Intervista ad Alessio Puleo, autore de “La mamma dei carabinieri”
Siciliatoday incontra Alessio Puleo, talento emergente del panorama letterario siciliano e autore del fortunato romanzo “La mamma dei carabinieri”. Tratto dalla storia vera di Domenica Lupo, anziana signora palermitana con un posto tutto speciale nel cuore dei carabinieri, il libro è stato definito caso editoriale dell'anno 2009, e mantiene tuttora un gran successo di vendita.
La sua storia nasce dall'incontro con la signora Domenica Lupo, attualmente novantaquattrenne, quando lei era un giovane carabiniere di guardia presso la casa della famiglia Borsellino, ormai dieci anni fa. Cosa l'ha incuriosita tanto di questa donna da spingerla a scoprirne la storia?
Sono rimasto colpito dal suo modo di comportarsi, dal suo passare 18 ore al giorno davanti alla casa dei Borsellino per “accudire” i carabinieri di guardia, e sopratutto dalla sua generosità. In fin dei conti la signora Lupo viveva di una piccola pensione, che spendeva tutta per noi. E bisogna dire che le sue attenzioni ci erano di gran conforto. Si trattava comunque di ragazzi che vivevano lontani dalle famiglie e dagli affetti, intimoriti dall'idea di altri possibili attentati dinnanzi casa Borsellino. Il suo affetto materno, in questo servizio di guardia abbastanza delicato, era per noi una consolazione.
Lei è attualmente in contatto con la signora Lupo?
Si la sento o la vado a trovare spesso, ci lega ormai un certo affetto. Si informa sempre su di me, indicandomi come “mio figlio Alessio”.
Come si è instaurato questo rapporto speciale tra voi due? E quanti incontri le sono serviti per ricostruirne la storia?
Durante l'anno di servizio me la sono per così dire “lavorata” cercando di capire cosa ci fosse dietro tutto quel suo affetto e quella dedizione verso l'arma dei Carabinieri. Lei in principio era reticente, cominciava a raccontarmi qualcosa ma poi subito cambiava discorso. E questo mi portava ad essere ancora più incuriosito! Durante quell'anno ho potuto scoprire solo alcune parti della sua storia, ma la vera ricostruzione è avvenuta dopo il congedo. Ho preso a farle visita ricorrentemente, l'ho aiutata a mettere in ordine i ricordi un po' annebbiati dal tempo, e ho cercato di conquistare la sua fiducia. Di questo in fin dei conti si trattava, aveva bisogno di fidarsi di me.
“La mamma dei carabinieri”, romanzo di gran successo e definito “caso editoriale del 2009”, è stata la sua prima esperienza creativa?
La prima esperienza “concreta” si può dire, ma scrivo da quando avevo quindicianni e recito a teatro da sempre. Tra i quindici e i diciassette anni ho persino scritto una sceneggiatura, poi passata a romanzo, intitolata “Il mio cuore ti appartiene”. La storia è quella di un amore giovanile legato alla tematica del trapianto di organi. Alcuni produttori se n'erano al tempo interessati e mi contattarono, ma non avevano sufficienti fondi per lanciarlo e probabilmente non se la sentivano di investire su un ragazzino. Adesso, ironia della sorte, dopo il gran successo del “La mamma dei carabinieri” sono tornato su quel romanzo che avevo lasciato nel cassetto, l'ho ripreso con la maturità acquisita ovviamente in questi anni, ed uscirà come mio secondo romanzo, con l'introduzione di Federico Moccia e con molte probabilità con il patrocinio dell'Aido, l'associazione italiana per la donazione di organi, che pare essere rimasta molto soddisfatta della lettura. Questo mio primo romanzo mi ha dunque aperto la strada.
Quando è prevista l'uscita di “Il mio cuore ti appartiene”? Ed è anch'esso ispirato ad una storia vera?
Si, si ispira anche questo a fatti realmente accaduti. Uscirà non appena si esaurirà la scia del successo della “Mamma dei carabinieri”, al momento preferisco impiegare le mie energie nell'attuale romanzo"
Anche per quanto riguarda “La mamma dei carabinieri” però dovrebbe esserci ancora qualche progetto in cantiere. Si legge che anche in questo caso la prima stesura fosse in forma di sceneggiatura, e che successivamente si sia deciso a mutarla in forma letteraria per insufficienza di fondi del progetto, passaggio operato con l'aiuto di Filippo Vitale. Come ha conosciuto e quanto l'ha aiutata Filippo Vitale? E il progetto cinematografico è stato accantonato o c'è ancora?
Filippo è un mio carissimo amico, è un poeta con grandi doti letterarie che vive attualmente a Padova, e che mi è stato davvero di grande aiuto. Per quanto riguarda il progetto iniziale no, io non l'ho mai abbandonato. Purtroppo sin dall'inizio si è prospettata l'idea di una produzione molto costosa, per cui ovviamente non si sono trovati fondi disponibili. Quello che avevo in mente io era un film per il cinema ambientato nella Palermo degli anni '30, e quindi una pellicola in costume, non una cosa semplice, soprattutto se si vuole un prodotto di qualità. Il progetto è ancora in cantiere, e adesso c'è chi se ne sta interessando. Ma il soggetto sembra adattarsi meglio ad una fiction televisiva che ad un prodotto cinematografico.
Rita Borsellino cita Baricco nella prefazione del suo libro, scrivendo “Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”. Secondo lei, cosa ha significato per Mimma custodire questa storia tanto a lungo per poi raccontarla, attraverso lei, a tutti i lettori?
Innanzitutto questa è una storia che lei non ha mai pensato di raccontare, e che non ha raccontato neanche a me dapprincipio. Oggi ha capito che renderla nota le ha dato la possibilità di regalare una speranza. La speranza che dopo un vissuto tanto crudele e sofferto si possa continuare a volere bene, si possa dare tanto amore anziché serbare rancore e rabbia.
Questo può rappresentare una sorta di lieto fine quindi, anche se davvero a lungo raggio.
Si, in un certo senso lo è.
In che rapporti è con la famiglia Borsellino?
Ho conosciuto Rita Borsellino grazie al romanzo, ed è una persona davvero meravigliosa, dolcissima. Anche Manfredi ha letto il libro e ne è rimasto soddisfatto, soprattutto perché lui è molto affezionato alla signora Lupo.
Quanto è fedele il romanzo alla biografia di Mimma? Nel programma “E la chiamano estate” questa ha dichiarato di essere stata violentata dal suo rapitore, cosa che nel romanzo è assolutamente negata, ed anzi è punto chiave nella storia il suo non essere stata violata.
Devo dire che quell'intervista ha lasciato perplesso anche me. E' stata la prima volta che Mimma ha rilasciato una simile dichiarazione, nei suoi racconti ha sempre fermamente negato che il rapitore fosse riuscito a violarla. Non so cosa dire perché sono rimasto sorpreso anch'io, non so se questo sia nato dalla confusione dell'età, dal non volerlo rivelare inizialmente o da altro. Per il resto la storia, nei suoi punti cardine, è assolutamente fedele a quanto mi è stato raccontato. Eccetto per la bella sorpresa finale dell'eredità, che non è realmente arrivata a Mimma ma che è stata una scelta narrativa voluta sia da me che da Filippo Vitale per una più degna conclusione della vicenda.
E Giovanni Tagliarini, il grande amore di Mimma, è tornato davvero da lei? Questo lieto fine c'è stato?
Si, lui è tornato, e devo ammettere che ogni volta che mi è capitato di rivedere questa parte del romanzo mi sono emozionato. E' un ritorno di un romanticismo straordinario, e c'è stato davvero. Poi nella realtà non si è saputo più nulla di lui, una volta rientrato a Roma. Ma considerando l'età che attualmente dovrebbe avere si può immaginare che non ci sia più.
In questo romanzo c'è tanta sicilianità, in tutte le sue forme. Si parla del silenzio siculo, fatto di affinità e intesa ma anche di omertà e onore; si parla dell'amore dei siciliani per tutto ciò che è bello; del matriarcato ellenico-siculo e dell'importante e complesso ruolo femminile; si parla di mafia, ma per una volta senza sfruttarne la componente tradizionale che tanto affascina pubblico e lettori. Quanta Sicilia è rimasta oggi di tutta quella raccontata in questo romanzo, secondo lei?
Tante cose sono rimaste, ed altre per fortuna svanite. Il silenzio dell'omertà comincia fortunatamente a dissolversi, mentre quello più intimo, dell'intendersi senza parole, c'è ancora. Noi ancora apprezziamo il bello più degli altri a mio parere, siamo aperti, socievoli, solari, anche dinnanzi a chi ci tratta con distacco e pregiudizio. Per quanto riguarda le donne e la loro arte nel sapersi sacrificare interamente per gli altri, per quell'onore che è poi il perno del romanzo, come ha fatto Mimma, anche questo in un certo senso è svanito. E meno male. E riguardo alla mafia no, è vero, nella mia storia non ha nulla di affascinante. Si mostra per com'è, nella sua cruda ingiustizia.
