Pattavina, al Verga di Catania fino al 6 marzo

Pattavina il mattatore e le sue “memorie”

Lo spettacolo realizzato a quattro mani da Ezio Donato e Pippo Pattavina, al Verga di Catania dal 14 febbraio, poggia esclusivamente sull’eclettismo artistico di quell’animale da palcoscenico che è l’attore catanese.

Un’interprete più vivo che mai, nei panni di un suggeritore di teatro bramoso di dar respiro alla sua arte dopo anni di lavoro all’oscuro dalla ribalta.

Recita meglio degli attori d’oggi il vituperato e nascosto suggeritore. Ha una cultura teatrale enciclopedica, recita a menadito Shakespeare ed il Cirano. Da gregario (molto considerato dalla comitiva) diventa capocomico indiscusso.

Il teatro nel teatro di “Memorie di un suggeritore”, ondeggia tra mini gag con Pattavina mattatore nelle vesti di personaggi più o meno nuovi, trasformandosi dal secondo atto in poi in un dialogo intimo con gli spettatori.

Con loro, che decidono della vita o della morte artistica di un attore, Pattavina discute in maniera semplice delle origini del teatro prima e dello spettacolo poi. Un percorso dal melodramma all'operetta, dal varietà alle mini sit comico-spalla, passando per performance canore e al pianoforte. Due colpi di bacchetta alla batteria? Si, anche quelli.

Si ride senza esagerare grazie alla prossemica di Pippo, che unita al marchio di fabbrica degli sproloqui linguistici battenti bandiera catanese, sorvolano su più d’una battuta scontata e tutto fuorchè originale. Berlusconi e le minorenni è un tema ormai scaduto nell’inflazione più totale.

Teatro semplice, leggero, che plana con volo diretto sulla popolarità. Il quotidiano è un baule senza fondo, preziosissimo, dal quale Pattavina dimostra per la millesima volta di saper attingere immergendo le braccia e risalendo a mani stracolme.

Con lui si apre uno squarcio sulla figura dell’attore a trecentosessanta gradi. Anche quando è un’oscena suora di una poesia di Micio Tempio, o la padrona lussuriosa di una bordello.

La nostalgia del suggeritore galoppa di pari passo con i ricordi e le riproposizioni di datate scenette comiche. Tempi andati, uno stile perso negli anfratti del tempo. Il sipario di oggi svela un teatro diverso. Viziato, con poca arte e meno umanità.

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