Mimmo Mignemi

Mimmo Mignemi: quando il successo e la bravura non cambiano l’uomo

Dopo il grande successo di “Cari e … Stinti” , commedia divertente, allegra e scherzosa a cui è impossibile sottrarsi ad un vero orgasmo di piacere e ad un sano divertimento, incontriamo Mimmo Mignemi noto attore catanese di fama internazionale. L’incontro con il simpatico, scanzonato e vulcanico attore avviene una mattina d’ottobre, tra tante risate e tanta gioia di vivere.

Il Teatro, il Cinema, la Televisione non hanno cambiato l’uomo; infatti dal nostro incontro denotiamo che, a volte, il successo non trasforma gli uomini cambiando e devastando la loro personalità in modo irreversibile. Fortunatamente, la professione dell’attore, in particolari casi come questo, viene considerata “semplicemente” come un lavoro e non come un particolare status divino. Tutto ciò, ne siamo certi, quando accade è sinonimo di grande intelligenza degna solo dei grandi uomini.

Mimmo Mignemi inizia la sua carriera dopo aver studiato alla scuola di recitazione del Teatro Stabile di Catania dal quale muoverà i primi passi per approdare ai più grandi teatri italiani. Recita a Teatro diretto da registi noti come Pugliese, Di Martino, Puggelli, Coltorti. È stato tra i protagonisti di Pipino il Breve, La Fanciulla che Campava di Vento, Caino e Abele di T. Cucchiara. Il Cinema ha guardato con attenzione la professionalità di Mignemi; infatti tra i tanti lavori cinematografici più importanti è giusto ricordare: “Nuovo Cinema Paradiso” , “ I Cento Passi”, “La meglio Gioventù”, “My name is Tanino”. Grandi registi cinematografici di fama internazionale come Giuseppe Tornatore, Marco Tullio Giordana, Pupi Avati, Marco Risi, Roberto Faenza hanno valorizzato ancora di più la sua Arte dirigendolo magistralmente in ruoli sempre più importanti. In TV l’abbiamo visto nella prima edizione de “La Piovra”, “Per Odio per Amore”, “Piper”, “Il Capo dei Capi”, “L’Uomo che Cavalcava nel Buio”. Nel 1998 vince il Premio Scena come Miglior Attore Siciliano, nel 2003 vince il Premio Pippo Fava per il Teatro.

L’amore che il pubblico nutre nei confronti di Mignemi è ben ricambiato e ben riposto, perché Mimmo è davvero così come lo vediamo in TV, al Teatro, al Cinema. Una persona semplice, pulita, schietta in pratica una persona vera.

Dopo aver studiato alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Catania inizia la sua carriera come attore teatrale e presta la sua Opera, la sua Arte nei più grandi Teatri Italiani. Come ha capito che sarebbe diventato Mimmo Mignemi l’attore? Cosa l’ha spinto a seguire questa strada?

“Sicuramente la voglia di fare Teatro. Il grande amore, la grande passione mi ha spinto a seguire questa strada. Sin dalla scuola media, dagli spettacolini che facevamo a scuola ho cercato di coltivare questa passione. Mio padre era socio del Piccadilly con Iacobello; stetti un anno con il gruppo del Piccadilly, ma poi decisi di fare teatro in maniera professionale. Feci il provino alla scuola di recitazione dello Stabile mentre ero all’università. Superai il provino e mi chiamarono a questa scuola. Lasciai Giurisprudenza e dopo i primi due mesi di scuola feci “Il Mostro” di C. De Chiara. La scuola è stata direttamente il palcoscenico. Nel 78 – 79 dopo Pipino il Breve mi chiamò la Morriconi a Modena, con la quale avevo precedentemente lavorato a Siracusa. Rimasi ben tre anni a Modena, girai tutta l’ Italia giovanissimo felice di aver intrapreso questa strada.

Mimmo Mignemi non solo attore di teatro, ma anche di Cinema e Televisione. In quale ruolo si sente più a suo agio?

“Il Teatro senza dubbio. In questi trentacinque anni d’attività ho sempre interpretato a Teatro personaggi brillanti, mentre al Cinema, solo, personaggi seri ad iniziare da “ I Cento Passi” fino “Nuovo Cinema Paradiso”. I ruoli si compensano l’uno con l’altro, ma se dovessi scegliere sceglierei il Teatro, il mio grande amore”.

Lei ha lavorato in film importanti come Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore o “La Meglio Gioventù” di Marco Tullio Giordana. Ogni ruolo che interpreta è sinonimo di successo assicurato. Il suo grande carisma e la sua grande professionalità danno il meglio in ogni ruolo. Come spiega tutto ciò?

“Probabilmente, perché rimango sempre me stesso e sono rimasto ancorato a Catania. Mi piace vivere una vita normale. La mia semplicità, forse, attira e rende più empatico il rapporto con il pubblico. Io non concepisco e non stimo chi si atteggia, chi si pavoneggia o chi si crede importante facendo questo lavoro. L’attore non è un Dio, è una persona normale e chi si crede un super eroe, perché fa l’attore è uno stupido”.

Lei è stato uno dei protagonisti della fiction “Il Capo dei Capi” diretta da Sweet e Monteleone. Un grande successo che ha richiamato una forte partecipazione di pubblico non solo italiano. Il Cinema, la TV, la Letteratura in genere hanno preferito far emergere gli aspetti negativi della Sicilia. La Sicilia non è solo questo, ma spesso e volentieri siamo ricordati per il lato negativo della nostra terra. Cosa, secondo lei, si dovrebbe fare per equilibrare questa, oramai, condizione naturale d’esposizione mediatica negativa?

“Si dovrebbe cambiare il modo di governare e soprattutto la mentalità politica di amministrare un popolo. Se la Sicilia e i Siciliani avessero un altro modo di pensare e agire diventerebbero i primi in tutto. La Sicilia è un grande Valtur naturale, ma mancano gli animatori. Tutto quello che avviene sull’Adriatico non si verifica qui, perché mancano gli uomini in grado di agire e pensare al meglio per la Sicilia”.

È stata rappresentata al Teatro Angelo Musco di Catania la commedia “Cari e … Stinti”, insieme all’amico e compagno di lavoro Angelo Tosto. La vostra collaborazione, soprattutto, in quest’opera mette d’accordo tutti dal pubblico più genuino alla critica più esigente. L’edizione di quest’anno rispetto alle precedenti che caratteristiche ha in più e quali novità sono state apportate al testo?

“Le novità sono quelle di un testo che si rinnova in base al contesto storico. Ci sono stati riferimento alle leggi attuali. È doveroso ricordare che la prima rappresentazione risale a quindici anni fa e dei cambiamenti sono naturali, ovviamente il testo iniziale, l’idea di fondo non è stata stravolta”.

Catania non dà molto spazio alla cultura. Il Teatro è sempre più penalizzato, i giovani non vanno a teatro, la crisi economica e sociale ha devastato il mondo culturale. Cosa si dovrebbe fare, secondo lei, per rimediare a tutto ciò?

“Prendere un po’ di coscienza sulle realtà che ci sono. La politica dovrebbe fare il suo lavoro senza intromettersi. Ognuno deve rispettare i suoi ruoli e non invadere i campi, perché, spesso, la mancanza di competenze del settore è gravissima. Le soluzioni saranno, come sempre, il tempo. Si prospetta una morte lenta, ma spero e mi auguro che il teatro possa risorgere. Credo e spero in una resurrezione del teatro”.

Cosa consiglia a tutti quei giovani pieni di sogni e speranza che vogliono intraprendere la strada dell’attore?

“Se ci credono veramente e se vogliono fare questo nella vita si devono fare dei sacrifici. Questo mestiere richiede delle scelte e delle rinunce. È importante iscriversi ad una Scuola Ufficiale di Recitazione. Non si deve dare retta a tutte queste “scuolette” ,che si vedono in giro, dove si paga, perché c’è una differenza sostanziale. Si deve studiare, e tanto, non si deve mai fare l’errore di sentirsi arrivati o importanti. Fare l’attore non è un mestiere come tanti : richiede sacrificio impegno, avere una marcia in più e un pizzico di sana follia”.

Possiamo parlare dei suoi prossimi impegni? Ci dà qualche anticipazione?

“ Certo. Ho in programmazione tanti impegni con il Teatro Stabile. Sto lavorando ad essi. Vi aspetto prossimamente numerosi, così ci divertiremo insieme”.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Cinema&Teatro