Un libro e un film per spiegare la questione meridionale

Un libro e un film per riflettere sulla crisi postunitaria del Sud, meditare sulla grande impresa risorgimentale dell'unificazione nazionale, sui nobili valori che incarna ma anche sui lati oscuri. Due lavori diversi e di diversa mano, tuttavia convergenti nel mettere a nudo il tortuoso processo di genesi dell'Unità d'Italia e fare piena luce sulla questione meridionale.

Il libro inchiesta "Terroni", firmato dal giornalista Pino Aprile e pubblicato da Piemme lo scorso mese di marzo, sarà presentato domenica 27 giugno alle ore 20 nel cortile barocco di Palazzo Platamone. Insieme all'autore interverrà il regista napoletano Pasquale Squitieri, da sempre attento alle tematiche evocate; alla presentazione del volume seguirà infatti la proiezione del film "Li chiamarono ... briganti!", scritto e diretto nel 1999 dallo stesso Squitieri, protagonista Enrico Lo Verso.

L'appuntamento è inserito all'interno di "4 chiacchiere in cortile", iniziativa nata dalla sinergica collaborazione tra il Comune di Catania-Assessorato alla Cultura e il Teatro Stabile di Catania. Per il contenuto artistico, civile e storico, la serata sarà aperta dai saluti e dalle riflessioni del presidente della Regione Raffaele Lombardo e del direttore dello Stabile Giuseppe Dipasquale.

Nel momento in cui il Paese si prepara a festeggiare i centocinquant'anni dall'Unità d'Italia, il conflitto tra Nord e Sud, acuito dallo scontro tra le forze politiche, pare aver superato il livello di guardia. Sorretto da una vasta documentazione storica, Pino Aprile in "Terroni" indaga sulle cause dell'arretratezza meridionale e sulle rivolte di popolo che si scatenarono nelle regioni del Sud in seguito all'avanzata dell'esercito piemontese.

Si legge nelle note che accompagnano il libro: "percorrendo la storia di quella che per alcuni è conquista, per altri liberazione, lo scrittore porta alla luce una serie di fatti che, nella 'retorica' dell'unificazione, sono stati volutamente rimossi e aprono un'inedita, interessante, a volte sconvolgente finestra sulla facciata del trionfalismo nazionalistico."

L'autore, pugliese doc, interviene con grande verve polemica in un dibattito dai toni sempre più accesi, per fare il punto su una situazione che si trascina da anni, con uno stile inconfondibile e caustico. "Terroni" è un'operazione di grande coraggio e una lettura imperdibile per tutti gli Italiani; un libro controcorrente, che aiuterà i lettori ad aprire gli occhi su uno dei periodi più controversi della nostra storia. Come osserva l'autore, "le due Germanie, pur divise da una diversa visione del futuro, dalla Guerra Fredda e da un muro, in vent'anni sono tornate una. Perché da noi non è successo?" La conclusione è che, se centocinquant'anni non sono stati sufficienti a risolvere il problema, vuol dire che non si è voluto risolverlo.

Capire come e perché il Meridione sia divenuto quello che è ancora oggi, costituisce allo stesso modo il motivo ispiratore del film "Li chiamarono ... briganti!", creazione di Pasquale Squitieri, regista venuto su col culto di Antonioni, e uno dei pochi a credere ancora in un cinema "impegnato".

È attraverso una sintassi decisa, personale ed emotiva, capace di proporsi con stile e pienezza narrativa, che Squitieri ha realizzato "il primo film che racconta la conquista del Sud da parte dei vinti". L'evento catanese ripropone una pellicola quasi introvabile, a suo tempo subito ritirata dalle sale cinematografiche, perché disertata dalla superficialità del pubblico e frettolosamente archiviata dai critici.

Meritava di più un'opera corale che presenta lacrime e sangue di un pezzo della storia italiana: la repressione delle popolazioni meridionali consumata all'indomani dell'Unità d'Italia. Nel ruolo del protagonista, il leggendario brigante Carmine Crocco, spicca l'attore siciliano Enrico Lo Verso.

Vero trait d'union tra "Li chiamarono ... briganti!" di Squitieri e "Terroni" di Aprile è, al di là della finzione artistica, lo scrupolo storico con cui è stata condotta la ricerca delle fonti, per la riscoperta di un passato che non sia osannato o, al contrario, condannato, in virtù di categorie precostituite naturaliter. Per una letteratura e un cinema che siano stimolo necessario al dubbio e al vaglio critico.

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