"Non muore nessuno", diventa dramma il romanzo di Sergio Claudio Perroni

CATANIA – Eternarsi, forse inventarsi, attraverso il racconto di sé. Narrazione affidata alla scrittura e alla sua potenza creativa, sorta di antidoto alla morte. È il viaggio introspettivo di R.T. Fex, protagonista del romanzo di Sergio Claudio Perroni Non muore nessuno (Bompiani, 2007), ridotto per il palcoscenico dallo stesso autore. Lo spettacolo sarà in programmazione al Teatro Musco dal 20 al 23 maggio, per la regia di Gianpiero Borgia. Il nuovo allestimento, prodotto dallo Stabile di Catania e dal Teatro dei Borgia, chiude l'ampia e fortunata rassegna Te.St. Gesti, dedicata alla drammaturgia contemporanea.

Le architetture di scena sono di Alvisi - Kirimoto, la cura dei costumi è affidata a Giuseppe Avallone, quella delle musiche a Papaceccio M.C. e Francesco Santalucia, le luci a Franco Buzzanca. Interpreti Teresa Acerbis, Annalisa Canfora, lo stesso Borgia, Christian Di Domenico, Lydia Giordano, Giovanni Guardiano, Maurizio Lucà.

Sorprendentemente sperimentale eppure memore della lezione pirandelliana, Non muore nessuno è il primo romanzo di Sergio Claudio Perroni, agente letterario, traduttore di narrativa inglese e francese (Ellroy, Houellebecq, Moody, Foster, Wallace) ed editor di successi come Caos Calmo di Sandro Veronesi e Le uova del drago di Pietrangelo Buttafuoco.

Complessità di struttura e polifonia di voci vengono mantenuti nella versione scenica, e così pure i raffinati rimandi a maestri della letteratura europea e al Girgentano, con i suoi “personaggi in cerca di autore” e quel relativismo che fa di ognuno “uno, nessuno, centomila”.

Fex, scrittore giunto al culmine del successo, è prematuramente quanto misteriosamente scomparso. La sua vita e la vicenda della sparizione vengono ricostruite attraverso un’inchiesta-memoriale, affidata a due collaboratrici e condotta attraverso le considerazioni sui temi ispiratori e le testimonianze delle persone che lo hanno conosciuto. I contorni psicologici del personaggio e quelli della sua vicenda si definiscono, tessera dopo tessera, facendo trasparire a poco a poco dal mosaico una personalità preda sin dall’infanzia di una particolare passione, tramutatasi negli anni in ossessione: la percezione della “frontiera”, il luogo indefinibile che separa gli stati, siano essi geografici, mentali o d’animo. Un tema ossessivo, che pervade l’intera esistenza di Fex, e la condiziona fino alle estreme conseguenze. Appena il puzzle costituito dalle testimonianze acquisisce sufficiente consistenza, Fex non c’è più e scompare letteralmente.

Il regista Gianpiero Borgia descrive l'opera come «il tentativo di fare di una persona un personaggio, di costruirle tutt'intorno un libro in cui conservarla. Stimolante paradosso, considerato che il teatro - al contrario della letteratura muore istante per istante».

Non muore nessuno: titolo emblematico per descrivere il senso della fine, che in fondo non è un epilogo poiché, come afferma Fex: «Nei libri non muore mai nessuno: se un personaggio che ami muore, ti basta tornare indietro di un paio di pagine e sai che lo ritroverai vivo ogni volta».

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