(Teatro Stabile)

“L’Impresario delle Smirne” al Teatro Giovanni Verga

CATANIA - A partire dal 5 Gennaio il teatro Giovanni Verga propone la messa in scena de“L’impresario delle Smirne”, commedia settecentesca di Carlo Goldoni riproposta dall’abile regia di Luca De Fusco.

Le peculiarità goldoniane, come l’accostamento di personaggi distanti l’uno dall’altro, il metterli a nudo mostrandone i vizi comuni e la musicalità dei dialoghi (data sia dalle parti in versi che dagli elementi dialettali), sono state rese dal regista nel migliore dei modi.

La vicenda è ambientata a Venezia, dove virtuosi e virtuose dell’arte, avendo la possibilità di essere scritturati con vantaggiose condizioni da un impresario turco per uno spettacolo alle Smirne, non disdegnano di proporsi a lui usando ogni arma in loro possesso.

La bolognese Annina, la veneziana Tognina e la fiorentina Lucrezia, sono le tre dame della commedia, perfettamente identiche nella loro presunzione e nel loro arrivismo senza regole, ma ognuna tenuta a debita distanza dall’altra. Le tre attrici, chi con una splendida voce e chi con un grintoso e trascinante modo di ballare, hanno avuto la competenza di tenere un ritmo da musical. Accattivanti anche i personaggi maschili, quali il conte Lasca, il Signor Nibbio, il napoletano Carluccio, Pasqualino e il pragmatico e sicilianissimo Maccario, che hanno catturato la simpatia del pubblico e strappato più di una fragorosa risata.

Il tema metateatrale ha consentito una vasta gamma di possibilità all’autore, e De Fusco ne ha approfittato in pieno, con una scenografia essenziale e tutta improntata sulla teatralità. I costumi, le divise, ogni singolo elemento sul palco era rigorosamente sui toni del rosso sipario, ed il sipario stesso ha funto da splendida e suggestiva cornice quando, all’arrivo dell’Impresario, è stato arricciato in cima al palco alla stregua di un baldacchino.

Si è assistito ad un teatro che ha raccontato sé stesso, con la comparsa degli addetti alla scenografia, la manifesta vanità degli attori, i costumi che da soli riempivano e illuminavano il palco (tra cui addirittura una gonna che si sollevava e calava proprio come le tende da sipario) ed un pianista che, più che autore di un invisibile sottofondo, veniva interpellato e incitato dagli attori stessi.

Le musiche di Nino Rota, riarrangiate da Antonio Di Pofi e interpretate da Marco Persichetti, erano le familiari e melodiche musiche tratte dalle colonne sonore di molti film, come La dolce vita o Otto e mezzo, di cui il Rota era impagabile autore. Proprio la loro familiarità ha coinvolto il pubblico, rendendo più scorrevole il lungo tempo dello spettacolo.

“ Chi ha preso il gusto del teatro una volta, non può staccarsene finchè vive”, recita il Signor Nibbio, uomo avvezzo al mondo teatrale e alle sue complesse dinamiche. Mentre proprio il personaggio chiave della vicenda, l’impresario delle Smirne (interpretato da Eros Pagni) ne è del tutto estraneo, tanto da scambiare il soprano per un eunuco e farsi irretire dalle seducenti manovre delle tre attrici. Personaggio davvero esilarante, seppur nella sua scarna loquacità.

Il rosso sipario viene smorzato solo nelle ultime scene, sostituito da uno sfondo azzurro e da una scenografia che si solleva verso l’alto, in un delizioso finale onirico.

Il tema leggero, la comicità semplice ma efficace, rendono questo spettacolo rilassante e a tratti suggestivo.

Come intonato dai personaggi, “sul palcoscenico finzione e realtà si confondono, il gioco è tutto qua!”. Ed è un gioco a cui vale assolutamente la pena di assistere.

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