Teatro, al Nuovo Montevergini in scena Abitare Palermo
Sarà in scena fino al 27 al Nuovo Montevergini Abitare Palermo, di Enrique Vargas e della sua compagnia Teatro de los Sentidos di Barcellona.
Con questa produzione, in collaborazione con il Napoli Teatro Festival e con l’assistenza scientifica della Fondazione Buttitta, Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia porta avanti il progetto di “Museo diffuso”, iniziato nel 2007 con l’obiettivo di creare una rete che riuscisse a metter insieme istituzioni culturali di diverse regioni, nuove realtà e progettualità del sistema dell’arte contemporanea in Sicilia e attività ed esperienze di respiro internazionale.
Dopo Barcellona, Lille, Napoli e Copenaghen, il drammaturgo e antropologo colombiano ha scelto Palermo. Lo spettacolo, infatti, è pensato, scritto e realizzato proprio per il capoluogo siciliano ed è il frutto di mesi e mesi di intensa vita cittadina, in cui Vargas e gli attori della compagnia, si sono fatti abitanti partecipi e, attenti esploratori metropolitani, sono andati alla scoperta di Palermo fino a “impadronirsene” e a metterla in scena.
Da Palermo a Palermo, potremmo dire, Abitare Palermo non è altro che il suggestivo viaggio di restituzione della città, della sua anima più profonda ai palermitani, un viaggio che ne riscopre l’identità antropologica che, nella poetica di Vargas, è molto altro e molto di più della sua semplice struttura architettonica.
Gli spettatori, in gruppi di massimo trenta persone, vengono, dunque, presi letteralmente per mano e accompagnati in un suggestivo e originale percorso sensoriale: basta lasciarsi andare ai tanti stimoli dell’allestimento scenico per godere di un’esperienza davvero coinvolgente che rimane impressa nella memoria con tutte le sue suggestioni, acuite dalla scelta del regista di bendare il pubblico, 'obbligandolo' per una parte dello spettacolo a far riposare gli ipercinetici occhi e a 'sentire' la realtà con le potenzialità degli altri sensi.
Dopo un primo momento di smarrimento, ci si accorge così di essere immersi in una Palermo vociante, brulicante di atmosfere, scrusci, odori, sapori intrisi della veracità dei rioni popolari, della Palermo vecchia, degradata, certo - invero, quella moderna, residenziale, con i palazzi alti, quella, per intenderci, della speculazione edilizia e del famigerato sacco, non se la passa molto meglio – ma autentica; ed è in questo cammino dentro e fuori la città e noi stessi che diventiamo con i nostri sensi protagonisti della performance teatrale, sollecitati dagli attori, dal contatto con loro, a fare nostra la domanda essenziale, da cui muove la sperimentazione di Vargas, su cosa sia una città.
Per scoprire che anche la nostra città, la vera Palermo, è un tessuto di rapporti umani, di legami tra individui, un insieme di valori, storie, simboli, contraddizioni che cementano una comunità e le danno un’identità e un sentire condivisi, esclusivi, unici per quel luogo e per quelle persone. Come sono uniche e irripetibili le vite di quella comunità, rappresentate in scena da una fitta trama di fili: un filo per ogni destino, quello stesso filo che ogni spettatore stringe in pugno alla fine dello spettacolo, simbolico ricordo di un’esperienza intensa ed emozionante
