(siciliatoday)

La brocca rotta, commedia e satira nella nuova produzione del Teatro Stabile di Catania

CATANIA - Capolavoro universale della commedia satirica, La brocca rotta di Heinrich von Kleist è la nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, che terrà banco alla sala Musco per oltre un mese, dall’11 marzo al 17 aprile 2011. Nella storica sala di via Umberto, dove più di cinquant’anni fa ha avuto inizio la magnifica avventura dello Stabile etneo, fervono in questi giorni le prove dello spettacolo, ironico e divertente, affidato ad allestitori e interpreti di spicco.

A firmare la regia è Nino Mangano, le scene Riccardo Perricone, i costumi Dora Argento, le musiche Massimiliano Pace, le coreografie Silvana Lo Giudice, le luci Franco Buzzanca. Protagonista Mimmo Mignemi, affiancato da Angelo Tosto, due autentici beniamini del pubblico. Insieme a loro agisce un cast di qualità che annovera ancora Egle Doria, Fiorenzo Fiorito, Marzia Longo, Camillo Mascolino, Margherita Mignemi, Raniela Ragonese, Chiara Seminara, Aldo Toscano.

Divertimento e stigmatizzazione dei costumi vanno di pari passo in questo testo caustico e robusto, che Kleist costruisce sui moduli della satira, allontanandosi dalla prediletta tragedia per approdare non di meno ai vertici di un genere, la commedia appunto, da lui frequentata in quest'unica occasione. L’esito è solo apparentemente distante da creazioni come Pentesilea e Il Principe di Homburg, e invece in linea con la radicale tragicità e problematicità che pervade tutta l’opera del drammaturgo e poeta tedesco.

La brocca rotta è in questa visione il rovescio della medaglia. A chiarire il gioco di sottili implicazioni tragicomiche è lo stesso autore che, nella premessa, rivela di essersi ispirato ad un’incisione in rame "Le juge ou la cruche cassée", realizzata da Jean Jacques Le Veau nel 1782, da un dipinto perduto di Debucourt: «La prima cosa che vi si notava era un giudice che sedeva impettito sul suo scanno. Davanti a lui, in piedi, una donna anziana reggeva una brocca rotta e pareva manifestargli un'ingiustizia subìta. L'accusato, un giovane contadino che il giudice investiva come si farebbe con un reo confesso, si difendeva ancora, ma debolmente. Una ragazza, che sembrava aver deposto come testimone, stava tra la madre e il fidanzato (…). Il cancelliere, che forse poco prima aveva guardato la ragazza, ora guardava in tralice, diffidente, il giudice, come in un'occasione analoga Creonte aveva sbirciato Edipo.

La tragedia sofoclea diventa così un riferimento obbligato «Dall'Edipo in poi – nota il regista Nino Mangano - è diventata un “classico” la figura dell'investigatore che cerca affannosamente il colpevole: se stesso. Di certo cambiano, da autore ad autore, stile, situazioni, momenti dell'indagine. E può anche succedere che un grande tragico qual è Kleist si prenda, per così dire, una vacanza nelle terre dell'umorismo scrivendo La brocca rotta, lasciandoci una galleria di personaggi dotati di una teatralità a tutto tondo e realizzando un balletto psicologico quanto mai originale e coinvolgente.»

Scritto nel 1806 rappresentato da Goethe a Weimar nel 1808, l'atto unico Der zerbrochen Krug venne poi pubblicato nel 1811. L’idea kantiana che l’essere umano è inabile a conoscere ciò che sia realmente vero, si traduce qui nella fallacità della natura umana e del sistema giudiziario. Come in Edipo re la colpevolezza è del giudice, ma a differenza di quanto avviene nella tragedia sofoclea, è svelata allo spettatore già all'inizio.

Nella commedia di Kleist il giudice è Adamo, canaglia rotta a mascalzonate di ogni genere, che, con valenze esilaranti, gioca tutte le sue astuzie per stornare da sé i sospetti e nascondere la tentata scappatella con Eva (destino dei nomi!) non solo di fronte alla madre e al fidanzato della ragazza, ma all’intera comunità, in una ribalderia continua che lo condurrà - ahi lui! - al ludibrio e alla fuga.

"Tutt'attorno - osserva ancora Mangano - brulica un'umanità ricca di umori sanguigni di molto assimilabile per usanze, strepiti, testardaggini, valori, voglie, rancori, umoralità, ad una tipica realtà da borgo agreste siculo, realtà ancorata a stereotipi immutabili nel tempo e nei modi di vivere. Ed è lì, nel microcosmo di quello sperduto villaggio, che si esplica l’antica voglia di sopraffazione, camuffata da giustizia, del più forte sul più debole, in un mondo in cui il corruttore quasi si meraviglia che qualcuno abbia qualcosa da ridire. E quanto tutto ciò sia malauguratamente attuale, non fa altro che dare ragione al “tragico” Kleist, straordinario testimone delle miserie dei nostri destini di uomini"

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