Mignemi, Tosto e Fiorito ne "La brocca rotta"

Teatro, una brocca "popolare"

“L’opera più perfetta di Kleist”. Così Lukacs definiva quella che, prendendo spunto da un dipinto su di un vecchio vaso, diventava l’unico tuffo del drammaturgo tedesco nel mare dell’umorismo.

Un classico interpretato in mille lingue a partire dall’esordio del 1808. Sempre diverso, con itinerari che gli innumerevoli registi hanno inteso percorrere offrendo connotazioni più o meno personali. Quella curata da Nino Mangano e in scena al Musco di Catania presenta il marchio sempreverde della popolarità.

Lontani dal criticare un’interpretazione recitativa godibile, sobria e vivace, si delinea invece nella concezione globale della messinscena la scelta di un’atterraggio morbido, forse troppo, che rischia di far imboccare all’interpretazione collettiva la strada di un’eccessivo semplicismo.

Sembra volutamente tenersi in sospeso tra dramma, commedia e farsa. Sentiero azzeccato se solcato proprio su questo scritto di Kleist, ma che pecca per il non incalzare in maniera decisa nessuno dei tre generi.

Manca una forza caricaturale che avrebbe invece reso alcuni personaggi più vivi. Il codice linguistico strizza l’occhio al siculoide rendendo universale il messaggio principe della piece, ovvero la corruzione, il malcostume e gli abusi di potere attraverso il ricatto.

Così da un lato si sconfina dal microcosmo che lo sperduto villaggio olandese di Huisum teatro della vicenda rappresenta. Dall’altro però si smarriscono per strada i connotati che Kleist intendeva conferire in origine, ovvero quelli di uno spaccato realistico della vita rurale prussiana ottocentesca.

E trasferirli in un contesto nostrano, seppur contemporaneo all’originario, non conferisce un attestato di originalità. Questo semmai giova a sprigionare, quello si, un sapore di “buon tempo antico” e di vita patriarcale che accomuna tutte le realtà rurali dell’epoca.

Le soluzioni teatrali a far emergere questo connubio non sembrano però le migliori, mancando dentro la scena un collante etnografico che potesse rendere più profondo lo spettacolo.

La metafora guida dell’opera (la brocca rotta simbolo della verginità perduta) resta fin troppo timida per alzare la testa ed emergere.

Una brocca rotta meno popolare renderebbe miglior giustizia all’ “opera più perfetta di Kleist”.

blog comments powered by Disqus
Inizio pagina
Home  >  Cinema&Teatro