero”.

Parliamo dei suoi imminenti lavori. Quali sono e dove saranno messi in scena?
“ Gli imminenti lavori sono tre: “L’Onore e il Rispetto 3^ serie”; un film che girerò in Ucraina che racconta la storia di una cantante russa che viene a lavorare in Italia e muore tragicamente; “ La moglie del sarto” che girerò in Calabria con il duo Battaglia e Miseferi”.

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