Enosimposio 2013: il vino siciliano deve puntare sull'identità territoriale

Tra passato e presente ma con lo sguardo rivolto al futuro, alle nuove sfide che l’universo vitivinicolo, ormai globalizzato, propone ogni giorno. Numerosi, e tutti stimolanti e suggestivi, gli spunti di riflessione scaturiti in occasione della 19° edizione dell’Enosimposio di Sicilia, impeccabilmente organizzato dalla locale sezione di Assoenologi, andato in scena all’Arenella Resort di Siracusa. Un appuntamento divenuto un saldo punto di riferimento per tutti gli addetti ai lavori. Un intenso weekend, dedicato al vino, alla ricerca scientifica ed alle analisi di marketing per aiutare gli enologi siciliani a valorizzare i propri prodotti, assecondando le indicazioni provenienti dagli odierni trend di mercato.
Puntare sull’identità territoriale, sulla biodiversità e sulla comunicazione, sostenendo i giovani che si avviano ad una professione, come quella dell’enologo, tanto affascinante quanto complessa: sono solo alcuni degli obiettivi posti dai numerosi relatori che si sono succeduti.
A fare gli onori di casa il neo presidente dell’associazione, l’enologo Giacomo Manzo, che ha sottolineato l’importanza di un incontro capace ogni anno di riunire un gran numero di enologi siciliani, esperti del settore, docenti universitari, tecnici, specialisti di comunicazione e di marketing.
La prima giornata di lavori, moderata dal dott. Lucio Monte, dirigente responsabile ATS dell’Irvos (Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia), è stata dedicata proprio alla figura dell'enologo e alle sfide che lo attendono. "L'enologo non è più il semplice tecnico di cantina che vinifica l’uva. E' il protagonista dell'intera filiera vitivinicola, dalla coltivazione della vigna alle operazioni di cantina, dalla vendita alla comunicazione. Deve conoscere il suo territorio, le regolamentazioni europee, le leve di marketing, la soggettività sensoriale del consumatore. E' al centro del mondo vinicolo e il vino è il mezzo più efficace per la comunicazione del nostro territorio e della nostra cultura. Quello che dobbiamo fare è unire le forze, comunicarlo e continuare a fare ricerca. E soprattutto, dobbiamo riservare maggiore attenzione ai giovani" ha dichiarato il Presidente Giacomo Manzo ad inizio lavori.
Il dott. Antonio Pulizzi, tecnico vinicolo delle Cantine Colomba Bianca, ha parlato dello “Studio delle potenzialità del territorio attraverso innovativi metodi di monitoraggio”, illustrando il progetto, portato avanti dalla realtà aziendale isolana, che prevede l’utilizzo di dati raccolti tramite mappe e Gps per aiutare il viticultore a capire come meglio comportarsi in vigna.
Il dott. Filippo Buttafuoco, tecnico delle Cantine Settesoli, ha invece condiviso la sua esperienza di studio, soffermandosi sul tema de "Lo Chennin Blanc in Sicilia", cultivar minoritaria nel panorama viticolo siciliano su cui, però, la cantina ha deciso di puntare.
Di andamento del mercato mondiale ha parlato l'enologo Christian Scrinzi, direttore enologico e di produzione del Gruppo Italiano Vini, di cui fa parte l'azienda siciliana Rapitalà. “Il mercato - ha detto Scrinzi, dopo avere illustrato i dati sulla produzione e sul consumo di vino in diversi Paesi del mondo - diventa sempre più regionale, sia in ambito domestico che internazionale: il consumatore conosce ed identifica perfettamente le zone. Ciò condiziona le tipologie dei prodotti da vendere. Per imporsi, il vino siciliano deve cambiare pelle. Bisogna proporlo con una connotazione fortemente siciliana”.
La dottoressa Francesca Salvia, responsabile della segreteria tecnica organizzativa dell'Organismo di Controllo Irvos, è intervenuta sul "Ruolo dell’Irvos nella tracciabilità dei vini Dop e Igp siciliani” spiegando l'iter necessario per ottenere la relativa certificazione. “Nel 2013 sono già state rilasciate 453 certificazioni per un totale di 168mila ettolitri, - ha sottolineato la dott.ssa Salvia - moltissime le richieste per la Doc Sicilia”.
La dottoressa Alida Milazzo, laureata in Viticoltura ed Enologia, ha infine esposto il suo studio su "Protocollo innovativo per la fermentazione naturale dei vini commerciali e loro monitoraggio microbiologico e chimico-fisico".
Al 19° Enosimposio è intervenuto anche l'Assessore regionale alle Risorse Agricole, il dott. Dario Caltabellotta, che ha ringraziato Assoenologi Sicilia per la riflessione collettiva che promuove con ogni Enosimposio. "Da tempo - ha detto l’assessore - sosteniamo l'importanza dell’internazionalizzazione. La nostra conoscenza del prodotto adesso va proiettata su nuovi mercati. Dobbiamo sfruttare la grande percezione che la gente ha della Sicilia mettendo al primo posto la genuinità e la forza del prodotto".
La seconda ed ultima giornata di lavori, moderata dal professore Giancarlo Moschetti, Presidente del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia con sede a Marsala, è stata invece incentrata sul tema dell’identità territoriale e della biodiversità.
Il dott. Vito Falco, del Centro per l'innovazione della filiera vitivinicola Ernesto del Giudice della Regione Sicilia, ha illustrato i risultati della ricerca sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani svolto dallo stesso centro negli ultimi 10 anni. Il dott. Falco si è soffermato sullo studio della biodiversità, con particolare riferimento al Nero D'Avola, su selezione clonale e relazioni genetiche delle varietà siciliane con i vitigni del resto d'Italia.
A proposito di identità siciliana, l'Enosimposio ha deciso quest'anno di dedicare spazio ad uno dei brand siciliani di maggiore forza: il vino Marsala. L'enologo Enrico Stella, responsabile del comparto "Marsala" dalle Cantine Pellegrino, ha fatto le proprie considerazioni su "Marsala: ieri, oggi e domani". Sul tema si è soffermato anche l'enologo dell’Irvos Giuseppe Genna che ha parlato de "Il legame del vino Marsala con il suo territorio". Genna ha illustrato un progetto avviato nel 2010 dall'Irvos e legato ad un'attività di sperimentazione pluriennale che ha come obiettivo il miglioramento dei vini della Doc Marsala e lo studio dei vitigni storicamente utilizzati.
A chiudere i lavori del 19° Enosimposio, infine, una riflessione dell'enologo della Cantina Donnafugata, Antonino Santoro, dedicata ad un altro liquoroso di grande fama: il Passito di Pantelleria, straordinario esempio di viticoltura eroica, la cui produzione richiede un lavoro quasi esclusivamente manuale, con elevati costi di produzione, ma che rappresenta anche un importante esempio di sostenibilità.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con l'Assessorato Regionale Risorse agricole ed alimentari, con l’I.R.V.O.S - Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia, con il corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dell'Università di Palermo, con l'Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “Abele Damiani” di Marsala.

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