A tu per tu con ... Rino Martinez

Sbarca sul web una nuova rubrica. A tu per tu...punta ad approfondire la vita di un personaggio attraverso un percorso che inizia da lontano. Oggi andremo a studiare Rino Martinez, cantante missionario che ci ha fatto emozionare con le dichiarazioni che ci ha rilasciato in esclusiva.

Come nasce in Rino Martinez il grande amore per la musica?

"L’amore per la musica è un dono quasi inspiegabile ma che ho coltivato fin da bambino ascoltando mia madre cantare e l’ascoltavo affascinato da questa voce melodiosa e successivamente capii che l’amore per la musica mi avrebbe permesso di cantare le verità e le emozioni della vita perché la musica aiuta a vivere e nel mio caso a testimoniare verità".

Che esperienza è stata quella che hai vissuto all'interno del collegio di San Rocco negli anni sessanta e in che modo ha contribuito a formare la tua grande personalità?

"Trovarsi catapultato a poco più di otto anni dentro le grandi camerate di un collegio, dove il rigore e la disciplina non fanno sconti a nessuno, è stato un trauma; lo è stato soprattutto perché ero un bambino vivace, amavo la musica, la libertà, dialogare con i miei piccoli amici e tutto questo mi fu impedito in vari modi. E’ vero ero un ribelle ma non sopportavo già da allora le ingiustizie !!! Devo ammettere che il collegio ha forgiato il mio carattere e mi ha reso meno vulnerabile e certamente più forte".

Come hai vissuto invece le esperienze del Festivalbar nel 1981 e del Festival di Sanremo nel 1982?

"Sono state esperienze meravigliose, uniche mi hanno permesso di girare il mondo, entrare in classifica i sette paesi europei con Caramella e partecipare al Festival di Sanremo, una vetrina internazionale ambita da tutti i cantanti del mondo. Ne avrei da raccontare e forse un giorno lo farò ma voglio tenere il ricordo più bello e cioè quello di avere vissuto intensamente una pagina della vita che mi ha permesso di realizzare sogni e progetti straordinari".

Quale è stato il percorso che ha consentito di far generare in te la vocazione del Cantautore missionario?

"Alla fine degli anni settanta scrissi diverse canzoni legate ai temi sociali e civili “Sono innocente“; “Droga”; “Affari, affari” etc…quando Pippo Baudo, durante una trasmissione televisiva a Catania, mi disse “Tu sei nato per cantare”, capii che dovevo affrontare con coraggio una scelta di vita che mi avrebbe dato soddisfazioni e comunque generato tante difficoltà. Un giorno, il Signore Gesù ha voluto che io mi occupassi gratuitamente di temi legati a fenomeni terribili come tossicodipendenza, pedofilia, bambini di strada e l’Africa una terra saccheggiata, dimenticata con i suoi bambini invisibili, con i suoi bambini di strada e bambini soldato e soprattutto con popoli in estinzione per i quali da tanti anni dedico tutta la mia vita, ma vorrei che giungesse un messaggio completo in quanto non ho mai abbandonato il mio impegno a favore dei nostri bambini italiani e le famiglie disagiate".

Hai sempre offerto il tuo grandissimo impegno al prossimo con grande umiltà e lottando per i bisogni di chi soffre veramente. Dove hai trovato questa immensa forza interiore?

"La forza è dentro di te, è qualcosa che deve necessariamente venire fuori, esplodere altrimenti non senso vivere, rischi di vivere una vita mediocre silenziosa – direi inutile. Se riesci a dare un senso alla tua vita è perché puoi esprimere i tuoi valori, i tuoi sentimenti e la voglia di donarti a quanti subiscono violenze, ingiustizie. La forza c’è o non c’è, la forza è una energia vitale che ti mette a dura prova ma che senza alcun dubbio ti gratifica quando un bimbo destinato a non farcela ti sorride perché con un gesto e l’aiuto di Dio, gli hai donato il bene più grande la dignità e spesso la vita".

Vuoi raccontarci un episodio particolare delle tue esperienze umanitarie che ricordi particolarmente e che ti ha segnato?

"Ne ho da raccontare tante, anzi tantissime e senza quella assurda retorica di cui si macchiano persone a volte ipocrite che parlano di diritti, pace, amore e poi sonnecchiano e non riescono a dare concretezza e quindi coerenza ad un ruolo ben definito!!! Posso ricordare - un bambino che salvai nel 2004 a Pointe Noire (Congo), Dieu Mercì - bambino di strada con alle spalle una storia terribile e tragica, una madre uccisa, durante la guerra, dai ribelli e lui che nel tentativo di scappare cadde sui binari mentre il treno passava tranciandogli il piede. Una suora Salesiana mi disse: “Rino – ti prego vai a cercare questo bimbo, è molto intelligente, buono ma solo, tanto solo, subisce violenze ogni giorno…aiutalo. Andai con i miei collaboratori a cercarlo e senza demordere un solo attimo dopo circa 60 minuti lo individuai insieme a tanti altri piccoli angeli, erano sul ciglio di una strada non asfaltata, e da allora con l’aiuto di padre Aimé Mobwete, seppure con grandi difficoltà, lo feci adottare da una famiglia Africana stupenda. Oggi, Dieu Mercì è un bimbo felice".

Anche la Nazionale Cantanti non ti ha fatto mancare il suo sostegno. Sicuramente un bel riconoscimento da parte dei tuoi colleghi?

"E’ vero, la Nazionale Italiana Cantanti, da circa due anni mi è vicina e segue con grande attenzione le mie missioni umanitarie. Senza l’apporto determinante di questi meravigliosi artisti e del suo direttore generale Gianluca Pecchini, noi di “Ali per Volare Onlus”, non avremmo potuto realizzare le ultime missioni in Congo così pure Stefania Petyx (Striscia la notizia); pertanto mi auguro che la collaborazione di Enrico Ruggeri, Paolo Vallesi, Neri Marcoré, Luca Barbarossa, Marco Masini e tanti altri non manchi, perché è bello sentirsi amati, stimati e posso solo dire che presto ci saranno delle significative novità che ci vedranno insieme per questa battaglia di civiltà e amore per i popoli dimenticati della terra, perché la vita è bella se la vivi intensamente donandoti con sincerità agli invisibili della terra".

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