Vitalba Andrea

Vitalba Andrea, fuoco ardente di professionalità, bravura e simpatia

Durante una mattina d’ottobre, tra un sorriso e un caffè, incontriamo la nota attrice catanese Vitalba Andrea. L’intera intervista si svolge in un clima altamente informale, perché l’attrice si pone a noi con una semplicità disarmante e una contagiosa voglia di vivere.

Una persona positiva, piena di gioia e, probabilmente, chi nel mondo dello spettacolo la paragona ad una portafortuna non sbaglia. I suoi occhi grandi e scuri emanano tanta positività che contagia chi le sta accanto. Si ritrova a fare l’attrice per caso e sin dagli esordi i registi capiscono la bravura, il talento e la professionalità che la contraddistingue. Ha lavorato per il cinema, il teatro e la televisione.

In teatro l’abbiamo vista in opere come “ Le Trachinie”, “Pipino il Breve”, “Mastro Don Gesualdo”, “La Baronessa di Carini”. Il cinema l’ha subito amata; infatti dopo l’interpretazione di “Porte Aperte” e “Il Ladro di Bambini” per la regia di G. Amelio, con il quale si aggiudica per ben due volte il prestigioso Premio Sicilia Cinema come miglior attrice, inizia una lunga ascesa professionale in ambito cinematografico. Tra i tanti film in cui ha prestato la sua Arte sono da ricordare capolavori come “Pane e Tulipani”, “Malena”, “Il Ladro di Merendine”. In TV è stata la splendida mamma di Rino Gaetano a cui “Il Corriere della Sera” ha dedicato grandi elogi. L’abbiamo vista in fiction di successo come “Carabinieri”, “Distretto di Polizia”.

La sua grande preparazione artistica e professionale l’ha portata a lavorare con registi del calibro di Amelio, Tornatore, Cucchiara, Soldini, Sironi, Micol, Pugelli.

Numerosi i premi e i riconoscimenti ricevuti, ma nonostante un curriculum di tutto rispetto, degno delle più grandi attrici, non si è montata la testa ed è rimasta una donna semplice innamorata della sua terra. In questo clima di assoluta tranquillità ed amicizia iniziamo la nostra intervista.

Prima d’iscriversi alla scuola di recitazione di Umberto Spadaro del Teatro Stabile di Catania ha recitato in “Come si rapina una banca” messa in scena dal Teatro Azeta di G. Spampinato. Come capisce che la recitazione, il teatro diventeranno, con il passare degli anni, il suo progetto di vita?

“ Io non avrei mai voluto fare l’attrice. Sono timida anche se sembro spavalda. Un giorno Fortunato Musarra, autore teatrale, m’invitò nella sua compagnia per sostituire un’attrice all’ultimo momento. Io non volevo recitare e ho fatto “Come si rapina una banca” per gioco. Io da grande avrei voluto fare il medico. Appena ho capito che questo era il mio lavoro, ho fatto l’accademia , ho studiato, ho cercato di perfezionarmi e di andare avanti. Ho preso al volo il treno giusto. È importante prendere il famoso treno, subito, quando passa”.

Lei ha vinto il “Premio Sicilia”, fra i tanti, come miglior attrice per ben due volte e sempre per la regia di G. Amelio. Un grande regista che l’ha saputa guidare e indirizzare ad un’interpretazione di alto livello. Quanto conta il ruolo, l’apporto del regista per la carriera di un’attrice?

“Il ruolo del regista è importantissimo. Quando Amelio mi scelse, il mio ruolo era una posa, poi il ruolo crebbe un po’ alla volta. Il giorno della proiezione del film mi disse: “ ti ho fatto un regalo”. Guardammo insieme il film e vidi che c’era scritto il mio nome nei titoli di testa. Da allora ho sempre avuto il nome nei titoli di testa. Mi aiutò tantissimo lavorare con lui. Dalle mie interpretazioni con Amelio iniziò il mio percorso importante”.

La sua carriera è costellata da grandi soddisfazioni e grandi riconoscimenti. Il premio che le ha dato maggior soddisfazioni e che ricorda con maggior affetto, fra tutti, qual è?

“ Ho avuto diversi premi. Il più importante, forse, è Il Premio Sicilia”, ma preferisco i premi che ho vinto a casa mia come Aci e Galatea, L’ Amenano d’ Argento … . Quando sono a casa ho l’adrenalina a mille. L’odore della mia gente, i colori, i sapori della mia terra non li cambierei mai. Io voglio vivere qui quando non lavoro e voglio morire qui. La mia terra mi ha dato l’energia e tutto ciò di cui ho bisogno, per fare questo lavoro”.

Lei ha prestato la sua opera al Teatro, al Cinema, alla TV in quale ambito si sente più a suo agio? La vera Vitalba Andrea dove dà il meglio di se?

“Cerco di dare il meglio in tutti gli ambiti. Ricordo che quando eravamo a scuola il mio Maestro, De Martino, diceva che il teatro è pathos, interscambio. La risposta che si riceve dal pubblico è fondamentale, per lo svolgimento della rappresentazione. Il Cinema legge il pensiero. La macchina da presa prende e pretende di essere il tuo unico interlocutore. Teatro e Cinema sono due binari paralleli che non s’incontrano mai, ma camminano insieme. Non è facile fare il cinema, è più difficile di quanto si pensi e non è giusto che lo si consideri inferiore al teatro”.

Vitalba Andrea non solo attrice, ma anche insegnante: infatti Lei impartisce lezioni di dizione e articolazione. I giovani aspiranti attori si rivolgono a lei fiduciosi sperando di realizzare un sogno. Come aiuta a realizzare ciò e come spiega, a volte, se è il caso, di rinunciare a questo progetto?

“Parlare bene migliora la vita a prescindere dal lavoro che si fa. Durante la lettura capisco se una persona ha talento o meno. A volte spingo qualcuno ad andare avanti, a fare qualche scuola di recitazione; ovviamente dico loro di non aspettarsi nulla, ma è giusto che provino. È assurdo, però, che alcuni giovani pensino di parlare bene, per superare il concorso di velina o del Grande Fratello. Insegnando dizione e articolazione è consequenziale impartire dei fondamenti di comunicazione. Ho insegnato dizione e articolazione anche a dei politici”.

Lo stato, oggi, dà poco spazio al teatro e alla cultura. Cosa si dovrebbe fare, secondo lei, per rimediare a questa pesante mancanza delle istituzioni?

“C’ è chi ha deciso che tra tutti i teatri deve morire per prima il Teatro Stabile. Io direi, se proprio si devono dimezzare i fondi, d’iniziare con il Teatro Lirico, poiché molto più costoso e dispendioso del Teatro di prosa. Noi siamo stati l’unico Teatro con il bilancio in attivo, quando c’era Mario Giusti, in tutto il sud. Non si può far morire il Teatro; esso ha radici importanti per la nostra cultura. Il direttore attuale dello Stabile è una persona speciale. Abbiamo fatto l’Accademia insieme e so bene che persona splendida sia il dott. Di Pasquale. È una persona onesta. Da quando c’è lui gli abbonamenti sono aumentati. C’è una vera stagione teatrale allo Stabile come ai vecchi tempi”.

Un consiglio a tutti i giovani che vogliono intraprendere la strada del teatro a 360°?

“Io consiglio loro di cercare comunque un lavoro alternativo, perché con il teatro non ci sono tanti soldi. Con questo lavoro non si mangia, siamo in troppi. La meritocrazia non esiste più. Se ci fossero solo attori meritevoli il discorso sarebbe diverso”.

Prossimi impegni e progetti futuri?

“ Certo. Il prossimo impegno è un lavoro arrivato alla terza stagione, un lavoro itinerante per tutta Italia. Il mio prossimo lavoro è “Diceria dell’untore” con l’amico e collega Luigi Lo Cascio”.

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