Recensioni, Angeli e orchi

Storie vere, forti, venute fuori dalla penna di un uomo che ne vive quotidianamente i drammi. Nicolò Angileri è un poliziotto della sezione minori di Palermo: insieme alla giornalista Raffaella Catalano ha voluto raccogliere alcune delle tristi vicende di pedofilia che si è trovato a fronteggiare.

Un collage di racconti, un puzzle di volti che prende corpo con lo scorrere della lettura.

I piccoli protagonisti hanno nomi e cognomi, non sono frutta della fantasia. Tutti portano addosso un fardello pesantissimo: l’aver subito abusi sessuali. Storie che si consumano trasversalmente a tutti i livelli della società. Famiglie benestanti e gente povera. La Palermo che fa da sfondo ai racconti potrebbe essere il mondo intero. La narrazione è condotta con linguaggio semplice, col risultato di sbattere con irruenza dinanzi gli occhi del lettore quella che può tranquillamente definirsi una piaga sociale: la pedofilia.

Angileri non travalica mai il gusto del raccapricciante, ma fa intuire bene l’inenarrabile che le vittime hanno subìto. Il poliziotto tende a vestire, al di là della divisa d’ordinanza, i panni della gente comune. Con l’umanissimo carico di reazioni quando si trova a quattr’occhi con gli ‘orchi’: ribrezzo, odio, forte imput alla violenza fisica, nel primordiale istinto di voler fare giustizia da solo, riscattando le violenze commesse su chi è indifeso. Non a caso l’autore sottolinea più volte, oltre l’aspetto professionale, anche il suo essere padre e marito.

Il suo affrontare con cadenza quasi quotidiana storie di pedofilia. Lo spirito di gruppo che si crea con i colleghi, una vera e propria squadra sensibilissima al problema. Tutto ciò concorre a portare la questione sotto gli occhi di tutti. Cerca di allontanare l’abitudine di sentirsi sì vicini ai drammi degli altri, di provar sì pena per le piccole creature violate, ma continuando a considerare l’orrore come qualcosa di lontano, che comunque non ci appartiene perché non ci riguarda direttamente.

‘Angeli e orchi’ non contiene ragionamenti sociologici, non prova a capire nel profondo cosa c’è dietro ad atti terribili come quelli dei pedofili. E’ vero che traspaiono realtà difficili di famiglie distrutte, di povertà, o di totale assenza di dialogo tra genitori e figli. Ma ad essere sbattuta con forza è la gravità e mostruosità della pedofilia, premendo sul nervo scoperto di chiunque legga: genitori, assistenti sociali, psicologi, e perché no anche gli stessi bambini, gli ‘angeli’.

Un libro che, più che riflettere, fa riflettere chi lo legge. Gioca con l’impossibilità di restare impassibili. Vuole tracciare un piccolo ma significativo solco non verso la diffidenza totale nei confronti di chiunque, ma verso il saper mettersi in guardia.

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