Mine vaganti, il nuovo film di Ozpetek

E’ uscito in questo fine settimana, il nuovo film del regista Ferzan Ozpetek con Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Elena Sofia Ricci, Bianca Nappi, Ilaria Occhini Massimiliano Gallo, Paola Minaccioni, Emanuela Gabrieli, Carolina Crescentini, Giorgio Marchesi, Gianluca De Marchi.

L’ottavo film per l’esattezza del regista turco che, pur trattando ancora una volta il tema dell’amore omosessuale, si discosta però dalle tinte melodrammatiche per aprirsi ad un dissacrante umorismo che ci fa riflettere, seppur col sorriso sulle labbra.

E’ un film coraggioso e dissacrante che, con mano leggera, scava dentro la nostra italianità fatta di pregiudizi e convenzioni sociali da cui ancora è difficile staccarci per un retaggio culturale duro a morire. Il tema dell’omosessualità al maschile è al centro; attorno ruotano il falso perbenismo, le ipocrisie familiari, il non detto, il giudizio sociale, l’omofobia, il peso delle convenzioni che rende schiavi.

Due vicende viaggiano parallele: la vicenda dei due fratelli omosessuali e quella della nonna anche lei vittima, nel passato, di un amore che andava contro le convenzioni sociali.

Una velata malinconia è sempre strisciante, anche nei momenti in cui il film vira verso lo stile commedia, quando gli amici romani del protagonista arrivano in famiglia. Personaggi eccessivi che descrivono gli omosessuali dal lato più grottesco. Questa parte di commedia, la parte meno convincente del film, per fortuna lascia spazio, poi, alla parte conclusiva, quella tipica del regista, la parte onirica dove gli opposti e i contrari magicamente si ricongiungono, dove c’è spazio per la comprensione, dove ciò che prima sembrava inconciliabile trova la sua giusta collocazione.

E a questo momento risolutivo, il regista vi giunge sempre tramite un evento forte, la morte che, ponendo tragicamente fine all’esistenza di uno dei protagonisti, consente la rinascita metaforica degli altri. Di fronte alla morte, gli animi si placano e si ritrovano come i personaggi della famiglia Cantone che, dietro la bara della nonna morta suicida, trovano la forza di togliersi le maschere indossate per aprirsi a una dimensione più autentica del vivere. I loro sguardi si incontrano e, magicamente, s’intendono, dopo una vita passata a far finta di niente.

A questo punto, la coralità del film raggiunge l’apice mettendo insieme percorsi di vita basati sui sentimenti, sull’amicizia, sui legami di sangue. Lungo la processione sono tutti presenti: i perbenisti e gli amici stravaganti. Nessuna differenza tra loro. Si mescolano, ballano insieme. Le differenze sono state annullate. Adesso sono liberi dalle catene delle convenzioni. Almeno in quell’atmosfera onirica dove il mondo appare più giusto di quanto non lo sia nella realtà, i personaggi, come in una catarsi collettiva, ritrovano se stessi e la strada da seguire.

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