Pippo Pattavina (google.com)

Pippo Pattavina il signore del teatro

Incontriamo il Maestro Pippo Pattavina dopo una lunga serie di prove per i suoi imminenti prossimi impegni lavorativi. La nostra, lunga ed appassionante, intervista ci fa capire come i sogni e la voglia di concretizzare i propri desideri possano trasformarsi in realtà vere e vibranti; infatti attraverso i piccoli passi, i primi piccoli successi si arriva alla consacrazione vera ed eterna.

Essere affermati, come Pattavina, significa aver sofferto, aver cominciato dal nulla ed arrivare pian piano ad essere dei professionisti seri, con anni di duro lavoro alle spalle. Se volessimo paragonare l’attore, quello vero e professionale e non la semplice meteora di un momento, ad uno sportivo potremmo dire, senza problemi, che il vero attore è il fondista, quello che passano gli anni, cambiano le mode, ma ancora è sempre all’apice del successo.

Pippo Pattavina è tutto questo, perché dopo ben cinquanta cinque anni di onorata carriera, tanti successi, tanti sacrifici e tante scelte professionali, sin dagli esordi, importanti ha mantenuto viva la sua Arte e la sua professionalità. Dopo una lunga gavetta come cantante, attore, intrattenitore ottiene il primo successo importante, quello che gli consentirà di esprimere la sua personalità artistica, con “L’Isola dei Pupi”, commedia scritta da Turi Ferro, per la Compagnia del Teatro Stabile di Catania.

Il Teatro Italiano si è valso della sua Opera in lavori importanti come “Riccardo III” con G. Albertazzi o “Come prima meglio di prima” con A. Proclemer. È stato un elegante e raffinato interprete Pirandelliano, un meraviglioso Cleante ne l’ Avaro di Moliere. Tra i tanti ruoli interpretati al Cinema ricordiamo il Giudice Mistretta in Malena di Tornatore; recentemente in TV l’abbiamo visto in alcuni episodi della fortunata serie televisiva, “Il Commissario Montalbano”, nel ruolo dell’anziano preside Burgio. La sua grande professionalità e la sua innata bravura hanno fatto in modo di poter interpretare con estrema facilità e grande maestria ruoli importanti ed impegnativi, ma anche esilaranti; infatti l’abbiamo visto in lavori di alto livello culturale come Socrate di Cerami, il Prof. Salemi ne La Violenza di P. Fava, ma anche in lavori brillanti, degni di lode, in coppia con T. Musumeci.

Maestro Pattavina lei è un simbolo per tutti coloro che vogliono intraprendere la sua strada. Come ha capito che il suo percorso lavorativo di vita sarebbe stato quello della professione teatrale?

“ Ho capito tutto sin da piccolissimo; infatti, dall’età di dieci undici anni, compresi subito che volevo fare il cantante e non l’attore. Volevo fare il cantante di Musical, adoravo le commedie musicali americane. Ho iniziato cantando nei night, ma la cosa non mi gratificava molto, perché mi mancava l’applauso e non riuscivo ad esprimere tutto il mondo che avevo dentro di me. Abbandonata la carriera come cantante conobbi Mario Giusti; erano gli anni delle grandi avventure, dei grandi progetti. In quegli anni Giusti era anche funzionario della Rai di Catania e aveva creato delle trasmissioni radiofoniche seguitissime come “Il Ficodindia” con Turi Ferro, Ida Carrara. Mi scritturò come suggeritore a teatro; infatti feci per tre anni il suggeritore allo Stabile di Catania ed invidiavo gli attori, perché volevo essere al loro posto. Ad un certo punto decisi di dire no al ruolo di suggeritore. Giusti cercò di convincermi, in tutti i modi, perché lavorare come suggeritore significava avere una chiara sicurezza economica, mentre il lavoro dell’ attore era intriso da una grande incertezza. Rischiai. Quell’anno fu un anno fortunato, perché il Teatro Stabile debuttava con “Il villaggio Stepancikovo e i suoi abitanti” di Dostoevkij , il cui spettacolo richiedeva una pletora di attori. Il mio ruolo era composto da due battute; fu l’inizio, poiché, sempre nello stesso anno, ci fu la rappresentazione di un bellissimo lavoro, “L’ Isola dei Pupi” scritto da Turi Ferro. Una bellissima cavalcata in chiave cabarettistica di tutte le dominazioni presenti in Sicilia. Grazie a questa cavalcata umoristica, ricca di canzoni e sketch, feci la parte del leone; infatti diventai quasi protagonista, perché sapevo cantare, ballare, ero perfetto in quel ruolo. Da quel momento Mario Giusti mi prese in considerazione e capì che in me poteva esserci qualcosa di buono da tirare fuori. La mia vita artistica iniziò da lì”.

Lei ha prestato la sua Arte al Teatro, al Cinema e alla Televisione. Dove si sente più a suo agio? Se dovesse scegliere quale ambito sceglierebbe?

“Il Teatro, perché è la cosa più difficile e più bella per un attore. Recitare in teatro comporta una partecipazione piena, totale. Nel Cinema è tutto più spento, perché attorno alla rappresentazione ci sono tantissime altre cose a cui pensare. Preferisco vivere il Cinema come spettatore, mentre amo e adoro vivere il Teatro”.

Il suo ruolo più bello, quello che ricorda con maggiore affetto qual è?

“ Sono tanti i ruoli che mi hanno lasciato qualcosa e che ho amato e amo. Se dovessi scegliere, forse, sceglierei Il Professor Salemi de “La Violenza” di P. Fava, il “Socrate” di Cerami. Tornerei a recitare, subito, “Liolà”, “Aria del Continente”… Ci sono tanti personaggi, tanti spettacoli che rifarei è difficile scegliere”.

Ha lavorato con grandi del Teatro come Albertazzi, Proclemer, Ferro. Cosa si prova dopo il primo grande successo?

“Una grande emozione. Quando si crea quell’orgasmo tra attore e pubblico è il nirvana. Si tocca il cielo con un dito, sembra che la propria carriera, la propria vita sia, per sempre, rosa. Ogni momento è legato ad un altro momento, per arrivare a quella concatenazione di eventi. Ci sono dolori da superare e affrontare, i quali porteranno alla soddisfazione più grande cioè al compiacimento del pubblico e della propria persona”.

Quanto ha influito la sua sicilianità nella sua preparazione ed esperienza artistica?

“ Moltissimo, perché avere interpretato il Teatro Siciliano mi ha dato una verità recitativa immensa. Una verità che gli attori che recitano, solo, in lingua non hanno. La Drammaturgia Siciliana e la sua interpretazione mi hanno dato una grande verità, che ho trasportato nel teatro in lingua. La stessa verità, che ha fatto immenso Turi Ferro”.

Stiamo attraversando una grande crisi culturale. Cosa si dovrebbe fare, secondo lei, per riavvicinare i giovani alla cultura e al teatro?

“Bisogna abituare i giovani facendo assaporare loro il Teatro come un qualcosa di bello e non pesante. La cultura deve essere esposta, manifestata come un qualcosa di attraente. È importante stimolare la curiosità. È fondamentale utilizzare le politiche per i giovani, come ad esempio fa Il Teatro Stabile, con degli abbonamenti specifici. Il Teatro potrebbe significare tanto per le nuove generazioni. Creare incontri con gli attori, stimolare i dibattiti è molto importante, perché i giovani sono il pubblico di domani. Oggi si risparmia sulla cultura, si fanno tagli assurdi, senza capire che essa è la base per il nostro futuro”.

Un consiglio da un grande del Teatro a tutti quei giovani che vogliono intraprendere la strada del teatro come professione?

“Cambiare mestiere. È un mestiere difficilissimo e nessuno se ne rende conto, perché nessuno sa cosa ci sia veramente dietro questa professione come sofferenza e angoscia. Quasi tutti gli attori hanno l’ulcera, perché più in alto si arriva maggiori sono i problemi. La malattia, l’incubo della ricerca del testo, l’afflusso di pubblico diventano un problema sempre più asfissiante, perché cadere è sempre più facile; sbagliare è semplice, rinascere è difficile”.

Possiamo parlare dei suoi prossimi progetti? Possiamo avere qualche anticipazione?

“ Adesso debutterò con il Teatro Stabile di Catania con “La Mennulara”. Subito dopo farò “La Governante” di Brancati sempre allo Stabile. È un testo a cui tengo moltissimo, una rappresentazione di alto spessore. Sto già iniziando a pensare alla realizzazione del programma estivo e sicuramente in estate sarà riproposto L’ Avaro di Moliere

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