Belpasso: emozioni con i due atti unici di Verga proposti dalla Brigata d'Arte

Un realistico e coinvolgente affresco di una Sicilia che seppur appartenga ormai al passato lascia intravedere usi e costumi ancora immanenti nell'odierna società. Vibranti e drammaticamente affascinanti i due atti unici di Giovanni Verga, "La caccia al lupo" e "Cavalleria Rusticana", proposti dalla Brigata d'Arte nello scorso week end sul palcoscenico del teatro Nino Martoglio di Belpasso, nell'ambito della stagione 2011/2012 che si concluderà domenica prossima al teatro Metropolitan di Catania con "La scuola delle mogli" (sulla scena Enrico Guarneri e Patrizia Pellegrino).

Con la sapiente ed attenta regia di Mario Sangani, il sodalizio artistico ha letteralmente catturato ed avvinto il numeroso pubblico intervenuto, rendendo tangibile il pathos che caratterizza i canovacci, due delle icone del verismo verghiano. E' il popolo, con tutte le sue passioni, le sue ipocrisie e le sue credenze che assurge al ruolo di protagonista. Contadini e pescatori, i noti "vinti" del ciclo di Verga: sono queste le classi subalterne che prendono il posto della ricca borghesia tanto nella letteratura che sul palcoscenico teatrale.

Ne "La caccia al lupo" il triangolo amoroso tra Lollo, Mariangela e Bellamà ha regalato allo spettatore emozioni e sussulti dell'animo senza soluzione di continuità. Rosario Minardi, nei panni del marito tradito, Giovanna Criscuolo, nelle vesti della moglie fedifraga, e Carmelo Cannavò, l'attraente amante, sono riusciti a trasmettere sensazioni e stati emozionali attraverso le loro intense e passionali interpretazioni. La rabbia e l'onore violato di Lollo, le menzogne e le paure di Mariangela, i timori e l'orgoglio di Bellamà trovano il loro apice nel cruento e sanguinoso finale. A rendere ancor di più coinvolgente la trama hanno contributo le scenografie di Carmelo Miano, i costumi di Carmela e Rosamaria Rinaldi, gli effetti audio e luci curati da Moon Light di Riccardo Nicoloso.

Altrettanto coinvolgente è risultato "Cavalleria Rusticana", atto unico caratterizzato anch'esso dal "tradizionale" intreccio amoroso che si conclude con un bagno di sangue. Ad interpretare il ruolo dell'amante Turiddu Macca ancora una volta Carmelo Cannavò con la sua intensa espressività mentre nei panni del marito tradito Alfio il Licodiano si è riproposto Rosario Minardi con la sua sempre puntuale e drammatica interpretazione. Oggetto del contendere dei due rivali sono le grazie di Gna' Nunzia (Rosy Pellegrino), donna sola che al cospetto di un marito sempre errante si "consola" con un aitante contadino promesso sposo, o quasi, di Santuzza (magistralmente interpretata da Valentina Ferrante).

A fare da contorno alle vicende amorose dei popolani sono la Gna' Nunzia (Orsola Gigliotti), madre di Turiddu, lo stalliere Brasi (Salvo Scuderi) con la moglie Camilla (Iolanda Fichera), la zia Filomena (Raniela Ragonese) e Pippuzza (Barbara Botta). Suggestivi i canti proposti dalla Corale Canticum Vitae, diretta dal Maestro Salvo Signorello con musiche di Pippo Caruso, che scandiscono e accompagnano il succedersi delle scene.

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