Sicilian Tragedi, Shakespeare e ammazzatine

Ieri sera è andata in scena la prima di Sicilian Tragedi, opera in due atti tratta dal fortunato libro di Ottavio Cappellani, autore anche di un altro successo in libreria intitolato “Chi è Lou Sciortino?”.

Con la regia di Guglielmo Ferro e la partecipazione di un cast di tutto rispetto, che annovera nomi come Ida Carrara, Guia Jelo, Mimmo Mignemi, Gino Astorina e Sebastiano Tringali, lo spettacolo è risultato godibilissimo.

La storia, solo in apparenza, sembra il solito intreccio in salsa sicula: un innamoramento, una storia di mafia e d’affari e una politica locale corrotta. In realtà l’affresco canzonatorio di Cappellani è molto più complesso.

Due boss rivali, il decadente Pirrotta e il più intraprendente Turrisi, hanno l’occasione per stabilire un matrimonio molto interessante per i futuri interessi petroliferi delle famiglie nella Sicilia orientale.

Tra l’altro le risorse di idrocarburi e petrolio sono state oggetto di una simpatica polemica a distanza tra Camilleri, da sempre contrario alle trivellazioni estrattive, e Cappellani che invitava il suo “zione” a ricredersi.

Sicilian Tragedi è una parodia della mafia ma anche della politica: la figura dell’assessore di San Giovanni La Punta e di quello della Provincia, impersonate da un versatile Mimmo Mignemi, è una caricatura delle piccolezze dei politicanti locali, che intendono sviluppare il turismo etnico, cioè quello dell’Etna (come afferma compiaciuto l’assessore), piuttosto che il teatro.

Le due famiglie mafiose non hanno fatto i conti con la volontà della ragazza di rimanere single e con Cosa nostra palermitana, il che provocherà un regolamento di conti con relativo spargimento di sangue. Sullo sfondo vengono rappresentate feste simil-aristocratiche, amori gay e diatribe familiari. Tutto condito con qualche “minchia” detto qua e là, che però suscita sempre il desiderato effetto comico senza scadere nella volgarità.

Altro tema della rappresentazione è il tentativo, da parte di un regista estroso, di mettere in scena Shakespeare in chiave dialettale. Tentativo che susciterà non poche risate, grazie alla vis comica di Gino Astorina.

Ottavio Cappellani riesce a sbeffeggiare tutte le convenzioni dell’alta società, della malavita e della politica con intelligenza: capacità rara tra tutti gli scrittori isolani.

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